IL NOSTRO XIX SECOLO
   

A PROPOSITO DELL'OTTOCENTO ITALIANO

A proposito di Ottocento italiano, molti non sanno che è il secolo meno rappresentato all'interno dei nostri musei nei quali si è sempre dato un grande risalto all'arte antica, medievale, rinascimentale sino al '700 del Canova. Poi un salto temporale e si entra nei grandi musei d'arte moderna e contemporanea.
Per cui il nostro secolo XIX è forse il meno conosciuto dal grande pubblico e dai flussi turistici stranieri, a differenza dell'Ottocento francese degli impressionisti che vengono osannati in tutto il mondo e guardati da vere e proprie falangi di visitatori, a decine di milioni che si mettono diligentemente in fila per una ninfea di Monet o una ballerina di Degas.
Eppure il nostro Ottocento è stato attraversato da pittori straordinari, che nulla avrebbero da invidiare per bravura ai francesi. Artisti di ogni regione che hanno prodotto una quantità di opere senza precedenti: decine, forse centinaia di migliaia di cui solo una piccola parte viene custodita dallo Stato, poiché il 90% di quadri, disegni e sculture è nelle mani di collezionisti privati. Si tratta di un collezionismo circoscritto se confrontato a quello più diffuso e pubblicizzato del Novecento, né ha mai assunto, a parte alcune eccezioni, la dimensione mondiale dell'Impressionismo. Tuttavia, nell'ultimo ventennio, il mercato del nostro XIX secolo si è molto ampliato, anche perché si tratta di una pittura piacevole, decorativa e, quindi, facilmente commerciabile. C'è un numero cospicuo di autentici intenditori, di amatori più o meno recenti che inseguono il sogno proibito di acquistare un quadro - anche piccolo - dell'Ottocento. E considerando che il sogno può realizzarsi con cifre relativamente accessibili - se paragonate ai pittori contemporanei - il collezionismo del XIX secolo è stranamente pluriclassista, attraversando in pratica tutte le regioni e gli strati della società.
E' certo che ormai sul mercato circolano pochissimi pezzi cosiddetti storici, ma la crescente popolarità del settore ha fatto progressivamente lievitare i prezzi e l'offerta dei dipinti passa tramite le gallerie antiquarie specializzate, le grandi aste internazionali, ma anche attraverso il moltiplicarsi di fiere antiquariali di ogni genere e livello.
Un mercato artistico dalla fisionomia multiforme e, a volte, contraddittoria essendo composto da operatori di eccelsa professionalità, competenza e cultura antiquaria, ma anche da venditori improvvisati che spesso esibiscono opere scadenti nei tanti mercati e mercatini di provincia. Per certi aspetti si potrebbe affermare che, quello del nostro Ottocento, è il mercato più intraprendente e caratterizzato da una grande mobilità nello spostamento delle opere, un settore collezionistico attorno al quale si mescolano spesso interessi regionalistici, impulsi d'affezione campanilistica e nostalgie per il buon tempo antico.
Tuttavia c'è da dire, purtroppo, che l'Ottocento italiano è fra i secoli più manomessi da discutibili e talvolta sciagurati interventi di restauro: tagli, ridipinture, aggiunte, ecc. che hanno alterato - in molti casi - i valori estetici originali creando molti problemi di catalogazione e obiettiva valutazione di un patrimonio artistico immenso, non sempre studiato dalla critica con l'attenzione scientifica che avrebbe meritato.
Diversamente che per l'arte antica, il collezionismo dell'Ottocento italiano non ha provocato fughe o esportazioni illegali oltre confine; viceversa ha determinato il rientro in patria di un gran numero di opere, poiché - a parte i nomi più famosi - non esiste in linea di massima un mercato ampio e significativo fuori d'Italia. La regola non vale naturalmente per alcuni artisti molto richiesti, soprattutto in determinate aree geografiche: Giovanni Segantini è ricercatissimo nei paesi di lingua tedesca, in Svizzera e negli Stati Uniti; Antonio Fontanesi conquistò una presenza collezionistica in Giappone per essere vissuto a Tokio alcuni anni. Le sculture di Medardo Rosso sono presenti nei principali musei del mondo. Giuseppe De Nittis e Federico Zandomeneghi, che vissero lungamente a Parigi, sono molto ambiti dai collezionisti transalpini. Tra i pittori italiani più ricercati e mediamente meglio pagati del XIX secolo va annoverato il ferrarese Giovanni Boldini le cui quotazioni hanno ormai raggiunto cifre di tutto rispetto, soprattutto sul mercato internazionale, in particolare a Londra e Parigi.
Quotazioni elevate hanno i 'divisionisti' Pellizza da Volpedo e Angelo Morbelli; i 'macchiaioli' Giovanni Fattori, Silvestro Lega e Telemaco Signorini; l'abruzzese Filippo Palizzi e la generazione veneta dei Ciardi (Guglielmo, Beppe ed Emma). Dalla fine degli anni '70 i prezzi medi sono saliti progressivamente, anche in rapporto allo stato di conservazione, all'integrità e all'assoluta autenticità del dipinto. Le grandi dimensioni del quadro influiscono maggiormente sul prezzo rispetto ad un quadro contemporaneo di cui si preferiscono misure non eccessive; molto apprezzate dai collezionisti sono la piacevolezza figurativa e la provenienza rassicurante, meglio se da una collezione conosciuta e importante che garantisce di per sé sull'autenticità e la legittima proprietà dell'opera acquistata. Nel corso degli anni '90 alcuni autori hanno conseguito risultati d'asta significativi e paragonabili ai prezzi degli impressionisti francesi o dei più noti pittori contemporanei. Naturalmente si tratta di eccezioni, limitate ai quadri di maggiore qualità o appartenenti alle Scuole storicamente consolidate che si sono rivalutate senza sosta, costituendo un lento ma sicuro investimento finanziario: i macchiaioli e i divisionisti più geniali, i veneti realisti, i più famosi vedutisti e paesaggisti lombardi, piemontesi e napoletani.
Volendo stilare una breve classifica dei cinque quadri più cari, il record spetta a "Primavera sulle Alpi", una grande tela di 116x227 cm. che Giovanni Segantini dipinse nel 1897, due anni prima della morte. A distanza di un secolo, nel 1999, da Christiés di New York fu venduto a quasi 18 miliardi di lire, corrispondenti agli attuali 9.195.515 euro: è il prezzo più alto mai pagato per un quadro dell'Ottocento italiano. Seguono "L'Alzaia" di Telemaco Signorini aggiudicato nel 2003 ad oltre 4 milioni di euro; "In risaia" di Angelo Morbelli, pagato nel 1995 4 miliardi di vecchie lire; un ritratto di Giovanni Boldini battuto nel 2002 a 1.600.000 euro; nello stesso anno "La coiffure" dell'impressionista veneziano Zandomeneghi fu venduto a 1.194.000 euro.
Naturalmente va specificato che le vendite suddette sono state realizzate all'estero, quasi tutte a New York, sebbene i compratori siano stati prevalentemente collezionisti o mercanti italiani rimasti rigorosamente anonimi.
Ed il record di vendita realizzato in Italia? E' ancora mantenuto dal famosissimo dipinto di Pellizza da Volpedo "Fiumana" meglio noto col titolo "Quarto Stato", un vero e proprio 'monumento' alla storia del movimento operaio italiano. Ebbene questo grande capolavoro del divisionismo fu aggiudicato alla Finarte di Milano, nel lontano 1986, per 1 miliardo e mezzo di lire che apparve allora come una cifra spropositata per qualsiasi dipinto ottocentesco.
Poco tempo dopo, altri due quadri dell'Ottocento, "Iris" e "Il ritratto del dottor Gachet", entrambi di Vincent Van Gogh, avrebbero realizzato insieme 165 miliardi di vecchie lire!



"Primavera sulle Alpi" di Segantini:
record da 18 miliardi di lire


"Quarto Stato" di Pellizza da Volpedo


Un bellissimo dipinto dell'800 italiano

Un ritratto di Giovanni Boldini

Un quadro 'risorgimentale' di Fattori

Giuseppe De Nittis: "Leontine"

"Al caffè" del veneziano Zandomeneghi

Federico Zandomeneghi: "L'attesa"

"In risaia" di Morbelli pagato
4 miliardi di lire nel 1995

 

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