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LA
CARRIERA DELL'ARTISTA
Si
presume che annualmente in Italia vi sia un migliaio di giovani
che aspira ad intraprendere la carriera dell'artista e, nonostante
le oggettive difficoltà, ciascuno di loro spera di
dimostrare il proprio talento ad un numero crescente di amatori
e collezionisti. Alquanto eterogenea è la formazione
dei nostri artisti: una percentuale maggioritaria ha studiato
nelle Accademie di Belle Arti, negli Istituti d'arte o in
scuole di design, ma non mancano gli autodidatti da cui storicamente
provengono alcune delle più grandi firme del
Novecento italiano. Tuttavia del 'folto esercito' di aspiranti
artisti appena un centinaio riesce mediamente a segnalarsi
alla critica ogni anno, partecipando a qualche mostra personale
e realizzando un rapporto più o meno stabile con un
gallerista o un mercante che ne curerà gli interessi.
Il numero si riduce ulteriormente quando si cerca l'inserimento
in un circuito sempre più ampio ed in un contesto prima
regionale e poi nazionale. In questo senso la selezione è
spietata, per cui - dopo gli esordi - solo pochi riescono
ad affermarsi stabilmente con un riconoscimento economico
e di critica tali da potersi dedicare esclusivamente alla
propria carriera d'artista. Per la maggior parte la
scelta del 'doppio lavoro' diventa obbligata con la conseguenza
inevitabile di fornire al proprio talento una sempre minore
energia.
Tuttavia ci si chiede se questa dura selezione che caratterizza
il mondo dell'arte possa considerarsi equa e si renda giustizia
realmente a tutti, lasciando emergere solo i migliori e i
più dotati?
Un pittore di scarso successo parlerà sicuramente di
mercato perverso ed ingiusto. Certo è fuor di
dubbio che il mercato dell'arte abbia sempre avuto le sue
irrazionali distorsioni, ma va anche detto che mai,
come negli ultimi 25 anni, i giovani talenti sono stati cercati
ed apprezzati; una ricerca spasmodica dettata sia dai prezzi
insostenibili dei pittori storicizzati, sia perché
dai primi anni Ottanta in poi si è diffuso - fra collezionisti
e addetti ai lavori - un sincero desiderio di ricambio e l'acquisizione
spesso di un prodotto artistico che fosse veramente innovativo.
Nessun nuovo artista, infatti, può rivelarsi interessante
se si limita a ripetere o imitare sfacciatamente stili pittorici
già conosciuti ed affermati; né va dimenticato
che tutti i maggiori movimenti del Novecento sono stati aiutati
ad emergere da uno o più critici che hanno cercato
d'interpretare e concettualizzare - più o meno bene
- i valori estetici ed i significati di un'opera d'arte, sebbene
non di rado sia accaduto che le recensioni vengano argomentate
in modo così astruso da risultare poco comprensibili
persino al pittore medesimo. Per questo alcuni artisti possono
sentirsi infastiditi dalla presenza ingombrante della critica,
ma senza di essa non è possibile ottenere quell'indispensabile
divulgazione delle opere che verranno poi scelte da galleristi
e collezionisti.
Di solito le gallerie che s'interessano agli artisti emergenti
sono le meno note e le meno dotate di grandi capitali; però
vengono spesso gestite da mercanti abili e preparati i quali,
col loro dinamismo organizzativo e commerciale, sono in grado
di far conoscere nuovi talenti non avendo alle spalle un magazzino
importante e, quindi, un investimento oneroso da smaltire
attraverso la vendita dei nomi più famosi e storicizzati.
Il rapporto che viene ad instaurarsi fra l'artista ed una
galleria può essere di vario tipo. Oggi è meno
diffuso il contratto in esclusiva che assicurava al
mercante tutta la produzione di un determinato periodo dietro
il compenso di una cifra pattuita erogata una-tantum
o versata in rate mensili come se si trattasse di uno stipendio.
Oppure attraverso il consenso tacito e non scritto di fornire
tutta la produzione al gallerista che garantirà un
certo numero di mostre e il pagamento sul venduto.
La percentuale sulle vendite trattenuta dal mercante può
variare a seconda del potere contrattuale della galleria e
del livello di notorietà dell'artista. Un altro tipo
di rapporto possibile è il semplice deposito di alcune
opere non in esclusiva da cui verrà trattenuta una
percentuale sul venduto senza erogare una cifra fissa, né
impegnarsi in una specifica azione promozionale.
Nella carriera iniziale di un artista non mancano incidenti
di percorso, fra cui la vendita 'sottobanco' e diretta
ai collezionisti all'insaputa del mercante col quale si era
instaurato un preciso accordo ed un rapporto di collaborazione
esclusiva. Molti artisti hanno compromesso o ritardato la
loro affermazione commerciale perché non sono stati
capaci di attenersi a corrette norme di comportamento nei
confronti delle gallerie.
La carriera dell'artista può anche dipendere
dal suo carattere. Un vecchio luogo comune lo descrive con
un temperamento scontroso ed anticonformista; per non parlare
della mitologia ottocentesca del pittore povero e bohemien,
distrattamente seduto al caffè e affittuario di soffitte
fra i tetti suggestivi di Parigi. In realtà, ai giorni
nostri, gli atteggiamenti e i rapporti interpersonali di un
artista affermato sono spesso inquadrati nel contesto di una
strategia promozionale, soprattutto nel mercato americano
dove il collezionismo viene anche influenzato dalla personalità
degli autori, alla stregua delle star del cinema o del rock.
Si possono individuare fondamentalmente quattro strategie
di comportamento, finalizzate all'autopromozione commerciale
della proprie opere:
1)La strategia dell'occultarsi di colui che non partecipa
alla vita mondana e si circonda di un'aura misteriosa ed irraggiungibile.
Balthus, ad esempio, ha sempre impedito ai fotografi di riprenderlo
ed esistono pochissime immagini del grande pittore francese
che vietava persino l'inserimento nei cataloghi di sue schede
biografiche, facendo scrivere solitamente "Balthus
è un pittore del quale non si conosce nulla".
In Italia un invisibile famoso è stato Alberto
Burri che sistematicamente era il grande assente dalle pubbliche
manifestazioni, dividendosi fra la sua abitazione in America
e la nativa Città di Castello.
2) La strategia dello scandalo ha puntato ad atteggiamenti
irriverenti o comportamenti stravaganti: storicamente vanno
ricordati i futuristi a Milano e i dadaisti
a Zurigo, nonché gli atteggiamenti provocatori e scandalosi
di Salvador Dalì. Negli anni Novanta divenne famoso
e miliardario lo scultore americano Jeff Koons sposando e
ritraendo, a grandezza naturale, la pornostar Ilona Staller,
in arte Cicciolina.
3) La strategia dell'artista maledetto dalla vita autodistruttiva,
adoperata da alcuni mercanti di pochi scrupoli. Nella seconda
metà del Novecento ricordiamo l'alcolismo di Jackson
Pollock, Francis Bacon e Piero Manzoni, il suicidio di Tancredi,
la lenta e precocissima morte per eroina e cocaina di Jean-Michel
Basquiat oppure le vite sessualmente spericolate di molti
artisti, come Mappelthorpe e Haring, deceduti per Aids.
4) La strategia della mondanità attraverso appropriate
frequentazioni dei salotti ed un esasperato presenzialismo.
Dagli anni Sessanta in poi sino alla scomparsa nel 1987 ne
fu massimo interprete Andy Warhol, onnipresente ovunque con
la sua parrucchetta color cenere e una strampalata corte
dei miracoli.
E' noto che il sopraggiungere della morte mette fine alla
carriera di chiunque, ma non a quella dell'artista; anzi la
sua scomparsa giova quasi sempre alle quotazioni che crescono
rapidamente. Certo gli aumenti post-mortem sono variabili
e dipendono da molteplici fattori, fra cui la mole di opere
rimaste in circolazione, una loro catalogazione più
o meno rigorosa, una gestione ereditaria oculata, seria e
non conflittuale, la quantità di falsificazioni circolanti
e la certezza della loro individuazione. Più raramente
la 'dipartita' dell'artista può farne crollare
clamorosamente le quotazioni come accadde una ventina d'anni
fa o poco più a Renato Guttuso (1987) e Virgilio Guidi
(1984) i cui prezzi diminuirono dopo la morte. Conflitti sull'eredità,
una campagna di stampa scandalistica, un eccesso di produzione
minore e di scarso interesse artistico ridimensionarono gli
alti valori commerciali del pittore siciliano. Nel caso di
Guidi, morto a 92 anni, fu particolarmente penalizzata l'iperproduzione
degli ultimi anni che aveva moltiplicato a dismisura un'Opera
complessiva di cui si calcola facciano parte circa 11.000
quadri.
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