FRANCIS BACON
IL 'VOLTO SPIETATO' DELLA VERITA'
 

Considerato fra i più importanti e innovativi pittori del Novecento, Francis Bacon nasce a Dublino nel 1909 in un'agiata famiglia di genitori inglesi da cui sarà allontanato, appena sedicenne, per averne scoperto le inclinazioni omosessuali. Dopo aver soggiornato a Berlino e Parigi, il giovane Bacon risiederà stabilmente a Londra, frequentando ambienti equivoci per cercarvi esperienze d'ogni tipo al limite della provocazione anticonformista e dell'emarginazione sociale. La trasgressione esasperata e una vita spesso scandalosa caratterizzeranno i comportamenti dell'uomo, ma soprattutto la sua intima ispirazione d'artista, essendo persuaso che la verità dell'arte non vada cercata nel bello tradizionalmente inteso, in un ordine estetico superficiale e di facciata. La verità dell'arte, viceversa, appartiene all'orrido, al deforme, a tutto ciò che lo sguardo rifiuta e giudica ripugnante; per cui deve esistere una più autentica dimensione creativa che non si lascia ingannare da facili o gradevoli estetismi, né collocare in nessuna categoria pittorica che la possa definire schematicamente.
A partire dagli anni Cinquanta l'artista anglo-irlandese approda ad una pittura figurativa personalissima dai contorni distorti ed esasperati. Vi appare una rappresentazione alterata della realtà in cui si riverbera la natura più infima e bestiale dell'uomo che sembra prigioniero dei suoi istinti peggiori e di una solitudine sempre più desolata. L'arte allucinata di Francis Bacon trasfigura metaforicamente il disordine esistenziale dell'uomo contemporaneo, il quale ha conosciuto gli orrori del Novecento e le violenze indicibili di due guerre mondiali. Un secolo di falsa modernità, di finto progresso ma in realtà il peggiore della storia per aver profuso a piene mani dolore e distruzione, deturpando i corpi e l'animo degli esseri umani, abbrutiti nello squallore della solitudine, dell'incomprensione… nella disperazione del loro annientamento morale.
Pittore di sconcertanti figure antropomorfe, che sono in realtà ritratti di corpi disfatti e volti pervasi da spasmi lancinanti: nudi maschili, teste allucinate e contratte in un perenne grido di dolore che resta soffocato nell'angoscia del silenzio.
Nel suo percorso creativo il pittore trae spunto e ispirazione da varie fonti: artisti del passato come Velasquez, Van Gogh, Munch; album fotografici e spezzoni di film; riferimenti letterari quali Kafka, Sartre, Camus e Becket. A ben guardare, la sua pittura reinterpreta e trasfigura alcune tematiche fondamentali della Cultura europea del '900 - l'espressionismo, la psicanalisi, l'esistenzialismo - realizzando la missione impossibile di 'visualizzare' l'inconscio delle nostre pulsioni, gli inconfessabili desideri delle nostre debolezze, il dolore urlante e mai confessato dei nostri fallimenti. Ne consegue che ogni soggetto dei suoi quadri venga distorto mostruosamente nelle sue sembianze naturali, perché l'artista vuol mostrarci il volto spietato della verità.
Quella di Bacon è certamente una visione pessimistica e crudele dell'esistenza umana che rispecchia in parte la sua vita tormentata dall'alcoolismo, dai rapporti conflittuali con i giovani amanti, da un disordine materiale e morale alla stregua di un maudit, di 'un artista maledetto'. Eppure gli va riconosciuto il merito di essere stato un pittore coraggioso e straordinario perché ha saputo rappresentare, in modo unico e visionario, le angosce esistenziali dell'uomo contemporaneo, mostrandole - come in uno specchio deformante - senza retorica, né pietà.
Francis Bacon muore a Madrid il 28 aprile 1992. Resta un artista fra i più apprezzati dalla critica, ma controverso nei giudizi del pubblico. Certamente fra i più costosi d'ogni tempo, visto che i suoi dipinti valgono dai cinque ai cinquanta milioni di euro.



 
 


 © 2003 Giuseppe De Rosa All rights reserved

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