L'ARTE RAZZIATA

   

GLI ULTIMI 'PRIGIONIERI'

Lo scorso 1 settembre ricorrevano i settant'anni dall'inizio della seconda guerra mondiale, quando gli aggressori tedeschi infransero i confini della Polonia dando corso al peggiore conflitto armato che la storia ricordi.
Fra le vittime di quella guerra vanno anche annoverate tutte le opere d'arte perdute sotto i bombardamenti e quelle che i nazisti confiscarono in ogni angolo d'Europa, depredando i musei e le abitazioni dei paesi occupati, ma soprattutto razziando migliaia di dipinti alle famiglie ebraiche deportate nei campi di sterminio, veri capolavori d'ogni tempo appartenuti ai ricchi collezionisti ebrei tedeschi, austriaci, francesi, polacchi, ungheresi, belgi e olandesi.
Il principale responsabile di questa dolorosa deportazione di opere d'arte fu il fedmaresciallo Hermann Goering che, ritenendosi appassionato collezionista e grande intenditore, volle realizzare un 'olocausto silenzioso' appropriandosi delle opere più belle oppure facendo distruggere molti dipinti non figurativi del Novecento che lui considerava 'arte degenerata'. Alcuni reparti dell'esercito nazista furono addestrati con il compito esclusivo d'individuare e sequestrare ogni oggetto che avesse un valore artistico per poi spedirlo in Germania dove i meno pregiati sarebbero stati venduti, mentre i più importanti finivano nei musei di molte città tedesche o direttamente nelle collezioni private di Hitler, Goering e nelle case degli altri gerarchi.
Si calcola che oltre un milione di oggetti furono razziati dai reparti speciali della Gestapo. Di quest'immenso bottino, almeno 600.000 erano vere opere d'arte: quadri, sculture, arredi sacri, pezzi d'antiquariato in gran parte mai più ritrovati perché distrutti dalle esplosioni o abbandonati da qualche comandante tedesco che volle sbarazzarsene durante la ritirata precipitosa delle sue truppe.
Alla fine della guerra alcune opere vennero restituite, mentre altre hanno continuato a circolare impunemente nel mercato dell'arte sino ai nostri giorni. Nel giugno di quest'anno è stata bloccata, presso Christie's, la vendita di un dipinto di Camille Pissarro del 1903 che stava per essere battuto all'incanto con base d'asta di 1,5 milioni di euro: si è dimostrato come quel quadro fosse stato razziato dall'abitazione dell'editore ebreo Samuel Fischer la cui famiglia ne ha reclamato l'immediata restituzione.
Di circa 100.000 opere non se n'è più saputo nulla sebbene siano certamente 'sopravvissute' alla guerra; ma restano ancora segregate… nascoste nei musei, nelle banche o nelle collezioni private dei più ricchi paesi del mondo. Veri e propri prigionieri di guerra per i quali sono state - da tempo - avanzate 70.000 richieste d'indagine, essendo ricercati dagli eredi di coloro che ne furono un tempo i legittimi proprietari. In questi ultimi anni sono stati recuperati molti oggetti artistici, ma si tratta spesso di manufatti poco significativi e di esclusivo valore affettivo. Ci sono state anche restituzioni di notevole importanza artistica e finanziaria, sebbene spesso siano avvenute dopo annose vertenze giudiziarie che si protraevano addirittura dal dopoguerra. Nel 1999 una magnifica 'Ninfea' di Claude Monet fu restituita dal governo francese alla famiglia Rosenberg e, nello stesso anno, la Galleria Nazionale di Berlino riconsegnò un dipinto di Van Gogh agli eredi di una vittima di Auschwitz.
Alla coppia viennese Willy e Daisy Helmann - magnati ebrei dell'industria tessile - i nazisti avevano requisito nel 1938 il capolavoro espressionista di Egon Schiele "Krumauer Landschaft", un dipinto del 1916 che i coniugi avevano acquistato direttamente dall'artista loro amico. Nel 1952 l'opera era stata venduta da un privato alla Galleria statale di Linz, dove è rimasta esposta al pubblico sino al 2003 quando si è deciso di restituirla agli eredi Helmann. Andata in asta da Sotheby's dopo alcuni mesi, fu aggiudicata per 11,3 milioni di sterline, record assoluto per Schiele, morto appena ventottenne durante l'epidemia d'influenza spagnola (1918).
Famosissimo è il caso del capolavoro di Gustav Klimt "Ritratto di Adele Bloch-Bauer", restituito nel 2006 - dopo una lunghissima contesa legale - dal governo austriaco all'erede americana della ricca famiglia ebraica cui era stato confiscato dai nazisti. Nel maggio di quell'anno il dipinto fu messo all'asta da Christie's e venduto al prezzo-record di 135 milioni di dollari.
Tuttavia innumerevoli sono i capolavori che restano ancora come gli ultimi prigionieri della seconda guerra mondiale. Causa di litigi e vertenze internazionali: da una parte figli, nipoti o parenti dei proprietari un tempo legittimi e dall'altra musei, collezionisti privati e governi nazionali che oppongono un rifiuto categorico alla richiesta di restituzione. Dagli Stati Uniti la famiglia Herzog disputa dal 1989 con l'Ungheria per rientrare in possesso della propria collezione trafugata dai nazisti e che comprende autori quali Cranach il vecchio, El Greco, Manet e Renoir che possono essere ammirati in due musei di Budapest. Un museo svedese rimanda da sette anni la restituzione di un quadro di Nolde che era stato sequestrato alla famiglia Deutsch.
Ostruzionismi e resistenze nonostante che ben 44 Stati avessero firmato nel 1998 "I Principi di Washington" con i quali ci s'impegnava a restituire ogni opera d'arte di cui fosse dimostrata la confisca nazista e la proprietà legittima prima della guerra. Se alcuni paesi hanno mantenuto i patti - Austria e Olanda in particolare - altri non hanno fatto praticamente nulla o quasi per onorare gli impegni internazionali; fra questi Italia, Francia, Spagna, Russia e Ungheria. La maggior parte dei paesi firmatari degli accordi di Washington non ha verificato la provenienza delle sue opere d'arte, né istituito opportune procedure per favorire la restituzione di quelle sicuramente rubate. Non ci sono tutele adeguate, né certezze di un diritto internazionale severo e vincolante, ma ci si limita alla buona volontà degli Stati e dei singoli musei.
La Germania - principale responsabile della sparizione di tante opere d'arte - inizia ora a rispettare gli accordi ed i suoi musei ne hanno già restituito un migliaio, fra quelle a suo tempo sequestrate dai nazisti. Inoltre il governo tedesco ha istituito nel 2008 un'Agenzia di ricerca storica che stabilisca la proprietà legittima di tutti gli oggetti d'arte presenti nelle sue collezioni pubbliche. La Gran Bretagna ha sempre vietato la restituzione di opere appartenenti ai musei pubblici, sebbene negli ultimi mesi sembri orientata a modificare il suo rigido atteggiamento di rifiuto pregiudiziale.
A giugno 2009 si è tenuta a Praga una conferenza internazionale sull'argomento, cui hanno partecipato una cinquantina di paesi e molte organizzazioni non governative, principalmente associazioni ebraiche e parenti delle vittime dell'Olocausto. La conferenza, durata cinque giorni, ha stabilito che bisogna promuovere ogni iniziativa per individuare le opere d'arte nascoste e prigioniere, nonché approvare una legislazione uniforme fra i singoli stati finalizzata a rendere più certa e rapida la restituzione dell'arte razziata nel corso della guerra.
A questa risoluzione si dicono contrari alcuni direttori di museo e sovrintendenti alle Belle Arti nel timore di doversi privare di tanti capolavori. Di conseguenza sostengono che la questione dovrebbe chiudersi una volta per tutte come è già accaduto per le confische napoleoniche e bolsceviche. Una scelta di compromesso viene sostenuta dall'archeologo italiano Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, il quale ritiene che andrebbero restituite soltanto le opere di cui è provato il furto dei nazisti a danno degli ebrei.
Nel frattempo, esposti all'ammirazione del pubblico o relegati nello scantinato di un museo, migliaia di opere d'arte sparse per il mondo attendono - come gli ultimi prigionieri - di riacquistare finalmente la loro libertà.



"Krumauer Landschaft"
all'asta nel 2003


Una "Ninfea" di Claude Monet

Hermann Goering

Tra i quadri rubati agli
ebrei alcuni Van Gogh

Reparti speciali furono
addetti alla confisca

Camille Pissarro
(1830-1903)


Migliaia di splendide opere
restano ancora prigioniere


Il Klimt restituito e venduto
a 135 milioni di dollari

Adolf Hitler ordinò
l'olocausto dell'arte


Molti musei rifiutano
la restituzione



 © 2003 Giuseppe De Rosa All rights reserved

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