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PITTRICI
NELLA STORIA
Talvolta
ci si chiede quante donne siano entrate a far parte della
Storia dell'arte? La nostra memoria è affollata di così tanti
nomi maschili che, nell'immaginario collettivo, c'è
sempre la presenza di un uomo con pennello e scalpello intento
a realizzare un quadro o una scultura.
E
le donne artiste? Per molti secoli restano 'invisibili'
fra le mura di casa o di un convento, dedite alle arti cosiddette
minori quali il ricamo, la tessitura, la miniatura. Nel Medioevo
non possono intraprendere alcun tipo di apprendistato nelle
botteghe d'arte o artigiane; per cui fino al Cinquecento viene
repressa e ignorata ogni loro aspirazione artistica.
Solo
a partire dal XVI secolo alcune pittrici riescono a farsi
conoscere al di là dei confini cittadini, mentre le più dotate
s'impongono addirittura in ambito europeo. Accade alla primogenita
del Tintoretto, Marietta Robusti, che lavora per quindici
anni nella bottega paterna dimostrando un'abilità sorprendente
al punto da essere invitata dal re spagnolo Filippo II, senza
che il padre però le concedesse di recarsi in terra
straniera. Viceversa la cremonese Sofonisba Anguissola potè
esercitare, alla corte di Spagna, la funzione di ritrattista
ufficiale dal 1559 al 1580 perché suo padre glielo
consentì, essendo un uomo liberale e grande appassionato di
pittura. Nello stesso periodo la miniaturista fiamminga Levina
Teerline lavora al servizio dei sovrani inglesi Edoardo VI,
Maria Tudor ed Elisabetta I affermandosi come artista di prim'ordine
al punto da guadagnare cifre ragguardevoli e superiori a molti
famosi pittori (maschi) del suo tempo.
Nel
1562 era sorta a Firenze l'Accademia europea del Disegno,
ma solo nel 1616 vi fu ammessa una donna. Si trattava di Artemisia
Gentileschi, la maggiore pittrice del Seicento, fra i massimi
artisti italiani d'ogni tempo. Tre anni prima del suo ingresso
in Accademia, Artemisia aveva già dipinto il suo capolavoro
intitolato "Giuditta che decapita Oloferne",
una tela di 159x126 cm. che rievoca il cruento episodio biblico
trattato anche da Caravaggio. Il dipinto esprime le straordinarie
doti pittoriche di questa giovane donna che venne violentata
a diciott'anni da un anziano amico del padre e, durante il
processo contro il suo stupratore, dovette subire ogni tipo
di umiliazione, compresa la tortura, da una giustizia maschilista
e reticente verso le vittime di sesso femminile. Nella fredda
violenza del gesto di Giuditta che decapita Oloferne
si può cogliere il rancore di tutte le donne violentate
nei secoli; per cui Artemisia Gentileschi e i suoi magnifici
quadri sono stati spesso assunti a simbolo dal femminismo
del XX secolo.
Oltre a Barbara Longhi - figlia del pittore manierista Luca
ed eccellente ritrattista di sante e Madonne nel piccolo formato
- un caso straordinario di precocità artistica fu quello della
bolognese Elisabetta Sirani che, a soli 17 anni, era già considerata
un maestro in grado di gestire una sua Scuola d'arte
per fanciulle in cui insegnava le più raffinate
tecniche della pittura e dell'incisione. Nella sua breve esistenza
produrrà più di 200 dipinti e verrà apprezzata nelle maggiori
corti europee per la raffinatezza e l'intensità espressiva
dei suoi quadri. Un'ulcera perforata la stroncherà giovanissima,
nel 1665, a soli 27 anni. Si sospetterà un avvelenamento procurato
da una sua cameriera invidiosa, ma l'autopsia evidenziò
come fossero state del tutto naturali le cause della sua morte
improvvisa e inattesa.Nel corso del Seicento si afferma rapidamente,
soprattutto nel nord Europa, una ricca borghesia mercantile
che vuole arredare elegantemente le proprie case, richiedendo
ai pittori soggetti sempre nuovi o decisamente decorativi.
Si diffonde, quindi, il genere della 'natura morta' in
cui eccellono le pittrici olandesi Clara Peeters, Maria Van
Oosterwijck e Rachel Ruysch. Un caso a parte è rappresentato
da Maria Sibylla Merian che si specializza nell'illustrazione
botanica ed entomologica, al punto da essere inviata dalle
autorità olandesi nella colonia del Suriname per illustrare
i risultati di una spedizione scientifica. In Italia al nuovo
genere si dedica la milanese Fede Galizia, alla quale
si deve una natura morta con frutta risalente al 1602,
forse la prima della nostra storia artistica. Dotata di eccezionale
talento seppe dipingere su tavola opere bellissime e caratterizzate
stilisticamente da una luce fredda, tagliente
in grado di esaltarne la perfetta armonia compositiva.
Il Settecento italiano fu dominato al femminile dalla veneziana
Rosalba Carriera, straordinaria ritrattista nella tecnica
del pastello in cui dimostrò grande versatilità e finezza
descrittiva nell'introspezione psicologica dei personaggi
rappresentati. Fin da giovane conquistò una fama internazionale,
dividendo la sua esistenza fra Venezia e Parigi ed ottenendo
commissioni da molti principi e sovrani europei. Tornata definitivamente
nella sua amatissima città lagunare fu afflitta negli ultimi
anni da una grave malattia agli occhi che la condurrà alla
cecità irreversibile fino alla morte, avvenuta nel 1757.
In Europa vanno ricordate almeno due pittrici vissute tra
il Settecento e l'Ottocento: la svizzera Angelica Kaufmann
e la francese Marie-Guillemine Benoist. La prima, famosa e
carica di riconoscimenti accademici, fece scandalo per alcuni
suoi disegni di nudi maschili ritratti dal vero; la
seconda, allieva del grande pittore napoleonico David, si
battè per l'abolizione della schiavitù anche attraverso dei
quadri simbolici, diventati famosi, come 'Ritratto di negra'.
La pittura del XIX secolo verrà profondamente rinnovata, negli
ultimi decenni, dall'impressionismo di cui fecero parte quattro
donne: Mary Cassat, Berthe Morisot, Suzanne Valadon ed Eva
Gonzales. Della Cassat si parla alla pagina Artista del
mese. Berthe Morisot fu una bellissima modella e prima
donna ad unirsi al gruppo dei grandi maestri francesi di fine
Ottocento. Modella prediletta di Monet, si legò a lui,
a Renoir e a Rodin di profonda amicizia, contribuendo all'organizzazione
della prima collettiva parigina per sole donne (Salon des
Femmes). Più libera e spregiudicata fu Suzanne Valadon,
modella e amante di Toulouse-Lautrec, nonché madre
di un figlio illegittimo che diventerà il famoso Maurice
Utrillo. La sua pittura fu estremamente realistica nell'ambientazione
e anticipò i forti contrasti di colore che saranno
tipici dell'espressionismo. Nell'ambito del gruppo molto apprezzata
fu Eva Gonzales, d'origini spagnole e modella di Manet; tuttavia
non fece in tempo a veder riconosciute le sue doti d'artista
essendo morta di parto, a trentaquattro anni, nel 1883.
Il primo Novecento si caratterizza per il rinnovamento radicale
della pittura attraverso la diffusione delle avanguardie
storiche a cui partecipano molte artiste di talento, sebbene
abbiano spesso il ruolo marginale di compagne o muse ispiratrici
di grandi maestri. Accade a Gabriele Munter (Kandinskji),
Marie Laurencin (Apollinaire), Leonora Carrington (Ernst),
Frida Kahlo (Rivera), Jeanne Hébuterne (Modigliani).
In Russia, viceversa, dopo la Rivoluzione d'ottobre alle artiste
delle avanguardie viene riconosciuto un ruolo di primo piano
nella pittura e nel design: Nataljia Goncarova, Liubov Popova.
Alexandra Exter, Varvara Stepanova furono le più importanti
firme della nuova arte che si affermava in Unione Sovietica.
Nel periodo tra le due guerre l'arte delle donne
si avventura in generi e settori creativi da cui erano state
escluse: l'astrattismo di Sonia Delaunay, la fotografia della
friulana Tina Modotti, l'art Deco di Tamara de Lempicka che
diventa famosa per i ritratti femminili nei quali raffigura
donne volitive, moderne e definitivamente emancipate da ogni
tutela maschilista. Le sue opere, trascurate per decenni dal
mercato artistico, sono ormai introvabili e valgono oggi alcuni
milioni di euro.
Molti
sono i nomi di artiste contemporanee che andrebbero ricordate;
ma si vuole concludere citando simbolicamente, per tutte,
una pittrice che il Novecento ha interamente attraversato
lavorando senza clamore, ma con l'entusiasmo e la passione
di sempre. E' la signora Felicita Frai, una pittrice nella
storia, che ha saputo dipingere l'eterna fanciulla
che c'è in ogni donna, trasfigurandovi per sempre nei suoi
quadri la bellezza interiore e l'incantevole stupore.
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