IL MERCATO DELL’ARTE MODERNA
   
Mercanti e Mercato
 
Nella storia dell’arte moderna i mercanti sono stati certamente protagonisti fondamentali non solo per la diffusione commerciale delle opere, ma soprattutto per la scoperta e la valorizzazione delle innovazioni pittoriche più significative. Alcuni di loro hanno influenzato, interpretato e, non di rado, contribuito ad inventare buona parte della storia artistica del ventesimo secolo, mettendo in moto quel complesso sistema critico-finanziario senza il quale non esisterebbe un mercato che sbalordisce spesso il pubblico per i prezzi raggiunti e di cui parlano i mezzi di comunicazione. I grandi mercanti sono stati motivati da un forte senso degli affari, che tuttavia da solo non sarebbe bastato se – al tempo stesso – non avessero sentito un sincero amore, un’autentica passione per i dipinti, le sculture o le incisioni da loro sistematicamente commercializzate. Inoltre molti mercanti d’arte hanno posseduto una personale collezione privata, iniziando spesso la loro attività per potersi permettere di comprare nuove opere; per questo, raramente si comportano come speculatori puri alla stregua dei finanzieri di Borsa. La loro personalità è caratterizzata prevalentemente da una psicologia composita, in cui la motivazione economica si mescola con l’attrattiva provata per le opere e l’amicizia che li lega agli artisti. Per un mercante o gallerista recarsi nello Studio di un pittore a vedere i suoi ultimi lavori, discutere per ore con lui sui più recenti avvenimenti artistici costituisce una sincera gratificazione, nonché un aspetto fondamentale della sua attività. Tuttavia il legame può rompersi per svariati motivi: a volte l’artista affermato abbandona il suo primo gallerista per stringere rapporti commerciali con un mercante più ricco e di maggior successo. Non è raro che le rotture finiscano in tribunale quando, col rapporto di lavoro, viene anche infranto un precedente contratto. Non va, comunque, dimenticato che tutti i grandi movimenti pittorici del dopoguerra hanno ottenuto il meritato riconoscimento grazie al contributo fondamentale dei mercanti d’arte.
A titolo esemplificativo si vuole ricordare Leo Castelli, uno straordinario mercante d’origine triestina che seppe inventare, negli Stati Uniti, un vero e proprio mercato d’arte contemporanea americana, scoprendo e valorizzando pittori come gli espressionisti astratti dell’Action Painting, Jackson Pollock e Willem De Kooning, i neodadaisti Robert Rauschenberg e Jasper Johns, i protagonisti della pop-art Frank Stella e Cy Twombly. Insomma i massimi e più costosi esponenti dell’arte contemporanea statunitense e non solo, i cui dipinti valgono milioni di dollari ciascuno. Avvalendosi della preziosa collaborazione della moglie gallerista Ileana Sonnabend, Leo Castelli ha saputo intuire, in modo irripetibile, le potenzialità creative ed innovative di un gruppo di giovani che sarebbero diventati i protagonisti dell’arte contemporanea, imponendoli ai collezionisti internazionali più importanti, non solo per la quantità di denaro che costoro potevano spendere, ma soprattutto per il prestigio del loro nome e delle loro attività industriali o finanziarie. Castelli aveva compreso che un pittore può diventare quotatissimo e prestigioso solo se entra a far parte di collezioni altrettanto prestigiose.
E i collezionisti che non appartengono all’Olimpo del jet-set internazionale? I comuni mortali che comprano quadri per una loro gratificazione estetica o che vogliano investire il loro denaro? Possono realizzare buoni guadagni?

Il Collezionista in
si è già occupato dell’argomento alla pagina “Archivio” - Numero 2  2004 (Come si valuta un quadro) e Numero 5 2004 (Consigli per gli acquisti). Chi volesse approfondire il tema sull’investimento d’arte può consultare i predetti articoli.
Per il momento, restando in Italia, si ricorda il caso dell’abile collezionista varesino Giuseppe Panza di Biumo, che nei primi anni Sessanta acquistò per 283 milioni di lire un gruppo di opere, rivendute vent’anni dopo al Museum of Contemporary Art di Los Angeles per 18 miliardi di lire. Va anche ricordato che, in questo caso, non ci furono fini esclusivamente speculativi, poiché se il citato collezionista avesse disperso i suoi quadri singolarmente, in pubbliche aste, avrebbe certamente ottenuto qualche miliardo in più.
Volendo stilare una classifica degli artisti che si sono distinti nel prezzo e maggiormente rivalutati tra il 2000 e il 2005, il primo posto se lo aggiudica Pablo Picasso, almeno per quanto concerne il dipinto più costoso di ogni tempo. Il record mondiale assoluto di 104 milioni di dollari (93+11 di diritti d’asta) spetta al bellissimo “Ragazzo con la pipa” del 1905, stabilito nell’asta newyorchese di Sotheby’s il 6 maggio 2004, mentre le sue opere si sono mediamente rivalutate del 20% nell’ultimo quinquennio. Tralasciando i record di Van Gogh, degli Impressionisti e limitandoci solo al ‘900, seguono Amedeo Modigliani (+ 49% - record 31,36 milioni di dollari), Max Beckmann (+ 93% - record 22,55 milioni di dollari), Fernand Leger (+11% - record 22,40 milioni di dollari), Piet Mondrian (+ 1%  - record  21 milioni di dollari), Wassily Kandinsky (+ 36% - record 21 milioni di dollari), Henri Matisse (+ 10% - record 17 milioni di dollari), Marc Chagall (+ 41% - record 14,85 milioni di dollari), Alberto Giacometti (+ 19% - record 14,30 milioni di dollari).
Per quanto concerne i pittori italiani del ‘900, a parte Modigliani, il record assoluto viene detenuto da Giorgio De Chirico con il dipinto del 1917 “Il Grande Metafisico”, venduto in asta a New York nel maggio 2004, a 7,17 milioni di dollari ed una rivalutazione media delle sue opere del 6%. Buone performance ottengono Giacomo Balla, Gino Severini e Giorgio Morandi con tre record newyorchesi, risalenti al 1990, rispettivamente di 4,4, 3,63 e 1,48 milioni di dollari. Più di recente Massimo Campigli (+ 43%) consegue il suo record d’asta, a Londra nel 2004, di 342 mila sterline e nella medesima tornata Mario Sironi (+0%) ne realizza 320 mila.
Naturalmente quando ci si riferisce ai record in dollari o in sterline, è impensabile che essi possano essere raggiunti nelle aste italiane, essendo il nostro un mercato alquanto provinciale se paragonato alle sedi di Londra o New York che rappresentano le vere capitali mondiali dell’arte all’incanto, dove passano le opere più importanti e vi confluiscono collezionisti, mercanti, fondazioni museali di caratura internazionale.
Certo non mancano risultati d’asta notevoli anche in Italia: il record assoluto risale al maggio scorso quando, alla Christie’s di Milano, la scultura in marmo di Arturo Martini “Donna che nuota sott’acqua” (1941) ha raggiunto la stratosferica cifra di 2.401.950 euro. Vanno inoltre menzionati Alberto Savinio (-6% - record 717 mila euro), Felice Casorati (- 5% - record 710 mila euro), Carlo Carrà (- 13% - record 475 mila euro), Giuseppe Capogrossi (+ 25% - record 186 mila euro), Filippo De Pisis (+ 15% - record 175 mila euro), Michele Cascella (+ 6% - record 103 mila euro).
Un’ultima curiosità sul mercato dell’arte moderna. L’artista che ha avuto al mondo, tra il 2000 e il 2005, il maggiore incremento medio dei prezzi è Edvard Munch con un coefficiente del 130% ed un record di 5,173 milioni di sterline ottenuto in un’asta londinese del 4 febbraio 2002.



Questa scultura di Arturo Martini è
record di vendita in Italia

 


Edvard Munch negli ultimi cinque anni
si è rivalutato mediamente del 130%


 

Leo Castelli: il più famoso mercante
d'arte americano
 

Un dipinto di Pollock vale molti
milioni di dollari
 

Giuseppe Panza: un grande
collezionista italiano
 

Il Picasso-record mondiale da
104 milioni di dollari
 

"Ragazzo con la pipa" viene aggiudicato
in asta alla Sotheby's
 

Modigliani è il più costoso artista
italiano del '900
 


Il dipinto di De Chirico venduto
7,17 milioni di dollari a New York


 
 

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