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I
MISTERI DI UN 'PITTORE MALEDETTO'
E' stato il Seicento il secolo
più violento e senza scrupoli nel perseguitare ogni
tipo di eresia religiosa o di anticonformismo culturale che
potesse minacciare l'autorità costituita di principi,
sovrani o cardinali. Il secolo della Santa Inquisizione si
era aperto, nel gennaio del 1600, col rogo di Giordano Bruno
ed era proseguito col processo a Galileo e la conseguente
condanna di ogni innovazione scientifica che potesse minacciare
o contraddire le verità rivelate delle Sacre
Scritture, spesso malamente interpretate dalla Chiesa. Il
conflitto tra Scienza e Fede diventa il tema dominante di
cui poi la Storia si sarebbe occupata fino ai nostri giorni.
Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio dalla cittadina lombarda
da cui proveniva, di questo secolo visse solo il primo decennio
essendo nato nel 1571 e morto nel 1610, a 39 anni. Eppure
nessun pittore come lui ha mai saputo anticipare le inquietudini
del suo tempo e rappresentarle in modo così
intenso e realistico. Tanto nell'arte eccelsa dei suoi quadri
quanto nei comportamenti immorali dell'uomo egli sembrò
incarnare le ossessive contraddizioni di quell'epoca, i feroci
contrasti di luce e d'ombra in cui sacro e profano,
cielo e terra s'incontrano drammaticamente.
Un pittore straordinario; certamente - con Rembrandt - il
maggiore di tutto il secolo. Tuttavia resta il mistero della
sua vita breve e sregolata, sempre in bilico tra un talento
artistico prodigioso e le debolezze umane più volgari
e meschine. Ammirato e protetto per la sua strabiliante bravura
da alcuni potenti dell'epoca, fu anche disprezzato per i comportamenti
violenti e scandalosi che ne caratterizzarono l'esistenza
tumultuosa, costellata da arresti e processi di ogni tipo
fino alla condanna a morte in contumacia per omicidio. Di
lui ci restano tante carte di scarso rilievo biografico: rapporti
di polizia, verbali giudiziari, ricevute di pagamento. Ne
riconosciamo l'aspetto fisico in alcuni personaggi dei suoi
quadri; oppure raffigurato in primo piano - come un macabro
autoritratto - nella testa mozzata di Golia col volto tumefatto,
gli occhi spenti, la bocca semiaperta e ancora rantolante.
Eppure della sua vita si conosce molto poco, pochi frammenti
che non svelano il mistero della sua vera personalità,
dei suoi pensieri, del suo mondo interiore: non ci ha lasciato
scritti, né lettere e neppure una tomba, essendo morto
da solo all'improvviso, sulla strada per Roma, in un'afosa
giornata di luglio che ne disfece rapidamentte il cadavere
andato perduto.
C'era andato a Roma la prima volta ventunenne e aveva affinato
il mestiere, appreso in Lombardia, nella bottega del pittore
Cavalier d'Arpino, cimentandosi inizialmente con le
nature morte e rivelando subito un'incredibile rapidità
d'esecuzione senza avvalersi di alcun disegno preparatorio.
Dimostrava sulla tela un realismo del dettaglio straordinario,
soprattutto nel dipingere la fruizione della luce che veniva
proiettata sugli oggetti e le figure come se emergessero dall'oscurità.
Un gioco di luci e di ombre che conquistò l'ammirazione
del pubblico e, soprattutto, del cardinale Del Monte, ambasciatore
di Toscana e gran collezionista che volle accoglierlo in casa
diventandone munifico protettore.
Da quel momento avrebbe potuto arricchirsi e frequentare il
bel mondo della Città Eterna, ma Caravaggio amava mescolarsi
con gaglioffi di strada e meretrici, frequentava taverne malfamate,
bordelli e giocava d'azzardo. Si conoscono i nomi di alcune
prostitute, come Lena Antognetti e Fillide Melandroni, che
posavano per lui diventando le sante e le Madonne dei suoi
quadri. Tra i molti difetti aveva quello di sparlare di chiunque;
per questo prima subì un processo per diffamazione,
poi in tre anni venne arrestato dalla giustizia romana e messo
in galera cinque volte per aggressione, ingiurie e porto d'armi
abusivo. Dopo aver cercato di cambiare aria e rifugiarsi
a Genova per qualche tempo, torna a Roma in condizioni pessime
e senza casa, essendo già stato sfrattato dalla vecchia
proprietaria per insolvenza, mentre è alla disperata
ricerca di denaro. Come avesse sperperato in poco tempo le
cifre ragguardevoli guadagnate in passato? Un altro mistero!
Nel maggio del 1606 tocca il fondo, quando in una rissa per
futili motivi, forse per un debito non pagato, diventò
assassino uccidendo un compagno di gioco. Ricercato come un
volgare delinquente fugge a Napoli, dov'è già
un pittore famoso e vi ottiene numerose commissioni che lo
occupano fra l'inverno e la primavera del 1607.
Tuttavia pesa su di lui una condanna a morte in contumacia
e Roma è troppo vicina. Preferisce approdare in luoghi
più sicuri, rifugiandosi a Malta ed anche lì
viene accolto con grandi onori, nominato addirittura cavaliere
del prestigioso Ordine, che governa l'isola e gli commissiona
l'enorme pala d'altare Decollazione di san Giovanni Battista,
un capolavoro assoluto e l'unico quadro che abbia mai firmato
scrivendo il suo nome Michelangelo con il rosso del
sangue che sprizza dal collo del martire.
Ma anche a Malta - e non sappiamo il perché? - finirà
in prigione e successivamente cacciato con un singolare provvedimento
d'espulsione che lo definisce "putrido e fetido".
Riparato fortunosamente in Sicilia su una barca sgangherata,
approdò a Siracusa, si spostò a Messina e successivamente
a Palermo, realizzandovi un solo dipinto per l'Oratorio di
san Lorenzo, quella splendida Natività rubata
nel 1969 e mai più ritrovata.
Non si dimentichi che ogni suo passaggio da una città
all'altra è testimoniato da quadri e pale d'altare
che gli venivano commissionati dalle autorità locali,
confraternite religiose oppure da aristocratici che si contendevano
il suo talento, sebbene fosse un noto ricercato.
Ancora oggi nessuno riesce a spiegarsi come riuscisse tecnicamente
a realizzare in breve tempo, tra una fuga e l'altra, tante
opere di tale bellezza e di così grandi dimensioni:
dai 3,61x5,20 metri del Battista maltese ai 4,08x3
metri del siracusano Seppellimento di Santa Lucia.
Nonostante le scarse notizie biografiche, l'artista è
stato sempre circondato dalla fama sinistra di un poco
di buono, un manigoldo dalla vita eccessiva e sregolata.
L'ultima interpretazione sulla personalità del pittore
maledetto ci viene dallo studioso francese Fernandez persuaso
dell'omosessualità di Caravaggio che volle sfidare
la società del proprio tempo trasferendo direttamente
nei quadri la sua inclinazione erotica. Secondo questa tesi,
va rivista la lettura delle tele caravaggesche. Nell'impiego
senza precedenti di popolani e prostitute come modelli sacri;
ragazzi di strada ritratti come san Giovanni Battista o adolescenti
in pose lascive si rivelerebbero i gusti sessuali del
pittore. Persino l'espulsione incomprensibile da Malta fu
probabilmente motivata da uno scandalo sessuale. Infatti nel
Ritratto di Alof de Wignacourt, Gran Maestro dell'Ordine,
c'è un bel ragazzino biondo che gli fa da paggio: l'ipotesi
è quella che Caravaggio avesse sedotto quel ragazzino
provocando l'ira del Gran Maestro e scatenando fra loro una
rivalità omosessuale. Ciò ne spiegherebbe l'arresto
e la successiva espulsione senza un verbale, né motivazione
scritta, a parte l'insulto di "putridum e fetidum".
Nonostante tutto, il pittore maledetto aveva
ottenuto in pochi anni una fama senza precedenti; ammirato
da Rubens e imitato nella tecnica da italiani, francesi, fiamminghi
sembrava aver lasciato un'eredità artistica cospicua
e indelebile.
Però fra i tanti misteri sulla vita di Michelangelo
Merisi il più incomprensibile resta, infine, il totale
oblìo in cui precipitò a pochi decenni dalla
morte. Già alla metà del Seicento cominciava
a non interessare più nessuno e nei trecento anni successivi
- '700, '800 e metà del '900 - di lui ci si era dimenticati,
ma proprio dimenticati!
Rivalutato a metà del Novecento, grazie soprattutto
alla revisione critica dello storico dell'arte Roberto Longhi,
Caravaggio fu riscoperto e viene oggi ammirato nel mondo come
un genio assoluto, la cui grandezza d'artista non fu mai fu
scalfìta - misteriosamente - dalle meschine
debolezze dell'uomo.
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