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Solo a 28 anni Vincent
Van Gogh scoprì la grande passione per la pittura, dipingendo nei
suoi ultimi nove anni di vita un ingente numero di quadri come se presentisse
che presto avrebbe deciso di abbandonare volontariamente quella sua esistenza
infelice e disperata. Dal 1881 al 1890 Vincent - senza saperlo - inventerà
l'espressionismo, realizzando una vera rivoluzione nella cultura
artistica europea attraverso la sua capacità di esprimere contenuti
ed emozioni interiori con una forte carica soggettiva, un'ansia incontenibile
che andava a raggrumarsi in pennellate dai colori densi ed uniche
nella loro originalità.
Figlio primogenito di un pastore protestante, era nato nel 1853 in una
cittadina olandese del Brabante ricevendo una rigida educazione religiosa
che lo porterà, a 23 anni, ad avere una crisi mistica sfociata
nello studio della Teologia e in un apostolato quasi ossessivo presso
i minatori di Borinage. Fu un'esperienza evangelica fallita che ne accentuerà
l'intima sofferenza e i disturbi della personalità da cui sarà
angosciato per tutta la vita fino ai segni della pazzia manifestatasi
negli ultimi anni della sua sfortunata esistenza. Agli inizi dipinge quadri
dai toni cupi, figure vigorosamente espressive di tessitori e contadini,
tra questi l'opera I mangiatori di patate primo capolavoro in grado
di rappresentare una cruda protesta contro le ingiustizie sociali di ogni
tempo che conducono alla povertà e all'umiliante degrado dell'essere
umano.
Nel febbraio del 1886 Vincent si trasferisce a Parigi, conosce l'ambiente
degli impressionisti e abbandona le tonalità buie del primo periodo,
schiarendo la sua tavolozza con colori non mescolati, quasi esclusivamente
puri e adatti a raffigurare la dimensione emotiva più profonda,
quel dolore silenzioso che lo angoscia di continuo per la
consapevole incapacità di riconoscersi e adattarsi ad un mondo
che non lo accetta, né lo ama. E' iniziata, nel frattempo, una
fitta, umanissima corrispondenza con il caro fratello Theo che si adopera,
senza riuscirvi, per vendergli qualche quadro, sempre preoccupato delle
sue precarie condizioni di salute e puntuale nell'inviargli una piccola
somma di denaro. Tuttavia la povertà economica dell'artista è
costante: non ha neppure i soldi per pagarsi le tele su cui dipingere.
Adopera dei vecchi sacchi di patate, sacchi grezzi di iuta che prepara
da solo; eppure quella povera tela gli permetterà di definire meglio
forme e contorni della sua pittura, mettendo in risalto l'ampia pennellata
espressionistica, nonché quelle tinte così forti e contrastanti
che egli prediligeva e amava adoperare sempre più spesso: vermiglione,
giallo, blu oltremare e di cobalto.
Dopo due anni di permanenza nella capitale francese sente il bisogno di
trasferirsi al sud, in Provenza, alla ricerca di una luce più intensa,
di un paesaggio mediterraneo forse in grado di migliorare il suo umore
e rimuovere l'insopprimibile depressione. Si stabilisce ad Arles quando
ha già compiuto trentacinque anni, preso da una crescente frenesia
pittorica che lo porta a dipingere di continuo ciò che vede: villaggi,
mietiture, interni, girasoli. Esegue una serie di autoritratti da cui
traspare la pena di se stesso ed una solitudine sconfinata, che neppure
la breve permanenza in casa sua dell'amico Paul Gauguin riesce ad alleviare.
Anzi, dopo la cordialità delle prime settimane, fra i due esplode
un insanabile conflitto caratteriale conclusosi con la partenza di Gauguin
e la mutilazione di un orecchio che Vincent, in preda alla disperazione,
s'infligge nel bordello di Arles. Viene ricoverato nel manicomio di Saint-Remy
dove continua a dipingere tele straordinarie, come Il ritratto del
dottor Gachet, aggiudicato in asta cento anni dopo - nel 1990 - per
82,5 milioni di dollari e che fino allo scorso maggio è stato il
quadro più costoso della storia dell'arte.
Dimesso dal manicomio, soggiornò dal fratello a Parigi per poi
tornare in Provenza, a Auvers sur Oise, ospite del dottor Gachet grande
estimatore dell'artista e suo medico curante. Dipinge all'aria aperta
le sue ultime opere, affranto dal tormento di sentirsi un fallito mentre
le allucinazioni non vogliono abbandonarlo. Si spara un colpo di pistola
in un giorno di sole, quel sole del sud con cui aveva voluto far meglio
brillare i suoi intensi colori e forse cancellare per sempre i fantasmi
della follia. Morirà due giorni dopo, a 37 anni, sconosciuto
e poverissimo senza aver venduto uno solo dei suoi quadri
senza
aver potuto scacciare dal suo cuore quel dolore tante volte urlato
in silenzio nei suoi splendidi capolavori.
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