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FU
UN BUON INVESTIMENTO?
La
tradizione della stampa artistica parte dal Rinascimento e
attraversa i secoli sino ai giorni nostri, raggiungendo la
sua massima diffusione nel corso degli ultimi quarantanni.
Quasi tutti i grandi pittori e scultori del 900 si sono
cimentati con la Grafica numerata realizzando spesso
veri e propri capolavori dellincisione oppure elaborando
matrici litografiche e serigrafiche su cui stampare una serie
limitata di esemplari firmati su ciascun foglio. In tal modo
lintera tiratura diventava, nel suo genere, unopera
darte irripetibile per lavvenuta distruzione
delle lastre originali che ne avrebbe impedito per sempre
la ristampa a qualsiasi titolo ed in qualsiasi modo.
Alcuni fogli a volte sono entrati nella storia dellarte
ed in quella dei record assoluti come ad esempio
lacquaforte di Picasso del 1904 dal titolo Pasto
frugale che detiene ancora il primato mondiale di vendita,
per un multiplo su carta, con 1,18 milioni di dollari. Per
larte antica carissime sono sempre state le incisioni
di Durer, Rembrandt e Tiepolo; rare e costose le litografie
ottocentesche di Toulouse-Lautrec; nel 900 molto ricercate
sono le opere grafiche di Braque, Chagall e Mirò, le
serigrafie di Andy Warhol, Jasper Johns e Roy Lichtenstein.
In Italia resta imbattibile lalto valore commerciale
delle acqueforti di Giorgio Morandi e tra queste
il capolavoro del 1928 intitolato Grande natura morta con
lampada.
Il collezionismo italiano di Grafica numerata si era
diffuso e molto sviluppato negli anni Settanta e Ottanta,
con la progressiva rivalutazione finanziaria dei fogli comprati
in quel periodo e la certezza di aver realizzato un buon affare,
un investimento intelligente ed oculato. Tuttavia dalla metà
degli anni Novanta litografie, serigrafie ed acquetinte hanno
subito un progressivo ridimensionamento nellinteresse
collezionistico con conseguente stagnazione dei prezzi, rimasti
pressoché invariati nellultimo decennio. Ciò
costituisce in termini percentuali una perdita
sostanziale di valore in considerazione della svalutazione
monetaria che si è avuta nello stesso periodo, soprattutto
dopo il passaggio dalla lira alleuro.
Vanno ricordate le immancabili eccezioni inerenti gli artisti
stranieri già citati e di assoluta fama internazionale;
oppure le incisioni e litografie di alcuni pittori e scultori
italiani che si dedicarono alla stampa darte saltuariamente
o con attenta passione creativa sia nelluso di tecniche
raffinate che nella parsimonia esecutiva dei fogli realizzati.
Le motivazioni principali della crisi riscontrata nel mercato
della Grafica numerata vanno ricercate, in primo luogo,
nella responsabilità stessa dei grandi maestri che
a suo tempo accettarono salvo pochi casi di
abbandonare una stampa pregiata di tipo artigianale
con tirature contenute per passare ad una lavorazione delle
lastre meno accurata, anche attraverso l'uso di procedimenti
fotomeccanici che consentivano il moltiplicarsi sia degli
esemplari che dei colori adoperati col risultato di
ottenere una stampa artisticamente meno pregiata, ma più
gradevole ed attraente per la vasta platea di appassionati
che si accostava per la prima volta allinvestimento
darte.
Per tali motivi, nel corso degli anni, si è modificato
il concetto di opere grafiche originali,
essendo state molte di esse non più ideate e finite
dallartista a tale scopo, ma realizzate come sofisticate
riproduzioni litografiche, serigrafiche e fotoincisorie (acquetinte)
di dipinti o disegni preesistenti di cui lo stesso autore
ha concesso per motivi economici e/o di tempo
limprimatur, il permesso di stampa in tiratura
limitata, seguendone la realizzazione ed apponendo sui fogli
stampati la firma autografa a matita che ne determinava lautenticità
per i parametri di giudizio prevalenti nel mercato artistico.
Tale scelta di molti famosi maestri ha certamente calmierato
i prezzi e consentito lampliarsi del collezionismo darte,
aprendosi anche a quelle fasce sociali di amatori che non
avrebbero mai potuto acquistare un dipinto importante o un
disegno costoso, ma ha al tempo stesso ingenerato
confusione nel poter definire e distinguere nettamente il
concetto di autenticità da quello
di originalità. Situazione ambigua
che è stata per lungo tempo tacitamente condivisa nel
mercato dellarte, perché conveniente a ciascuna
delle parti in causa: a) per i grandi maestri che si
sono ulteriormente arricchiti con il moltiplicarsi delle tirature;
b) per gli artisti meno noti che sfruttando leffetto
traino - acquisivano nuovi potenziali acquirenti per i
loro più accessibili dipinti; c) per galleristi, mercanti
e stampatori che hanno guadagnato sulla quantità del
venduto; d) per gli amatori e collezionisti che portavano
a casa una firma dautore ad un prezzo relativamente
contenuto.
Il mercato dellarte italiano ha quindi assorbito concordemente
il boom della Grafica numerata, conoscendo per oltre
un ventennio lexploit commerciale dei multipli
su carta certamente autentici, ma non sempre originali nella
loro ideazione. Almeno finché i vecchi maestri italiani
sono rimasti in vita.
Infatti quando tra la fine degli anni 80 e 90
costoro sono quasi tutti defunti e le tirature sono
andate progressivamente esaurite, non sempre è stato
possibile distinguere gli esemplari autorizzati e autografi
da quelli stampati post-mortem in modo fraudolento
e con firma falsa. Questo è accaduto perché
lo consentivano tecnicamente i procedimenti fotomeccanici
di stampa, avallati in vita dagli stessi artisti ma
talvolta anche per la mancata distruzione, come dovuto, delle
lastre originali, una mancata biffatura che ha reso
possibile la realizzazione di tirature apocrife,
ingenerando la sfiducia dei collezionisti.
Per tali motivi lo scambio commerciale della Grafica numerata
è entrato parzialmente in crisi ed i prezzi non hanno
avuto, negli ultimi anni, una rivalutazione adeguata alliniziale
investimento, neppure confrontabile in percentuale a quella
dei disegni o dei dipinti degli autori medesimi. Naturalmente,
diversa è la considerazione del mercato per i fogli
di quegli artisti più attenti e scrupolosi che
a suo tempo adoperarono tecniche di stampa artigianali
e rigorosamente controllate sia nella tiratura definitiva
che nellavvenuta distruzione delle lastre. Tra questi
vanno ricordate le acqueforti di due grandi scultori come
Emilio Greco e Giacomo Manzù; del semisconosciuto Luigi
Bartolini; oppure le litografie di alcuni pittori storicizzati
da tempo. Anche la pubblicazione in anni recenti di due Cataloghi
dellOpera Grafica di Giorgio De Chirico (Edizioni
Bora, Bologna), ad esempio, ha certamente giovato alle quotazioni
dei suoi multipli su carta e messo finalmente un po
dordine nella vasta produzione litografica del maestro
della metafisica, di cui i falsari hanno talvolta approfittato
nella diffusione di stampe non autentiche.
Ci si chiede a questo punto se aver collezionato opere grafiche
in passato sia stato un buon investimento? E fino a che punto
può ancora consigliarsi di acquistare una litografia
o unacquaforte senza rischiare di vedersi svalutato
il capitale nel giro di qualche anno? La risposta non è
semplice, né si può generalizzare con superficialità
formulando giudizi affrettati ed ingiusti verso il collezionismo
della Grafica numerata che rappresenta ancora un settore
importante e significativo del mercato dellarte. Tutte
le opere grafiche che appartengono a periodi ed autori noti
e meno noti, ma affidabili per tecnica e tiratura, manterranno
sempre il loro valore artistico e commerciale, superando i
periodi di crisi o stagnazione senza difficoltà grazie
al pregio della loro fattura e alla bellezza delle loro immagini.
I fogli dozzinali e realizzati con procedimenti più
simili alla stampa industriale che a quella darte, anche
se accreditati da una firma importante, non potranno appartenere
al collezionismo migliore, né onestamente considerarsi
un buon investimento.
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