I GRANDI MAESTRI
 
L'antico segreto della semplicità

In quel pomeriggio d'aprile 1984 il Presidente della Repubblica Pertini avrebbe inaugurato ufficialmente la sessantaduesima edizione della Fiera Campionaria, ma diverso era il motivo della mia venuta a Milano. Mi dovevo incontrare con Domenico Purificato per un'intervista che mi aveva fissato in una di quelle giornate che lo riportavano da Roma in Lombardia, nella città alla quale restava legato da innumerevoli ricordi. Ho sempre ammirato i suoi quadri, quei ritratti di umili donne dagli sguardi sereni o di pacati contadini dall'aria mesta, ma depositari di un antico segreto, il segreto della semplicità, di una dignità del vivere conquistata con la fatica di un onesto lavoro e nella speranza di un domani migliore. Via Senato è fra le più eleganti di Milano e nell'omonima galleria d'arte lo avrei incontrato nel pomeriggio. Alle 16,30 in punto vidi entrare Purificato sulla soglia della galleria Senato mentre chiedeva alla direttrice, signora Castellani, se io fossi arrivato puntuale. Seduti nella stanzetta attigua alla sala principale, gli domando come sia cambiato, a suo parere, il mercato artistico negli ultimi anni? "E' molto cambiato… un tempo i rari collezionisti rincorrevano l'opera preferita per arricchire la loro collezione. Oggi, viceversa, ci si lascia spesso influenzare dalla seduzione del denaro ed anche a me capita - lo confesso - di produrre per esigenze commerciali senza quella profonda ispirazione che vorrei cogliere sempre quando realizzo le mie opere. Picasso, De Chirico hanno progettato i loro capolavori nei momenti di maggior fame".Mentre mi parla di un cappotto liso di De Chirico quando dipingeva le sue stupende invenzioni metafisiche, osservo il suo atteggiamento da gentiluomo, l'elegante affabilità dei modi e ascolto quella voce un po' nasale che non tradisce alcuna inflessione. Gli chiedo se le quotazioni di un artista rispondono ad onesti criteri di valutazione oppure se risentano di manovre speculative che influenzano, per eccesso o per difetto, il prezzo di un quadro? "Le quotazioni di solito rispondono a criteri oggettivi di valutazione, sebbene siamo nelle mani dei mercanti d'arte. C'è però il mercante che tratta l'opera di qualunque artista, anche dei più grandi, come una merce qualsiasi da cui trarre profitto e, viceversa, c'è chi ama i quadri che vende per una precisa convinzione estetica cercando di imporli con stile e competenza. Non c'è dubbio che firme oggi famose abbiano fatto ricorso a tante 'risorse': la donna, per esempio, a volte è stato un mezzo importante, la politica… e tutti quegli espedienti che hanno potuto giovare a diffondere la propria immagine".Al di là della porta giungono impercettibili le voci di alcuni visitatori venuti per la mostra di Guttuso allestita in quei giorni. Non posso fare a meno di pensare alla diversità che separa il realismo esasperato del maestro siciliano, i suoi nudi discinti dalla tenerezza dei volti femminili di Domenico Purificato: volti di donna da cui traspare una disarmante umiltà, la serena accettazione dell'esistenza quotidiana con i suoi dolori e le sue rinunce. Gli domando se c'è rassegnazione nella malinconia di quegli sguardi, nell'atteggiamento dimesso dei suoi soggetti? "I miei modelli vengono dalla terra dove sono cresciuto, quella Ciociaria marittima dove l'arancio fiorisce - come direbbe Goethe - anticipando gli aranceti calabresi e siciliani. Da ragazzo, al mio paese, sono stato a contatto con l'umanità degli operai, dei contadini, gente onesta che la malaria e l'immensa fatica hanno invecchiato anzitempo: questa gente mi ha ispirato, poiché ognuno di noi si porta dentro il carattere della propria terra… ma i drammi non hanno incrinato la speranza e, per questo, i miei personaggi non sono dei 'vinti', non c'è rassegnazione in loro ma l'accettazione consapevole e dignitosa della propria condizione, la fiduciosa certezza in un domani migliore. Certo, gli atteggiamenti di quei contadini, di quei pescatori sono umili e dimessi, ma sono costoro che possiedono uno straordinario segreto, il segreto della semplicità e della comprensione fra gli uomini: io mi sono sempre battuto per questi valori, credendo che l'Arte non debba esprimere l'angoscia esistenziale, ma i significati migliori del vivere al di là del tempo, anche dei brutti tempi come quello attuale".Nel domandargli se ritiene di avere qualche debito verso i grandi del passato, la voce gli si incrina per un istante quando confessa che "non basterebbe né questa, né un'altra vita per togliermi il debito che ho verso i grandi dell'antichità i quali non trascuravano, come si fa adesso, nessuna delle componenti di un dipinto e consideravano la pittura come qualcosa di completo nel soggetto, nel disegno, nel colore, nella composizione. Oggi c'è molta sciatteria". Ma ci sono anche molti artisti validi, sperduti nell'immensa provincia italiana e di cui nessuno parla? "Io mi sono sempre impegnato per i giovani di valore e nei miei quarant'anni di insegnamento li ho esortati a trovare una loro fisionomia pittorica, a farsi un proprio stile: purtroppo c'è una tale pletora di pseudo-artisti che diventa difficilissimo emergere se non ci si affida alla forza di propaganda di cui si è capaci". A questo punto il discorso scivola sul problema scottante della falsificazione, piaga ineludibile del mondo artistico. Chiedo se ha mai scoperto dei falsi Purificato? "Anch'io non sono sfuggito a questa perfida macchinazione, ma la maggiore responsabilità l'attribuisco non tanto ai falsari, perché di gente disonesta ce n'è in tutti i settori, quanto a coloro che acquistano osceni rifacimenti a prezzi irrisori, credendo magari di concludere ottimi affari. Ho visto quadri a me attribuiti così indegni nella fattura che sarebbe bastato all'acquirente averne osservato uno autentico per rendersi conto che lo stavano truffando. Dagli imbrogli ci si può difendere acquistando da persone serie e competenti, diffidando degli sconti eccessivi sulle reali quotazioni di mercato".Il tempo è passato rapidamente, Milano si accinge ad accendere le prime luci della sera. Purificato non dà segni di stanchezza o insofferenza, continua parlare con cordialità. Giunti alla fine del nostro incontro domando se c'è qualcosa che non rifarebbe più e cosa vorrebbe ancora realizzare? "Sono stato sempre sincero con me stesso ed anche se ho commesso degli errori l'ho fatto in buona fede; gli errori fanno parte della vita, dell'esperienza di ciascun uomo. Cosa vorrei ancora fare? Tante cose. Vorrei soprattutto avere la possibilità di portare a termine solo opere profondamente 'sentite'. Ma talvolta, le confesso sinceramente, mi vedo costretto a produrre senza quell'intima partecipazione, quell'entusiasmo che ripongo di solito nei lavori più rispondenti alla mia volontà, ai miei interessi… alla mia ispirazione".
Si concludeva così l'intervista, con la schiettezza di quelle parole che testimoniavano il desiderio di portare a termine le opere che amava di più. Sei mesi dopo sarebbe morto all'improvviso, senza clamore… con la discrezione di sempre.
Passammo gli ultimi dieci minuti del nostro incontro al bar, a prendere un caffè che non volle in alcun modo farmi pagare. Fu l'ultima volta che vidi Purificato.




"Siamo nelle mani dei mercanti d'arte…"

Domenico Purificato (1915-1984)

Donna con gallo

Volto di donna

"Dagli imbrogli ci si può difendere…"

Natura morta

"I miei personaggi non sono dei vinti…"

"La fiduciosa certezza in un domani migliore…"

"Fu l'ultima volta che vidi Purificato"
 
 
 

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