Nei manuali di marketing la
scala di Maslow o teoria dei bisogni costituisce un riferimento
fondamentale per analizzare e comprendere le variabili di mercato che
determinano gli assetti della produzione e orientano la commercializzazione
di qualsiasi oggetto finalizzato alla vendita. Secondo la predetta teoria
l'uomo avverte tre bisogni fondamentali, ordinati secondo una gerarchia
d'importanza: 1) i bisogni fisici ovvero quelli che sono alla
base della sopravvivenza; 2) i bisogni sociali che ci spingono
ad integrarci nel gruppo dei nostri simili; 3) i bisogni dell'Io
che riguardano i desideri individuali e conducono all' autorealizzazione
di se stessi. Il concetto fondamentale della scala di Maslow
consiste appunto nella convinzione che, per sua natura, l'uomo non si
senta mai appagato: quando ottiene il soddisfacimento dei bisogni inferiori,
avverte prepotentemente la necessità di soddisfare anche quelli
appartenenti al gradino più alto della scala.
Il " bisogno dell'arte" che caratterizza il nostro tempo è
una tipica espressione del capitalismo avanzato e di una società
postindustriale. Il collezionismo privato non è soltanto l'espressione
di un diffuso benessere o di una volontà speculativa, ma una
delle più significative testimonianze del passaggio da un'economia
di sussistenza a quella che tiene conto del valore simbolico di un oggetto
artistico, il quale consente al suo possessore di connotarsi e distinguersi
da un ogni altro individuo. Tracciare una tipologia del collezionista
è quasi impossibile, poiché ci sono troppe variabili economiche,
psicologiche e culturali. Per semplificare possiamo distinguere due
tipi di collezionista: il puro e lo speculatore. Il primo
è in genere motivato da un innamoramento esclusivo per alcuni
artisti o settori di mercato; il secondo tende ad avere un minore attaccamento
per le opere mirando a vendere e comprare di continuo al fine di valorizzare
al massimo il reddito finanziario che deriva dalla sua collezione.
Se confrontiamo le psicologie di alcuni grandi collezionisti ci accorgiamo
delle profonde diversità dei loro comportamenti. I Rockefeller
erano dei moralisti, amanti di una vita parsimoniosa fino al punto da
proibire ai bambini di chiedere giocattoli costosi, i fratelli Stein
erano tanto ricchi quanto sfaccendati, incapaci di lavorare e stringere
legami sentimentali, Peggy Guggenheim era una divoratrice di uomini,
arida con i figli ma generosa con gli amanti, Picasso un accanito collezionista
di se stesso, Charles Saatchi un uomo schivo e timido, mentre il barone
Von Thyssen è noto per la sua estroversa affabilità. Psicologie
diverse, ma tutte accomunate da un tratto comune quale appunto l'amore
per l'arte, o meglio per il possesso dell'arte esasperato al punto da
diventare un bisogno vitale.
La passione per il collezionismo è una mania? Alcuni sostengono
di sì. Nella dimensione intima del collezionista d'arte vi è
dunque un articolarsi di motivazioni molto complesse che possono avere
un diverso spessore a seconda della sua personalità ma che sono
strettamente legate l'una all'altra. Il rapporto tra le persone e gli
oggetti di cui si circondano è diventato sempre più variegato
e ricco di significati, poiché i vecchi sistemi di identificazione
sociale, un tempo facilmente riconoscibili nella nascita familiare di
appartenenza o nell'intellettuale di professione, sono quasi scomparsi.
Al loro posto si è sostituita la molteplicità degli status
symbol, la casa, l'automobile, la barca, e poco importa se gli oggetti
di lusso siano frutto del lavoro, della speculazione finanziaria o di
illeciti arricchimenti. Tuttavia nella sconfinata pletora degli oggetti
di valore, l'opera d'arte rappresenta per i collezionisti qualcosa di
più gratificante e in grado di rinforzare prepotentemente l'autostima
di se stessi, per cui una collezione talvolta iniziata per gioco e senza
eccessiva convinzione si amplifica fino a diventare quel bisogno
psicologico che, un tempo, si sarebbe definito una necessità
dello spirito.
Il collezionismo privato, contrariamente a quello che si pensa, non
sempre si traduce nell'acquisto di quadri moderni e contemporanei, ma
si diversifica nei settori artistici più disparati che hanno
ciascuno - ai più alti livelli di mercato - anche precisi riferimenti
geografici. Londra concentra un numero imponente di gallerie che si
occupano di maestri antichi italiani, inglesi e spagnoli; mentre a Parigi
può ancora trovarsi qualche illustre firma francese dei secoli
scorsi. Naturalmente le contrattazioni sui capolavori degli antichi
maestri non esistono più, essendo ormai giustamente diventati
patrimonio dell'intera umanità che può ammirarli nei musei
più importanti del mondo. Nell'ultimo trentennio, l'antiquariato
ha coinvolto un crescente numero di appassionati, che sono diventati
veri e propri collezionisti alla ricerca - a volte bizzarra - di ogni
oggetto appartenuto al passato, dagli spartiti autografi dei grandi
musicisti alle stampe decorative, dai vasi cinesi agli antichi tappeti,
dalle armature medievali ai manoscritti letterari, richiestissimi questi
ultimi dai bibliofili, il cui sogno più ambito e irrealizzabile
resta la Bibbia di Gutemberg, primo libro stampato della storia
(1456) di cui al mondo sono rimasti conservati 47 esemplari ed uno solo
di essi vale oggi alcuni milioni di euro. Tralasciando i mobili di antiquariato
che meritano un articolo esclusivo per il gran numero di collezionisti
coinvolti, ricordiamo brevemente il settore degli argenti, delle porcellane,
dei vetri, dei preziosi e degli oggetti Fabergé.
Il settore degli argenti è cresciuto notevolmente, soprattutto
riguardo agli oggetti sacri di cui si valutano in primo luogo la qualità
degli intarsi ed il periodo di esecuzione. Essi vengono principalmente
trattati da Kugel a Parigi, Phillip a Londra e Seling a Monaco. Per
le porcellane i mercanti di grosso calibro non sono molti: Segel a Basilea
è stato nel passato il più importante, oggi i maggiori
antiquari del settore si trovano a Friburgo, Zurigo, Londra e le piccole
figure di Capodimonte restano le porcellane più ambite e care
di questo delicatissimo collezionismo. Il mercato dei vetri è
concentrato prevalentemente in Germania e Amsterdam. Stranamente i vetri
dell'Ottocento hanno oggi quotazioni più alte rispetto a quelli
dei secoli precedenti e i maggiori appassionati sono tedeschi e americani,
disposti ad offrire cifre cospicue soprattutto per i bicchieri smaltati
di Venezia. Il collezionismo dei preziosi è molto attivo a New
York, nelle cui aste di Sotheby's si fatturano cifre da capogiro: smeraldi
e diamanti attraggono petrolieri texani e sceicchi arabi smaniosi di
investire milioni di dollari in oggetti da loro considerati tradizionali
beni-rifugio, sebbene in realtà i preziosi abbiano sempre
avuto una lentissima rivalutazione. E' Ginevra tuttavia a fare la parte
del leone nelle contrattazioni private di preziosi. Una posizione intermedia
fra oggetti d'arte ed artigianato di lusso occupano i cosiddetti Fabergé,
ovvero quei preziosi manufatti usciti dal laboratorio di Carl Fabergé,
gioelliere dello zar, il quale aveva una concezione bizzarra e aristocratica
dell'arte: figurine, scatolette, vasetti, orologi di cristallo o smeraldo
di cui si ammira la raffinatissima qualità artigianale, ma dalla
tipica inutilità imperiale. I ricchissimi collezionisti
difficilmente trovano ormai l'ambitissimo Uovo Fabergé,
ma offrono cifre notevoli per i vasetti di cristallo contenenti fiori
o frutti d'oro e pietre preziose.
Si è parlato di alcuni compositi aspetti dei vari collezionismi,
multiforme mosaico di gusti, di tendenze artistiche, commerciali e speculative
talvolta parallele, più spesso contrastanti. Come si è
visto ovunque può sorgere una richiesta d'arte, di arredamento,
d'investimento, a prescindere dalle città, dai generi, dalle
epoche. Ovunque esista la passione per un collezionismo autentico e
raffinato che non si riduca all'effimera moda di una fantasia ricca
e capricciosa.