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Ottavo
di 13 figli Giovanni Boldini nasce a Ferrara nel 1842 in
una famiglia borghese e discretamente agiata grazie all'eredità
ricevuta da uno zio. Il padre Antonio, di professione pittore,
lo indirizza verso una formazione artistica di stampo rinascimentale
affidandolo alla scuola di bottega dei Domenichini, due
noti pittori e decoratori della città estense. Il
ragazzo si dimostra dotato di grande talento artistico al
punto che, a soli sedici anni, esegue su commissione eccellenti
ritratti di alcuni insigni personaggi del territorio ferrarese,
nonché il proprio autoritratto in cui dimostra una
spiccata sensibilità introspettiva nel trasferire
sulla tela sentimenti e stati d'animo. Ventenne si trasferisce
a Firenze per studiare presso l'Accademia delle Belle Arti
e frequenta i pittori macchiaioli toscani di cui assimila
le tecniche e l'interesse per il realismo sociale, sebbene
nel corso della sua futura e sterminata produzione sarà
la ritrattistica - in particolare quella femminile - a costituire
la parte più interessante e innovativa della sua
storia d'artista.
Dopo alcuni viaggi di formazione in grandi città
come Napoli e Londra, nel 1871 si stabilisce a Parigi attratto
dalle grandi personalità dell'impressionismo, nonché
dall'indiscutibile primato commerciale della capitale francese
che costituiva - nel secondo Ottocento - un crocevia internazionale
dell'arte e del collezionismo mondiale. Boldini si affida
al mercante-editore Adolphe Goupil, fra i migliori del tempo,
che gli consiglia di adoperare telai di formato più
piccolo e dedicarsi soprattutto alla raffigurazione di piazze
e ponti parigini, soggetti allora molto venduti anche sul
mercato americano. Dopo aver partecipato con grande successo
all'esposizione del Salon parigino del 1874, comincia
ad affermarsi come il più richiesto ritrattista di
quegli anni, non solo per la sua indiscussa bravura di pittore
ma anche per le notevoli doti di venditore in proprio, avendo
dimostrato di sapersi perfettamente adeguare ai gusti della
ricca borghesia europea che viveva i gaudenti anni della
Belle Époque.
Erano soprattutto il fascino e l'eleganza delle belle signore
del suo tempo a stimolarne l'estro creativo e la migliore
ispirazione compositiva. La contessa Gabrielle de Rasty,
diventata sua amante preferita, lo introduce nel bel
mondo dei ricchi salotti parigini dov'è sempre
conteso e ricercato dai collezionisti, disposti a spendere
qualunque cifra per un suo ritratto. Amico di Degas ed altri
pittori impressionisti, Giovanni Boldini ama frequentare
anche l'intensa vita notturna della capitale francese: teatri
lirici e cabaret, musicisti e ballerine saranno fonte d'ispirazione
per i soggetti dei suoi quadri da cui traspaiono le suggestioni
di un Ottocento al tramonto e gli inizi del nuovo secolo
che sta per cominciare.
Un artista instancabile, versatile per quella sua capacità
istintiva di dipingere senza ripensamenti avendo perfettamente
assimilato la lezione sia dei grandi maestri del passato,
da Tiepolo a Velasquez, che degli impressionisti francesi
di cui propose - a suo modo - la nuova, vibrante
raffigurazione della realtà anche nei suoi scorci
di vita quotidiana. Dotato di formidabile mestiere,
Boldini adoperava sempre una vasta gamma di colori - dal
bianco al rosa, al marrone, al turchino, al nero - modulandone
senza limiti gradazioni e tonalità. Un formula stilistica
irripetibile che - attraverso flussi cromatici e
rapide pennellate - ritraeva il trasalimento della bellezza
femminile, cogliendone il fascino intenso, sensuale e misterioso,
riscuotendo egli stesso il successo di grande seduttore
nonostante l'aspetto fisico sgraziato e di bassa statura.
Amante della musica e pianista dilettante, nel 1886 incontra
il suo idolo Giuseppe Verdi e ne realizza in una sola posa
il 'ritratto in cilindro' che diventerà poi
l'immagine iconografica più nota del grande compositore.
Agli inizi del '900 torna in Italia, invitato a Palermo
dalla ricca famiglia Florio, per dipingere il ritratto della
baronessa Franca che resta forse il più bello fra
i tanti da lui realizzati. Negli anni Venti - dopo il fallimento
dei Florio - il ritratto verrà comprato dal banchiere
ebreo Rothschild per la cifra allora enorme di un milione
di lire, ma sarà poi in parte rovinato dai nazisti
che glielo avevano sequestrato.
Nel 1904 il pittore ferrarese è in procinto di sposarsi
con la figlia del suo più caro amico Cristiano Banti;
però ci ripensa alla vigilia delle nozze avendo avviato
una relazione amorosa con la bella dama Josse de Couchy,
più volte ritratta in passato.
Si sposerà per la prima volta venticinque anni dopo
- nel 1929 - con la giornalista Emilia Cardona. Nel giorno
delle sue prime nozze Boldini aveva 87 anni e la sposa appena
trenta.
Muore due anni dopo di broncopolmonite nella sua amatissima
Parigi. Era l'11 gennaio 1931.
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