I GRANDI VECCHI

   

LA MORTE PUO' ATTENDERE


C'è uno strano, coincidente destino che accomuna alcuni grandi pittori d'ogni tempo ed è il numero 37: Raffaello, Parmigianino, Caravaggio, Gericault, Modigliani, Van Gogh sono tutti deceduti all'età di trentasette anni. Per non parlare dell'austriaco Egon Schiele, morto a 28 anni d'influenza spagnola tre giorni dopo la moglie che lo aveva contagiato; oppure l'italiano Umberto Boccioni defunto a 33 anni per una caduta accidentale da cavallo o - secondo un'altra versione - sbalzato da un asino imbizzarrito. In anni più recenti Piero Manzoni morì nel 1963 a 32 anni, mentre gli americani Basquiat e Haring ci lasciarono il primo a 27 per un'overdose d'eroina e l'altro a 31 devastato dall'Aids.
Tutti questi famosissimi artisti - quasi presaghi del loro destino - hanno lavorato intensamente fino agli ultimi giorni della loro sfortunata esistenza, rivelando in pochi anni quel talento ineguagliabile che ha saputo scrivere tante pagine della storia artistica seppur nella diversità dello stile e del tempo di ciascuno.
Ci sono però stati tanti altri artisti vissuti molto a lungo, superando notevolmente l'età media della loro epoca ed elaborando - da vecchi - opere sbalorditive per bellezza e novità di contenuti…sorprendenti capolavori che restano pietre miliari nell'Arte dell'intero secolo in cui furono realizzate. Michelangelo Buonarroti morirà nel 1564, a 89 anni, mentre era intento a realizzare una nuova Pietà - detta Rondanini - alla quale stava lavorando da tanto tempo senza riuscire mai a terminarla. Sessant'anni dopo aver concluso la bellissima Pietà vaticana (1499) lo scultore - ormai vegliardo - si dedicava ad un nuovo e assai diverso marmo raffigurante la 'Madonna col Figlio', nella convinzione senile che l'arte non possa essere idealizzata senza mostrare il dolore e l'imperfezione della vita stessa. Michelangelo fu colto dalla morte nella sua stanza romana in cui si trovava quella scultura mai finita, bellissima nella sua imperfezione e per la quale si era tanto affannato negli ultimi 12 anni della sua vita.
Il 27 agosto 1576 moriva di peste a Venezia il grande Tiziano Vecellio, un mese dopo il decesso del figlio Orazio - anch'egli contagiato dall'epidemia - mentre l'altro figlio Pomponio nei cinque anni successivi riuscirà a dilapidare l'immenso patrimonio del padre, che da vivo fu l'artista più ricco d'ogni tempo e di tutta la storia dell'arte. Una vita lunghissima la cui esatta durata è ancora oggi messa in discussione, poiché se è certa la data della sua morte non lo è altrettanto quella di nascita che l'artista stesso collocava al 1473, avendo però il vezzo d'invecchiarsi di qualche anno. Oggi si propende a collocare l'anno di nascita fra il 1480 e il 1485; per cui - se si esclude che alla morte avesse 103 anni - fu ucciso dalla pestilenza veneziana tra i 91 ed i 96 anni. Per l'epoca un'età incredibilmente avanzata la quale spiega la cospicua ricchezza accumulata e la sua immensa produzione pittorica, mai interrotta sino alla fine nonostante i disturbi alla vista per una cataratta senile. Nel 1575 esplose a Venezia la devastante pestilenza che seminò morte e distruzione, terrorizzando il vecchio pittore che presagiva la fine imminente. Dipinse, affrettandosi, un ultimo quadro (La Pietà) per la propria tomba con pennellate rapide e imprecise forse nel timore di non poterlo finire. La tela - dai colori lividi e modellati con le dita - sembra pervasa da un'atmosfera drammatica e spettrale quasi a voler sancire la conclusione di una lunga vita e dell'intero Rinascimento italiano di cui Tiziano era stato straordinario protagonista.
Anche il grande pittore spagnolo Francisco Goya dipinge il suo ultimo quadro, nel 1827, pochi mesi prima di morire a 82 anni. E' un olio su tela di 71x68 cm. intitolato "La lattaia di Bordeaux" che resta fra i suoi massimi capolavori e quasi un suo testamento spirituale. Goya era riparato in Francia tre anni prima a causa delle sue idee liberali, stabilendosi con la moglie Leocadia a Bordeaux dove aveva ritrovato altri suoi connazionali esiliati. Era già un uomo molto invecchiato e dalla salute cagionevole: sordo, malfermo nelle gambe, senza conoscere una sola parola di francese. Eppure questo vecchio, già pittore ufficiale alla corte di Spagna, sapeva realizzare ancora meravigliose opere d'arte come questo suo ultimo capolavoro in cui raffigura il soggetto di una semplice ragazza che - ogni mattina - veniva dalla campagna per portare il latte in città. Consapevole della qualità eccezionale del quadro raccomandò alla moglie di non venderlo mai "per meno di un'oncia d'oro": sapeva di averlo dipinto col tocco ispirato dei momenti migliori, stendendo il colore con pennellate vibranti e direttamente sulla tela senza alcun disegno preparatorio. Come avevano fatto i grandi pittori del passato da Rembrandt a Velasquez; come avrebbero poi continuato i grandi maestri impressionisti del futuro. Goya morirà poco tempo dopo, pronunciando la frase a lui più cara: "Aùn aprendo, ancora imparo".
Nei suoi ultimi anni di vita Pierre-Auguste Renoir fu afflitto da una fastidiosa artrite reumatoide che gli procurava forti dolori alle mani, condizionandolo pesantemente nel suo lavoro. Considerato da molti il migliore fra i pittori impressionisti, è certamente oggi - con Van Gogh - l'artista più costoso dell'Ottocento, nonostante una vasta produzione tutta di altissima qualità. Ormai quasi ottantenne Renoir riusciva a dipingere solo legandosi i pennelli con una cinghia alla mano artritica e avvalendosi dell'aiuto di un assistente. Affrontò la dolorosa menomazione fisica con grande tenacia, senza mai smettere di lavorare al punto da realizzare sino all'ultimo una magnifica serie di opere che restano per sempre nella storia dell'Impressionismo e dell'Arte di ogni tempo.
L'ultimo decennio di Pablo Picasso va dagli 82 ai 92 anni. L'artista trascorre serenamente le giornate nel castello di Vallauris, svegliandosi a mezzogiorno e giocando con i due piccoli figli Claude e Paloma. E' un uomo ricchissimo, ma continua a lavorare freneticamente pur avendo deciso di non vendere più, nonostante le assillanti richieste dei mercanti d'arte di tutto il mondo. Tra marzo e ottobre del 1968 si dedicò alla Suite 347: trecentoquarantasette incisioni in sette mesi che racchiudono il suo immaginario creativo, la summa tematica dell'artista più innovativo e prolifico del '900. Fra dicembre '69 e gennaio'70 - in un solo mese - realizzò 194 disegni per poi tornare alle incisioni creando la Suite 156 (centocinquantasei!). Il 25 ottobre 1971 compie novant'anni e da tempo ormai la sua fama è diventata planetaria, persino il museo del Louvre aveva comprato ed esposto alcune sue opere, come mai era accaduto per un artista vivente. Calcolando a fatica solo la produzione artistica rimasta di sua proprietà, ne risultava un patrimonio enorme di dipinti, disegni, incisioni, sculture, ceramiche. Un tesoro inestimabile accumulato attraverso un lavoro frenetico, incessante sino all'ultimo quadro, un inquietante Autoritratto somigliante ad un teschio che - per scaramanzia - non riusciva mai a concludere, quasi volesse in quella tela esorcizzarvi la Morte…la quale però venne immancabilmente a trovarlo in un giorno d'aprile del 1973.
Per certi aspetti l'arte del pittore Joan Mirò appare sempre come un mistero da definire e comprendere, sebbene chiunque osservi una sua opera non può evitare d'ammirarla e restarne al contempo affascinato. Infaticabile sperimentatore di ogni tecnica, l'artista catalano resta il grande maestro del Surrealismo, inimitabile per quel segno magicamente tracciato dalla fantasia e i tanti, soavi colori inventati dalla sua ricchissima, inesauribile creatività. Quasi ignorato in patria sino alla caduta del franchismo per le sue idee liberali, seppe poi diventare un grande di Spagna dipingendo persino le celebri icone grafiche e i luminosi simboli della sua terra. Mirò e la sua arte hanno attraversato due conflitti mondiali ed una logorante guerra civile, conquistando in tutto il mondo un successo travolgente che non si è mai attenuato, neppure dopo la sua scomparsa avvenuta a novant'anni nel giorno di Natale del 1983.
Il pittore più longevo d'ogni tempo è stato Marc Chagall, essendo nato nel 1887 e morto il 28 marzo 1985. Di povera famiglia ebraica, era originario di un paesino russo cui farà un costante riferimento evocativo in tanti suoi dipinti, rappresentandolo come un piccolo e sperduto villaggio innevato. Dopo essersi trasferito in Francia sperimentò tutte le tecniche dell'arte e sin dagli anni Venti i suoi quadri si popolano di figure strane, dal significato ambiguo e sconcertante: spose, fiori, violinisti, acrobati del circo, omini volanti che fluttuano nell'aria e sembrano affiorare dalla dimensione inconscia dei nostri sogni. Pur ispirandosi agli eventi della vita quotidiana o ai ricordi remoti dell'infanzia, Chagall li trasfigura con apparente incongruenza logica e incomprensibile significato. In realtà un senso profondo delle cose vi si nasconde con assoluta originalità e le sue composizioni diventano inconfondibili anche per la tonalità personalissima dei suoi colori: rossi vibranti, verdi intensi, blu e gialli brillanti si fondono di continuo nell'armonia di tante creazioni oniriche e suggestive.
Anche fisicamente l'esile figura dell'artista somigliava a quegli omini volanti che, librandosi nello spazio, percorrono il sentiero dei ricordi alla ricerca di un'infanzia per sempre perduta e di una felicità impossibile da trovare in questa nostra vita che Chagall lasciò a 98 anni, dopo averla fatta attendere - la morte - per circa un secolo.



"La casa in fiamme"(Chagall)


Marc Chagall (1887-1985)

Egon Schiele morì a 28 anni

La Pietà vaticana (1499)

Pietà Rondanini (1552-'64)

Autoritratto del vecchio Tiziano

Goya: "La lattaia di Bordeaux"

Dipinto di Renoir

La 'Morte' cercò Picasso
nel 1973

Joan Mirò (1893-1983)


Dipinto di Mirò

 © 2003 Giuseppe De Rosa All rights reserved

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