MARC CHAGALL
 
Il mistero dei nostri sogni
Marc Chagall nasce nel 1887 a Vitebsk, un povero villaggio della Russia zarista. La sua era una modesta famiglia ebrea che riuscì a farlo studiare con grandi sacrifici alla Scuola imperiale di belle arti, a San Pietroburgo, dove ottiene una borsa di studio che gli consente di recarsi a Parigi nel 1910 e di restarvi per quattro anni. Attratto dalle straordinarie innovazioni artistiche che si stavano realizzando nella capitale francese, conosce e diventa amico di Modigliani. Tornato in Russia assiste agli sconvolgimenti della Rivoluzione d'Ottobre, che gli lasciano un profondo sentimento di solidarietà verso quella moltitudine di diseredati, quel mondo popolare al quale Chagall sentirà di appartenere. Dopo la rivoluzione torna in Francia decidendo di restarvi per sempre.
A partire dagli anni Venti, Chagall inventa la sua irripetibile pittura, dai connotati surrealisti, che ne fa un caso unico in tutta la storia artistica del Novecento. I suoi quadri si riempiono di figure dal significato ambiguo e sconcertante: simboli, sogni, allegorie che sembrano emergere dalle profondità più nascoste e misteriose del nostro inconscio; fantasmi di un'immaginazione poetica feconda e singolare. Mucche, fiori, ragazze, animali, violini con le ali si muovono in modo confuso e disarticolato nel fantastico spazio dei suoi quadri. Eppure in questa apparente incongruenza di significati scopriamo una composizione creativa che ci affascina per il colore compatto e le suggestive tonalità; un colore chagalliano fatto di rossi vibranti, di blu o verdi intensi, gialli brillanti che si fondono nella magica armonia di uno spazio irreale dove lievitano cose e figure, fluttuando nell'aria, come svincolati dalle leggi di gravità. La fantasia dell'artista sembra non rispettare più i dati della logica o la coerenza dell'anatomia: l'asino suona il violino, si cammina sui tetti, il cavallo è blu o rosso, la testa di un personaggio si stacca dalle spalle…
Pur ispirandosi ad episodi della vita quotidiana e ai ricordi personali, Chagall li trasfigura in una realtà altra, in una dimensione onirica che sembra distorcere goffamente i significati della nostra vita, ma in realtà ne visualizza simbolicamente i contenuti esistenziali, cogliendone ora i sentimenti migliori, talvolta le più meschine contraddizioni. Accanto ad una sposa in abito nuziale l'artista colloca uno sposo con la testa di capra, mentre un omino sorvola il piccolo e lontano villaggio di Vitebsk: incombe sul sentimento d'amore, racchiuso nel cuore di una donna, la minaccia della bestiale violenza insita nell'esistenza nostra e del mondo intero, ma il ricordo dei luoghi dell'infanzia ci commuove, sollevandoci dalle meschinità di tutti i giorni. Chagall ama anche rappresentare il suo gusto per la natura esuberante e luminosa che si manifesta nella serie dei bouquets dipinti con colori spessi e materici: "I fiori? Non li posso veder morire - diceva - per questo li metto sulla tela, e così vivono più a lungo".
La seconda guerra mondiale e l'Olocausto del popolo ebraico, non solo lo costringono a fuggire negli Stati Uniti fino al 1947, ma aggiungono nuovi temi alla sua pittura, in particolare quello della violenza si amplifica per rappresentare il sopruso e la gratuita crudeltà degli uomini. Si moltiplicano a dismisura i personaggi dei suoi quadri, spesso orgogliosamente caratterizzati dall'individualità ebraica: rabbini, vecchi barbuti, musicanti, acrobati e saltimbanchi diventano il simbolo di quel popolo derelitto e perseguitato cui Chagall sente di appartenere indissolubilmente. Ma il mondo visibile resta, ai suoi occhi, soprattutto un repertorio di colori e forme irrazionali, dove tutto è subordinato alla creazione di un effetto simile alla sensazione che si prova, a volte, nei nostri sogni più strani di cui resta un tenue ricordo mentre ci sforziamo di comprenderne il significato ed il mistero.
Anche fisicamente, l'esile figura di Marc Chagall lo faceva somigliare a quegli omini volanti che, nello spazio surreale dei suoi quadri, percorrono il sentiero dei ricordi alla ricerca dell'infanzia perduta, dell'impossibile felicità mai raggiunta in questa nostra esistenza terrena che l'artista amò, nonostante tutto, e che volle lasciare solo nel 1985 appena due anni prima di varcare la soglia di un secolo di vita.
 
 

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