|
IL MARKETING DELLARTE
Da
circa mezzo secolo le regole dei mercati occidentali hanno
progressivamente trasformato il vecchio imperativo
commerciale io ho un prodotto e devo venderlo
nella regola più diffusa del marketing contemporaneo:
io ti faccio venire il desiderio di un prodotto e
te lo vendo.
Una strategia di vendita che ha realizzato sempre nuovi oggetti
di consumo sulla base dei bisogni - veri o presunti - del
potenziale cliente; per cui lo scopo di qualunque marketing
è stato quello di conoscere e comprendere così
bene le aspettative della gente da proporle un prodotto in
grado di vendersi da solo. Come dire che luomo
non ha bisogno di trapani, ma di buchi. E la necessità
fondamentale di fare buchi gli viene soddisfatta vendendogli
trapani.
Ma quali bisogni devono essere soddisfatti in un potenziale
acquirente di opere darte? E nel marketing dellarte
valgono le stesse regole di tutti gli altri mercati oppure
vi si riscontrano aspetti commerciali irripetibili, cioè
ad esso peculiari e non trasferibili ad altre tipologie economiche?
Certo nella vendita di prodotti artistici un bisogno primario
dellacquirente è costituito dal sincero desiderio
di appagamento estetico, ma non sempre tale esigenza è
alla base dellacquisto di un quadro o una scultura.
Talvolta vi è implicata la vanità di mostrare
un raggiunto status symbol, uninvidiabile realizzazione
personale; o più semplicemente lesigenza di arredare
la propria casa e, se possibile, mettere al riparo i risparmi
in un investimento considerato da molti un sicuro bene-rifugio.
Gli economisti solitamente suddividono i mercati in due contesti
generali: 1) mercato a concorrenza perfetta
2) mercato di monopolio. Nel primo caso, venditori,
prodotti e acquirenti sono così numerosi che nessuno
è in grado di determinare la formazione del prezzo
che viene deciso dallincontro fra domanda e offerta.
Ciò non può accadere invece nelle compravendite
darte le quali - trattando prevalentemente esemplari
unici e insostituibili - costituiscono un mercato di monopolio
in grado di stabilire il valore di un dipinto con un sistema
autoreferenziale e non vincolato a parametri oggettivi come
accade per qualsiasi altro prodotto.
Basterebbe citare i tre quadri più cari al mondo, le
tre medaglie olimpiche conquistate in asta
tra il 2004 e il 2006. Medaglia doro: Gustav
Klimt Ritratto di Adelle Bloch-Bauer (1907)
135 milioni di dollari. Medaglia dargento: Pablo
Picasso Ragazzo con la pipa (1905) 104
milioni di dollari. Medaglia di bronzo: Pablo Picasso
Dora Maar con il gatto (1941) 95 milioni
di dollari.
Ma di quante pietre preziose dovrebbero essere tempestati
i suddetti dipinti o quanti quintali doro e platino
bisognerebbe accumulare per pareggiare il prezzo raggiunto
in asta da tre prodotti eseguiti con materiali poveri su un
comune supporto di tela?
In un mercato di monopolio, come quello artistico,
può accadere che il valore aggiunto del prodotto
venga determinato non solo dalla genialità dellautore,
ma anche dalla sua eccentricità. Pittori come Francis
Bacon o Jackson Pollock fra i più costosi del
900 - hanno tratto grossi vantaggi economici dalla loro
asocialità, dalla bizzarria del temperamento, dalla
tendenza allautodistruzione che li legava indissolubilmente
allalcolismo cronico. Alcuni artisti, come Andy Warhol
o Joseph Beuys, hanno esercitato il loro fascino mondano sulla
società americana degli anni Sessanta, facendo pagare
a caro prezzo ai collezionisti anche la loro immagine estemporanea
e carismatica. Salvador Dalì è stato, forse,
il più geniale promotore di se stesso attraverso stravaganze
di ogni tipo che hanno sempre tenuto desta lattenzione
dei mass-media su di lui, realizzando unoperazione di
marketing senza precedenti nella storia del mercato
artistico che contribuisce ancora a 18 anni dalla morte
- a far valere un suo bel dipinto alcuni milioni di euro.
In Italia, viceversa, le stravaganze eccessive o la vita sregolata
di un artista hanno quasi sempre nuociuto alle sue quotazioni.
Il caso, forse, più clamoroso è stato quello
di Mario Schifano, un pittore fortemente innovativo e geniale,
ma in vita sottovalutato per il suo spregiudicato anticonformismo
esistenziale che veniva disapprovato da un certo collezionismo
provinciale e bigotto il quale rifiutava persino i suoi capolavori
degli anni Sessanta.
Una componente basilare del marketing artistico è
costituita dalla segmentazione del mercato, che diventa indispensabile
per analizzare i comportamenti dei collezionisti sui quali
pianificare e orientare le strategie di vendita. Ne deriva
la scomposizione e lindividuazione di gruppi dacquirenti
il più possibile omogenei sia per gusti estetici che
per capacità finanziarie; a tal fine diventa indispensabile
per qualunque mercante o gallerista specializzarsi e collocarsi:
a) in un determinato periodo storico: antico (fino
a tutto il 700), dellOttocento, dellImpressionismo,
moderno (1900-1950), contemporaneo (dal 1950 in
poi) b) in un genere prevalente (figurativo/astratto/avanguardie
storiche/ultime tendenze) c) nel livello finanziario
degli autori trattati (internazionale/nazionale/regionale/provinciale/locale)
d) sul target di riferimento collezionistico.
In questultimo caso va individuata la tipologia di clientela
cui fare riferimento, ma soprattutto la sua capacità
di spesa per singola opera che può suddividersi in
una fascia alta (oltre 100.000 euro), medio-alta
(da 50.000 a 100.000 euro), media (da 25.000 a 50.000
euro), medio-bassa (da 10.000 a 25.000 euro). Va precisato
che queste quattro fasce di riferimento coinvolgono
una minoranza privilegiata di collezionisti. La stragrande
maggioranza degli acquirenti darte, che sarebbe ingrato
definire fascia bassa, si colloca tra 1.000 e 10.000
euro. Naturalmente si tratta di una segmentazione finanziaria
del tutto relativa e soggetta alle variabili più diverse
quali i periodi di crescita o recessione, il territorio geografico
di riferimento ed infine le tradizionali dimensioni del nostro
mercato artistico che sono ridotte se paragonate alle piazze
di Londra, New York ed alle cifre iperboliche che vi si raggiungono.
Tuttavia va detto che da qualche anno non è più
così raro assistere ad unasta italiana dove unopera
importante viene aggiudicata ad una cifra che supera il milione
di euro fino al record di vendita in Italia che spetta ad
una scultura in marmo di Arturo Martini comprata per 2.401.950
euro il 24 maggio 2005 alla Christies di Milano.
Laspetto più importante e complesso del marketing
dellarte resta la definizione del prezzo. Un artista
che comincia la carriera deve scegliere accuratamente la soglia
iniziale del suo prezzo di vendita. Fermo restando che non
è opportuno chiedere cifre esagerate, può scegliere
la strategia di produrre poco ad un costo elevato oppure vendere
molto a poco prezzo. Molti artisti, nei periodi di scarsa
domanda o per reale necessità, hanno prodotto tanto
a prezzi bassi allargando a dismisura la fascia dei compratori
con la conseguenza, però, che una volta raggiunto un
discreto successo di critica non si è verificato un
aumento apprezzabile delle quotazioni, poiché ad ogni
aumento di prezzo arrivano sul mercato le troppe opere realizzate
in precedenza con la conseguenza di frenare la politica
del rialzo. Viceversa se lofferta di un artista
è scarsa, perché ha prodotto poco o disgraziatamente
è morto giovane, laumento del prezzo si rivelerà
costante; non solo, ma per un nome affermato è lo stesso
prezzo-alto che diventa un prodotto ricercato
da molti più collezionisti benestanti che possono ostentare
ricchezza e invidiabile posizione sociale. Quindi per le firme
conosciute ad un rialzo del prezzo corrisponde sempre un aumento
della domanda. Tuttavia non va dimenticato che leccessiva
scarsità di opere in circolazione danneggia le quotazioni,
poiché è buona norma apparire sul mercato con
regolarità per non rischiare di essere dimenticati,
subendo una prolungata stagnazione dei prezzi.
In conclusione va detto che la bravura di un artista e la
qualità del suo prodotto sono condizioni necessarie
per entrare nel mercato dellarte, ma non sufficienti
per raggiungere un prezzo elevato o quantomeno significativo.
Chi lo ottiene ha saputo mettere in atto una strategia di
marketing vincente, spesso con laiuto e la tutela
di un abile mercante, le recensioni convincenti di un critico,
lonesto lavoro di un volenteroso gallerista.
|