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Nel descrivere i suoi
versi Giovanni Pascoli scriveva che essi "cantano come i sogni
nel cuore, che cantano forte e non fanno rumore", poesie sospese
tra la dimensione dei ricordi e l'emozione di una fanciullezza ritrovata
nel suo incantevole stupore. Il richiamo alla poetica pascoliana appare
- per analogia concettuale - significativo quando si descrive la pittura
di Felicita Frai, ovvero una straordinaria artista del nostro tempo
che questo tempo ha percorso per gran parte del secolo scorso, mantenendo
sempre quella vitalità creativa che solo i grandi artisti sanno
comunicare attraverso la loro sorprendente personalità.
Nata a Praga al tramonto della Belle Époque, Felicita Frai
si trasferì giovanissima in Italia studiando prima con Achille
Funi e successivamente con Giorgio De Chirico che l'ha sempre giudicata
fra i grandi artisti del Novecento. Dagli anni Settanta l'Opera di Felicita
è sembrata rasserenarsi nel segno e nel colore, abbandonando
progressivamente le adulte, espressionistiche figure femminili per evocare
e materializzare quella magica adolescenza mai dimenticata da tutti noi,
perché allora e solo allora, forse, la vita ha saputo mostrarsi
meravigliosa con le sue aspettative straordinarie e l'irripetibile intensità
di un coinvolgimento sentimentale mai più provato con l'identica
emozione.
Quanti di noi, varcata la soglia dell'età adulta, della maturità
ed infine della vecchiaia possono affermare di avere realizzato i progetti
di un tempo, i sogni ad occhi aperti, quelle illusioni rimpiante
e mai possedute. Tra i pochi fortunati c'è Felicita Frai, perché
- nel dipingere - è sempre riuscita a stupirsi della vita che lei
sa guardare attraverso gli occhi splendidi delle sue incantevoli ragazze
che ci fanno trasalire e - a volte - ci commuovono sapendo risvegliare
quel fanciullino sopito che ci portiamo dentro e di cui avevamo
scordato l'esistenza.
A guardar bene i dipinti o le tecniche miste di Felicita sembra talvolta
di percepirvi un suadente abbandono, una soffusa malinconia: si resta
smarriti scoprendo che è la stessa tante volte sentita nella nostra
giovinezza prima, e in seguito durante il corso della vita quando avvertivamo
il presentimento di ciò che poteva essere e non sarebbe mai stato.
Era la malinconia per una delusione che ci avrebbe colto e sorpreso all'improvviso
senza un motivo, senza che noi lo avessimo voluto o meritato quel disincanto.
Ma ci confortano i colori, la trasparenza degli sguardi, la dolcezza delle
velature che l'artista praghese sa magistralmente ricreare, stemperando
la tristezza di un istante nei toni luminosi delle sue opere delicate,
preziose e suggestive.
In tempi come i nostri in cui la violenza, l'egoismo, la gratuita crudeltà
sono dominanti, la pittura di Felicita Frai ci riconcilia con la dimensione
dei migliori sentimenti del nostro animo e del nostro vivere. Si ha quasi
la sensazione, guardando i suoi quadri, che le trasognate espressioni
di quei volti dolcissimi diffondano l'emozione, la fragranza
di una perduta primavera, riportandoci magicamente alle radici della
nostra amatissima adolescenza quando ci si stupiva per niente, osservando
il mondo col medesimo incanto che ritroviamo nello sguardo di quelle fanciulle
in fiore che non invecchieranno mai, perché appartengono all'immutabile
dimensione della creazione artistica e alla pittura di Felicita Frai.
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