I GRANDI COLLEZIONISTI
   

L'EREDITA' THYSSEN-BORNEMISZA

Il barone Hans Heinrich von Thyssen, figlio di un ricchissimo industriale tedesco e della baronessa ungherese Margherita Bornemisza, è stato certamente il più grande collezionista d'arte del Novecento avendo accumulato una quantità impressionante di capolavori in oltre mezzo secolo di acquisti. "Se non compro un quadro alla settimana, finisce che mi sento un po' depresso…", amava confidare ai suoi più stretti collaboratori che lo hanno assistito in questa sua straordinaria passione, alimentata da una ricchezza altrettanto straordinaria e fra le più cospicue del mondo. Dotato di grande cultura ed eccezionale competenza artistica, riusciva sempre a scovare ed acquistare i dipinti dei grandi maestri, tra i più belli della pittura che si sono succeduti nei secoli, realizzando la Tyssen-Bornemisza, la maggiore collezione mai posseduta da un privato, al punto da fare invidia persino a quella altrettanto importante della regina Elisabetta d'Inghilterra. Dal '300 all'arte cosiddetta degenerata del '900, non c'è stato genere pittorico storicizzato o innovativo in cui il barone non abbia attinto per arricchire di continuo la sua formidabile raccolta, conservata sino al 1992 a Villa Favorita, la monumentale residenza svizzera sul lago di Lugano. In realtà prima il nonno e poi il padre avevano iniziato a collezionare opere d'arte, lasciandogli un patrimonio di 525 capolavori e trasmettendogli il fermo desiderio di continuare, ampliandone a dismisura il contenuto sino a raggiungere l'incredibile numero di circa 1.500 opere di altissima qualità storica ed artistica.
Non è possibile elencare i tanti nomi degli straordinari maestri d'ogni tempo che fanno parte della collezione Thyssen-Bornemisza, poiché vi sono rappresentati quasi tutti. E' più semplice ricordare i pochissimi che mancano; fra questi il nome di Leonardo da Vinci sebbene il principe del Liechtenstein, che ne possedeva uno, glielo avesse prima promesso e poi venduto agli americani.
Va anche ricordato che un'altra passione del barone sono sempre state le belle donne, arrivando a sposarne cinque: Maria Teresa von Lippe-Weissenfeld, Nina Sheila Dyer, Fiona Campbell, Denise Shorto e la bellissima ex miss Spagna Carmen Cervera. Quest'ultima, vedova dell'attore Lex Barker (ultimo Tarzan in bianco e nero) e con un figlio avuto in seconde nozze, diventerà nel 1985 la quinta moglie di von Thyssen, nonché suo ascoltato consigliere artistico, soprattutto quando si tratterà di realizzare la migliore sistemazione della più bella e grande collezione privata del mondo. Infatti la principale preoccupazione del barone Heinrich - Heine per gli amici - era quella di garantire che, dopo la sua morte, la raccolta non venisse smembrata come era già accaduto dopo la scomparsa del padre. Il timore si rivelava fondato per due motivi: il primo che l'immensa villa di Lugano non riusciva più a contenere adeguatamente la mole di capolavori che vi erano posseduti; il secondo, forse più serio motivo, era costituito dalla presenza di quattro figli avuti dalle diverse mogli più il quinto dell'ultima consorte spagnola che von Thyssen si era affrettato a riconoscere legalmente anche nei diritti sull'asse ereditario.
Si trattava, quindi, di preservare la collezione da possibili dispute familiari e laceranti dispersioni ereditarie, che avrebbero condotto tanti capolavori - di diritto appartenenti al godimento dell'umanità - ad essere venduti e scomparire nell'oblio di altre collezioni miliardarie o nei caveaux di qualche banca internazionale.
Alla notizia della possibile cessione di un bene culturale inestimabile, dall'immagine turistica così attraente e prestigiosa, si erano fatti avanti alcuni Stati per iniziare una trattativa che portasse alla sua acquisizione: Stati Uniti (Getty Foundation), Regno Unito, Svizzera, Giappone, il governo tedesco e quello spagnolo. E' del tutto evidente che ai proprietari non interessava realizzare l'effettivo valore finanziario della collezione, difficilmente quantificabile, ma piuttosto il sentirsi garantiti nella loro finalità più importante di grandi collezionisti: l'adeguata e prestigiosa collocazione delle opere nel giusto contesto espositivo che consentisse a chiunque di visitarle ed ammirarle in perpetuo.
Fra i pretendenti, ad offrire le migliori garanzie c'era il governo spagnolo che, oltre ad essere avvantaggiato dalle origini catalane della baronessa Carmen, proponeva di accogliere la collezione, o parte di essa, nello splendido palazzo di Villahermosa al centro di Madrid. Non solo l'ampiezza e la centralità della residenza si rivelava ottimale, ma la prossimità del Prado e del museo Reina Sofia avrebbero reso il paseo del arte un vero e proprio triangolo d'oro, fra i luoghi più visitati ed ammirati del mondo. Nel 1988 viene firmata una lettera d'intenti fra il ministro dell'istruzione Javier Solana ed il barone von Thyssen, il quale dichiarava di prestare alla Spagna la metà dei migliori capolavori della sua collezione per un minimo di 9 anni e sei mesi. In cambio avrebbe ricevuto annualmente una compensazione di cinque milioni di dollari, a patto che s'impegnasse per iscritto a considerare una vendita futura al governo spagnolo ed il definitivo trasferimento della proprietà.
Dopo le opportune ristrutturazioni del palazzo di Villahermosa, durate quattro anni, nonché l'istituzione della Fondazione Thyssen-Bornemisza, 850 capolavori della pittura d'ogni tempo vengono trasferiti - nell'estate 1992 - in territorio spagnolo con le massime cautele e sotto l'attenta vigilanza dei migliori restauratori ed esperti dell'imballaggio d'arte. Di queste opere, 775 sarebbero andate a Madrid e 75 a Barcellona all'interno del monastero di Pedralbes.
La nascita del nuovo, magnifico Museo e la massiccia affluenza di pubblico da ogni parte del mondo, convince i coniugi von Thyssen, appena un anno dopo, a vendere allo Stato tutte le opere prestate alla Spagna. Viene richiesto il prezzo simbolico di 338 milioni di dollari che rappresentava solo una compensazione molto parziale del reale valore di quella formidabile collezione. Prezzo d'affezione che governo e parlamento spagnolo si affrettano a concedere con un repentino decreto-legge.
Già allora, nel 1993, se per ipotesi i dipinti della Thyssen-Bornemisza madrilena fossero stati venduti in asta singolarmente avrebbero ottenuto non meno di due miliardi di dollari. Oggi questa cifra andrebbe realisticamente moltiplicata per dieci.
Il 26 aprile 2002 il più grande collezionista privato del '900 muore a 81 anni in una ridente località spagnola della Costa Brava. La salute del barone von Thyssen era già da tempo compromessa da seri disturbi cardiocircolatori e, per questo, due mesi prima della sua scomparsa aveva cercato di evitare possibili conflitti fra gli eredi, facendo firmare a Basilea, un accordo tra la moglie Carmen, suo figlio Borja e gli altri quattro figli che il barone aveva avuto dai precedenti matrimoni. Sebbene uno dei quattro, Alexander, si fosse rifiutato di siglare il patto di non belligeranza, il barone s'era illuso di aver evitato ogni possibile guerra di successione. Tuttavia difficilmente un'eredità stimata in 3 miliardi di euro, con l'aggiunta di altre centinaia di opere d'arte, sarebbe stata suddivisa pacificamente. Infatti, già dopo le 12 settimane di lutto formale, iniziarono le grandi manovre che preludevano ad una vera e propria guerra di spartizione all'interno della famiglia Thyssen, non nuova a conflitti ereditari com'era già accaduto alle generazioni precedenti.
Sino ad oggi, ad aver guadagnato cifre multimilionarie in euro sono certamente gli avvocati che hanno assistito le controparti, seguendo il conflitto giudiziario sull'eredità Thyssen-Bornemisza.
Attualmente la baronessa Carmen detiene il resto della collezione non venduta alla Spagna, la quale comprende capolavori donati a lei dal marito o acquistati di comune accordo. Sono 600 magnifiche opere tra cui sculture di Rodin e dipinti di grandi maestri - da Simone Martini a Canaletto, Renoir, Degas, Gauguin, Picasso - solo per citarne alcuni. Una nuova e distinta Fondazione Carmen Thyssen-Bornemisza si occupa della gestione della suddetta collezione che, dopo essere stata esposta in Europa, Asia e America, attende la sua definitiva sistemazione in terra spagnola affinché possa essere goduta - come l'altra di Madrid - da tutti coloro che vorranno ammirarla, realizzando l'antica e autentica vocazione dei veri, grandi collezionisti che vogliono condividere col mondo il loro amore smisurato per l'Arte d'ogni tempo.



Dipinto di Salvador Dalì


Un capolavoro di Kandinsky

Il barone von Thyssen (1921-2002)

Il museo Thyssen-Bornemisza

Holbein: "Ritratto di Enrico VIII"

Caravaggio: "Santa Caterina"


Carmen Thyssen Cervera

Goya: "Ferdinando VII"

"Arlecchino" di Picasso

Un'opera di Otto Dix del 1926


Renato Guttuso: "Caffè Greco"

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