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'IL
PELO, IL LUPO E IL VIZIO'
I responsabili del Museo d'Arte moderna di Parigi, detto Palais
de Tokio, sono rimasti increduli e basiti quando hanno
scoperto - la mattina del 20 maggio scorso - la sparizione
di cinque importantissimi dipinti, le cui tele erano state
tagliate dai loro supporti con un temperino, arrotolate e
riposte in un borsone che il ladro portava a tracolla. Come
nella più classica sequenza di un film poliziesco,
ogni 'fotogramma' del furto è stato registrato dalle
telecamere di sorveglianza, le quali hanno impietosamente
rivelato la più assoluta inefficienza sia della vigilanza
notturna che dei sistemi d'allarme fuori uso da almeno due
mesi. Un ladro solitario, vestito di nero e con passamontagna
è riuscito ad entrare indisturbato forzando una finestra
silenziosa, segando un'inferriata ed un lucchetto per uscirsene
indisturbato dopo aver sottratto al museo ben cinque opere
di alcuni artisti tra i maggiori del Novecento come Picasso,
Modigliani, Matisse, Braque e Leger. Forse non dei capolavori
assoluti, ma certamente quadri per il museo fondamentali e
di grande valore sia storico che finanziario. Dei cinque,
il dipinto giovanile di Pablo Picasso (Le pigeon aux petits
pois, 1912) è il più importante perché
appartiene al periodo iniziale di quella straordinaria invenzione
che fu il Cubismo, oltre alla rarità di essere firmato
dietro la tela. Magnifica anche l'opera Donna con ventaglio
di Amedeo Modigliani eseguita nel 1919, l'anno prima della
morte; per non dire degli altri tre dipinti trafugati, i quali
- ad averceli - avrebbero reso felici i direttori dei
più importanti musei al mondo.
A proposito di direttori di museo, il responsabile istituzionale
dell'edificio scassinato - Pierre Cornette - ha dichiarato
con enfasi dopo il furto che "è stupido rubare
dei quadri così noti e invendibili, si tratta di imbecilli
e basta!".
Un vecchio detto siciliano recitava che "il bue dà
del cornuto all'asino" dimenticando il particolare
che ad avercele le corna per primo è proprio
lui - monsieur Cornette! - ovvero i responsabili del
Museo trascurano il dettaglio che il ladro ha potuto agire
indisturbato perché il sistema d'allarme era guasto
da due mesi e i guardiani notturni forse dormivano. Imbecille
il ladro? Perché non potrà mai rivendere, né
immettere sul mercato dell'arte una refurtiva così
nota? E chi lo dice che i cinque quadri non diventino merce
di scambio fra le mafie internazionali? Il loro valore di
cento milioni di euro può tranquillamente comprare
una montagna di cocaina all'ingrosso o un cospicuo rifornimento
di armi. Sono note le passioni collezionistiche di alcuni
boss delle mafie sudamericane e orientali, oltre alle più
recenti organizzazioni criminali dell'est Europa. Costoro
non avrebbero difficoltà o remore a far sparire per
sempre cinque tele d'autore per quanto famose e invendibili.
Si è parlato di un probabile ricatto alle assicurazioni!
In questo caso non c'è nulla da ricattare perché
i dipinti rubati non erano assicurati, come non lo sono tutti
quelli custoditi nei musei d'Europa che non si possono permettere
di pagare le polizze stellari richieste dalle Compagnie
per coprire valori quantificabili in miliardi di euro. Solo
i pochi quadri che vengono prestati all'esterno per le esposizioni
internazionali sono assicurati dagli sponsor per la durata
della mostra ed i rischi del trasporto. Si tratta di grandi
aziende o istituti di credito che ne traggono un formidabile
ritorno pubblicitario. I ricchi collezionisti privati
assicurano certamente le opere di loro proprietà, ma
è pur sempre un numero ridotto rispetto all'enormità
dei beni artistici presenti in un museo più o meno
famoso.
Purtroppo chi dovrebbe tutelare queste opere straordinarie
che sono patrimonio inalienabile dell'umanità intera,
si dimostra spesso inefficiente o distratto nel provvedere
a difenderne l'incolumità. A difenderla con la massima
attenzione e con tutti i mezzi che la moderna tecnologia informatica
mette loro a disposizione, ma purtroppo la cronaca dei frequenti
furti d'arte dimostra che i ladri e le 'guardie' sono spesso
accomunati - come il lupo del proverbio - dall'abitudine 'di
perdere il pelo ma non il vizio': gli uni di rubare e
gli altri di lasciarlo fare.
Un dipinto di El Greco ed uno di Goya - rubati nel 1987 al
museo argentino di Rosario - non furono più ritrovati,
anche perché di essi non esisteva alcuna fotografia!
Un caso clamoroso di insipienza museale ed inosservanza delle
più elementari regole di sicurezza.
Fra i capolavori mai ritrovati c'è il "Ritratto
del duca di Wellington" di Francisco Goya che era
stato appena acquistato dalla National Gallery di Londra dove
fu trafugato nel 1961. Otto anni dopo a Palermo venne attuato
il peggior furto d'arte commesso in Italia quando fu sottratta
dall'Oratorio di San Lorenzo "La Natività"
del Caravaggio, una grande tela (metri 2,68x1,97) dipinta
l'anno prima della morte. Dopo 41 anni e nonostante gli sforzi
assidui dei Nuclei specializzati, sia dei Carabinieri
che della Guardia di Finanza, questo capolavoro non
è mai stato recuperato. Scomparso dal 1990 anche "Concerto",
un bellissimo quadro di Vermeer per il quale il Gardner Museum
di Boston mantiene ancora la 'taglia' di 5 milioni di dollari.
Lo fecero sparire due finti agenti di polizia che s'introdussero
senza difficoltà nelle sale del museo portandosi via
anche dipinti di Rembrandt, Manet e Degas per un valore complessivo
di 300 milioni di dollari.
Una galleria invisibile di opere di cui si sono perse
le tracce, un lungo elenco d'autori, di "chi li ha
visti?" che costituisce purtroppo una 'ferita bruciante'
per la cultura, la storia dell'arte e la civiltà intera.
Vincent Van Gogh e Pablo Picasso sono i pittori più
ambiti sia dai ladri che dai ricettatori internazionali
i quali sperano di rivenderli a collezionisti fanatici e di
pochi scrupoli in grado di farli sparire definitivamente dalla
circolazione. Entrambi molto ricercati non solo perché
i più costosi in assoluto, ma anche per il fascino
straordinario esercitato dalle loro esistenze cosi diverse
per durata e gratificazioni individuali. Breve, infelice e
sfortunata la vita di Van Gogh, morto in solitudine a 37 anni
senza avere mai provato la soddisfazione di vendere un solo
quadro. Longeva e dagli amori esaltanti fu l'esistenza di
Picasso che morì ultranovantenne, famoso, ricchissimo
e circondato dall'ammirazione del mondo intero.
Nel 1991 di Van Gogh ne furono rubati addirittura 20 al museo
di Amsterdam a lui dedicato, fra cui una versione dei famosi
"Girasoli": un bottino allora stimato in
500 milioni di dollari. Gli unici due dipinti presenti in
Italia del grande pittore olandese - "Il Giardiniere"
e "L'Arlesiana" - sparirono dalla Galleria
d'Arte moderna di Roma, dov'erano esposti e custoditi, una
sera di maggio del 1998. Alcuni uomini a volto coperto - verso
le 22,30 - immobilizzarono le tre guardiane notturne, per
andarsene poi indisturbati dopo aver staccato le due tele
dal muro, aver prelevato anche un Cezanne e la videocassetta
del sistema di controllo che li aveva ripresi. Questo furto
incredibile e scandaloso per la facilità d'esecuzione,
venne risolto cinquanta giorni dopo dai Carabinieri che recuperarono
le opere, arrestando l'intera banda di otto persone, fra cui
l'indispensabile basista che si scoprì essere da 12
anni una vigilante del museo romano.
Anche molti Picasso rubati sono stati poi recuperati, ma non
sempre in condizioni ottimali per lo stress del furto ed il
pessimo stato di conservazione. La più grave sottrazione
di opere picassiane avvenne, nel 1976, nel Palazzo dei Papi
di Avignone da cui ne sparirono ben 118! Nel 2004 dal sorvegliatissimo
Centre Pompidou di Parigi fu trafugata una Natura morta
dell'artista spagnolo e successivamente in Brasile - durante
i festeggiamenti del carnevale - furono rubati due dipinti
storicamente importantissimi. Va anche ricordato il furto
nel 2007 dei due capolavori di Picasso - "Il ritratto
di Jacqueline" e "Maya con bambola"
- per fortuna ritrovati sei mesi dopo.
Il triste e lungo elenco dell'Arte rubata potrebbe
ancora continuare. Si spera tuttavia che - se i lupi
non perderanno certamente il vizio di rubare
- almeno i direttori dei musei facciano di tutto per impedirglielo
definitivamente.
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