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Nella storia dell'arte la
donna artista non ha mai avuto molta fortuna e modesti sono stati, di
solito, i riconoscimenti sotto il profilo commerciale se confrontati ai
parametri medi dei colleghi di sesso maschile. I motivi di tale ingiustificato
disinteresse restano a tutt'oggi incomprensibili, in particolare se ci
soffermiamo davanti ai magnifici dipinti delle tante pittrici che hanno
saputo dimostrare uno straordinario talento. Non mancano le eccezioni;
fra queste la più significativa è certamente Tamara de Lempicka
le cui poche opere disponibili sul mercato possono costare milioni di
dollari.
Tamara Gorska - in arte de Lempicka - nasce a Varsavia nel maggio del
1898. Soggiornò in varie parti d'Europa e d'America alla ricerca
continua di un'esistenza fuori del comune, di una vita inimitabile
che fosse in grado di soddisfare la sua ansia di libertà e il desiderio
profondo di affermare la propria personalità di donna e d'artista.
Dopo aver sposato in Russia, nel 1916, l'avvocato Tadeus Lempicki, da
cui deriverà la firma dei suoi quadri, si trasferisce col
marito a Parigi, fermamente decisa a diventare ricca e famosa. Rivela
ben presto la sua natura disinibita, non solo in numerosi ritratti di
nudi, ma anche nei trasgressivi comportamenti quotidiani in cui ama atteggiarsi
ad eroina del suo tempo nel segno della più totale emancipazione
femminile. Sono gli anni, fra le due guerre, caratterizzati dalla cultura
d'avanguardia, dai manifesti futuristi che inneggiano alla
macchina, alla velocità, al 'vitalismo senza freni' del superuomo
e della femme fatale. Tamara de Lempicka sembra incarnare, sia
nei comportamenti della vita privata che nella rappresentazione dei suoi
quadri, l'archetipo della donna-fatale senza limiti, senza falsi
moralismi e ipocrisie, alla quale tutto è concesso fra il lusso
e le intime frequentazioni maschili e femminili, liberate da ogni tabù
o complicazione sentimentale.
Sin dagli esordi l'artista rivela una spiccata predilezione per i ritratti,
sempre eseguiti con l'estrema raffinatezza del segno figurativo, ma volutamente
alterati nei volumi, nella squillante brillantezza dei colori da sembrare
trasfigurati in una dimensione quasi irreale, da cui emana la seduzione
e la voluttà dei volti, dei corpi femminili, lo sfarzo degli ambienti.
La sua pittura viene in parte influenzata dal Cubismo, ma soprattutto
dall'Art Deco di cui diventa l'interprete più suggestiva ed ammaliante.
Si reca anche in Italia ed una sua personale a Milano conquista l'ammirazione
di Gabriele D'Annunzio che la chiama al Vittoriale per farsi ritrarre
e tentare con lei un corteggiamento serrato, puntualmente respinto dalla
pittrice.
Le figure seduttive dei suoi quadri rappresentano emblematicamente lo
spirito del tempo, un'adesione totale ai favolosi anni Venti e
Trenta, nei quali il desiderio di 'un'esistenza senza limiti' coincide
con la totale libertà dei costumi ed il rifiuto della bigotta morale
borghese, dileggiata dalle avanguardie culturali o nelle bizzarre serate
futuriste. Dopo il divorzio dal primo marito e il secondo matrimonio
col barone Kuffner, Tamara de Lempicka attraversa un momento di crisi
esistenziale, dipingendo figure dal contenuto pietistico e umanitario;
soggetti per lei insoliti di poveri o derelitti, ma splendidi e commoventi
nei risultati artistici.
Nel 1939 si trasferisce in America dove verranno allestite alcune importanti
mostre a New York, Los Angeles e San Francisco. Inizierà, subito
dopo, un lungo periodo di silenzio, interrotto solo nel 1957 con una nuova
mostra allestita a Roma. Dopo la scomparsa del marito, nel novembre 1962,
si trasferisce in casa della figlia a Houston; nel 1978 si stabilirà
a Cuernavaca, in Messico, dove muore nel marzo del 1980.
Con la sua morte vengono smarriti tutti i suoi disegni e molti dei suoi
dipinti sono inspiegabilmente scomparsi. Ma ciò che resta della
sua Arte è sufficiente a farne la più importante pittrice
del XX secolo, la più costosa del mercato moderno
a farne
un capolavoro di donna.
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