ATTENTATI D'ARTE
   

CAPOLAVORI SFREGIATI

C'è sempre stato un nemico di tante opere d'arte, un nemico subdolo come la follia, capace di colpire tutto ciò che è bello, irripetibile e che appartiene di diritto al godimento estetico dell'intera umanità.
Incalcolabile è il numero dei capolavori che sono stati danneggiati, spesso irrimediabilmente, dal vandalismo bieco o da un'improvvisa follia: gesti inconsulti che hanno sfregiato dipinti, sculture, architetture in ogni epoca e in ogni angolo del mondo. E' praticamente impossibile ricostruire storicamente tutti gli attentati d'arte che sono stati perpetrati, soprattutto nell'ultimo secolo, nei musei, nelle chiese, alle mostre e persino nel tempio stesso della cristianità qual è la Basilica di San Pietro.
L'opera che ha forse subito il maggior numero di violenze è il capolavoro di Rembrandt "La ronda di notte", un magnifico, immenso olio su tela di 3,63x4,37 metri che fu eseguito su commissione nel 1642 per un compenso di 1600 fiorini. Il primo danneggiamento della Ronda risale addirittura al Settecento quando le autorità cittadine fecero tagliare due pezzi di tela sul lato sinistro e in quello superiore per adattare il grande quadro al muro del Municipio. Collocato definitivamente al Rijksmuseum di Amsterdam, lo straordinario dipinto ha subito ben tre attentati nel corso del Novecento: il primo nel 1915, quando un calzolaio disoccupato graffiò il quadro arrecandovi lievi danni; il più grave fu il secondo accaduto nel settembre 1975, per mano di un uomo armato di coltello che lacerò furiosamente la tela con tredici squarci verticali, alcuni dei quali lunghi 80 centimetri; infine il 6 aprile 1990 un olandese di 31 anni lo danneggiò per la terza volta, gettando sul dipinto dell'acido solforico. Solo i bravi restauratori del museo olandese sono riusciti a riportare, dopo anni di scrupoloso lavoro, allo splendore originario "La ronda di Notte", ormai custodita in una teca di vetro infrangibile e a prova di proiettile.
Non meno clamoroso fu il gesto di un visitatore folle della Basilica di San Pietro, che il 21 maggio 1972 vibrò 15 martellate su La Pietà di Michelangelo, mentre gridava 'sono Gesù Cristo'. Da sempre considerata la più bella scultura di ogni tempo, La Pietà era stata eseguita da un giovanissimo Michelangelo poco più che ventenne, fra il 1497 e il 1500, durante il suo primo soggiorno a Roma. Alta 1,74 cm. e scolpita da un blocco di marmo di Carrara, scelto personalmente dall'artista, la scultura è di una bellezza ineguagliabile nel rappresentare la figura della Vergine Maria che tiene in grembo il corpo di Cristo appena deposto dalla croce. I dettagli anatomici, le finiture dei panneggi vengono realizzati con un realismo sublime e straordinari sono gli effetti translucidi della luce che sembra accarezzare il marmo al punto da fare de' La Pietà un'opera d'intensità espressiva unica ed irripetibile.
Eppure, un geologo pazzo australiano, di origini ungheresi, Laszlo Toth - eludendo la sorveglianza vaticana - riuscì a colpire con un martello il capolavoro michelangiolesco per quindici volte in un tempo interminabile di 15 minuti, prima che fosse afferrato e reso inoffensivo. Riconosciuto infermo di mente, fu tenuto in un manicomio italiano per un anno e poi rispedito in Australia, dove se ne persero le tracce. La Pietà subì dei danni molto seri, ma per fortuna non irreparabili: i colpi di martello avevano danneggiato la Vergine, staccandone il braccio e frantumando il gomito, mentre sul volto il naso era stato quasi distrutto, come anche le palpebre. Il restauro - a base di colla e polvere di marmo - fu eseguito alla perfezione nei laboratori vaticani e il capolavoro - protetto da una parete di cristallo invulnerabile - continua ad essere ammirato dai visitatori di tutto il mondo che si recano nella Basilica di San Pietro.
La psichiatria ha cercato più volte di comprendere i meccanismi psicologici o le patologie mentali che spingono alcuni individui a scatenare la loro aggressività nei riguardi delle opere d'arte. A volte si tratta di puro teppismo, atti di vandalismo gratuito diffuso soprattutto nelle grandi città: graffiti, murales, gravi lesioni architettoniche. Gesti inconsulti che appartengono alla violenza tipica di ogni società urbana.
Quando viceversa assistiamo al singolo gesto di un folle che tenta di rovinare per sempre un capolavoro con dell'acido, un coltello, una lametta da barba siamo in presenza di patologie individuali che è quasi impossibile prevedere, non potendosi conoscere ovviamente i precedenti psichiatrici o la salute mentale dei milioni di visitatori che ogni anno affollano i musei di tutto il mondo, le mostre, le chiese, le sale espositive di una fiera d'arte. Ci si può affidare soltanto ai sistemi di sicurezza e di vigilanza che non sempre è possibile attuare efficacemente, sia per gli alti costi che comportano che per l'oggettiva difficoltà di controllare un elevatissimo numero di persone. Fa eccezione l'immenso, straordinario Museo Egizio del Cairo dove tutti i visitatori, prima dell'ingresso, vengono perquisiti da cima a fondo: disposti in due file separate, uomini e donne, vengono palpeggiati da poliziotti e poliziotte che requisiscono qualsiasi oggetto, anche piccolo, che potrebbe essere usato per danneggiare uno dei capolavori che appartengono non solo al popolo egiziano, ma alla Cultura del mondo.
Certo sarebbe più difficile applicare le stesse perquisizioni corporali nel museo di un paese occidentale, perché lo vietano le leggi sulla privacy; ma nell'aprile del '78, alla National Gallery di Londra, sarebbe forse bastato un metal-detector per impedire ad un disoccupato, purtroppo italiano, di accoltellare "L'adorazione del vitello d'oro" di Nicolas Poussin danneggiando gravemente il dipinto. Circa dieci anni dopo, la stessa National Gallery londinese non si era evidentemente ancora dotata del metal-detector se un tale Robert Cambridge, nel 1987, riuscì a sparare alcuni colpi di pistola contro un disegno di Leonardo da Vinci. E l'elenco dei folli attentati potrebbe continuare.
Solo per citare i più clamorosi degli ultimi anni: nel marzo del 1983, ad Atene, un uomo getta del liquido diluente su "La femme che lit" di Pablo Picasso, rovinandolo irreparabilmente; a Leningrado alcuni sconosciuti danneggiano, nel giugno del 1985, "La Danae", un capolavoro di Rembrandt del 1636, custodito nel museo dell'Hermitage. Nel marzo 1986, al Prado di Madrid, uno squilibrato produce un ampio buco al quadro di Raffaello "Il cardinale", un olio su tavola 79x61 cm. del 1510; al museo di Monaco, Hans Joachim Bohlmann rovina con l'acido solforico tre dipinti di Albrect Durer.
In Italia, i colpi di martello inferti a La Pietà di Michelangelo restano come l'attentato più clamoroso e conosciuto al mondo; ma purtroppo non sono mancati folli tentativi di mandare in rovina straordinarie e irripetibili opere d'arte. Il 24 gennaio 1989 a Roma un uomo su una sedia a rotelle, Thomas Lange, entra nella pinacoteca dei Musei vaticani, si avvicina al capolavoro di Raffaello "Madonna di Foligno" e vi getta sopra del liquido infiammabile, poi tenta con l'accendino di dare fuoco al quadro che sarebbe andato distrutto se i custodi non fossero intervenuti tempestivamente a spegnere l'incendio. Nel giugno 1990 alcuni vandali in visita ad una mostra italiana di pittori impressionisti rovinano sei quadri, fra cui una "Natura morta" di Monet. A Firenze, nel 1991, nella Galleria dell'Accademia, un folle colpisce con un martello il "David" di Michelangelo, distruggendo un dito del piede sinistro. Nell'estate del 1993, lo squilibrato Maurizio Pasquino, entrando nella chiesa padovana degli Ermitani con una strana bomboletta in mano, spruzza dello spray rosso sull'affresco di Andrea Mantegna raffigurante "Il trasporto del corpo di San Cristoforo". Nel 1998 tre capolavori di Matisse, "La giapponese", "Pianista e giocatori di dama". "Zorah in piedi", vennero bucati con una matita da alcuni studenti in visita didattica in una pubblica mostra romana.
In conclusione, va paradossalmente ricordato che fra le nevrosi da museo c'è 'la sindrome di Stendhal' di cui soffre quel visitatore che - per troppo amore - sconvolto dalla bellezza di un'opera d'arte, perde i sensi, la ragione e viene ricoverato magari nello stesso reparto psichiatrico di chi quell'opera aveva cercato di distruggere.



Un visitatore paralitico tentò di bruciare
la "Madonna di Foligno" di Raffaello


Colpi di martello sul piede sinistro
del "David" di Michelangelo nel 1991


"La ronda di notte" di Rembrandt
è il capolavoro più sfregiato

La parte centrale della 'Ronda'
fu squarciata da 13 coltellate

"La Pietà"di Michelangelo
subì un attentato nel 1972

Un folle australiano colpì
la scultura con 15 martellate

Il volto restaurato della Vergine

La maschera d'oro di Tutankamon
custodita al Cairo

Il dipinto di Poussin accoltellato
a Londra nel 1978


Al Prado di Madrid "Il cardinale"
di Raffaello fu rovinato da un pazzo

 


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