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Di
famiglia triestina emigrata in Argentina, Leonor Fini nasce
a Buenos Aires nel 1907. L'anno dopo la madre abbandona
il marito e decide di tornarsene con la figlia a Trieste,
dove la piccola Lolò trascorre l'infanzia
e l'adolescenza nella più emancipata e mitteleuropea
delle città austro-ungariche. Cresciuta presso uno
zio benestante la cui casa era abitualmente frequentata
da insigni intellettuali della città come Joyce,
Saba e Svevo, la giovane ebbe modo di ricevere un'educazione
raffinata e culturalmente significativa, rivelando il suo
spiccato interesse per il disegno e la pittura, nonché
una personalità sempre più indipendente e
restia ad ogni tipo di condizionamento esterno. Appena ventenne
volle trasferirsi a Milano dove svolse la sua formazione
artistica attraverso frequenti contatti umani e l'incontro
con un gruppo di pittori innovativi come De Chirico, Carrà,
De Pisis, Sironi ed, in particolare, Achille Funi con il
quale avrà un lungo sodalizio d'amicizia e di lavoro.
Nell'autunno del 1931 Leonor Fini si trasferisce a Parigi
e frequenta i principali protagonisti del surrealismo,
movimento artistico di cui scopre le profonde affinità
con la propria sensibilità di pittrice e le ricorrenti
fantasticherie della sua immaginazione. Pur non volendo
aderirvi formalmente, essendo poco incline alle appartenenze,
l'artista viene fortemente influenzata dalla visione del
mondo surrealista e, dopo i primi dipinti d'impostazione
tradizionale, la sua pittura tende a rappresentare figure
evanescenti nella loro irrealtà, mentre gli
spazi si popolano di strani oggetti e degli amatissimi gatti
che invaderanno spesso i contenuti dei suoi quadri, nonché
della vita privata. La tavolozza dei colori si va ampliando
progressivamente ed i toni cromatici assumono talvolta un'apparenza
fantasmatica quasi a voler sottolineare l'intrusione
dei sogni, delle fantasie più visionarie nella dimensione
della nostra vita quotidiana. Vi appare un costante simbolismo,
popolato di donne bellissime, figure surreali ed uno strano
mondo infantile dove bambine insolenti e un po' perverse
materializzano la terra sconosciuta dell'inconscio
freudiano in cui si riflette - come in un gioco di ancestrali
memorie - la dimensione allusiva e ineffabile della pittura
di Leonor Fini.
La condizione esistenziale dell'artista, la sua vita privata
sono strettamente legate alla mondanità delle epoche
in cui è vissuta, incarnando con la bellezza e la
prorompente vitalità l'eterno ruolo di femme fatale
negli atteggiamenti, nelle vicende dei suoi amori, nelle
passioni scaturite da quello spirito edonista e libertario
che aveva respirato nella sua Trieste ormai italiana
e nella quale tornava a volte per rivedere la madre.
Mentre si moltiplicano le esposizioni dei suoi quadri a
Parigi e nel mondo, Leonor Fini è sempre più
ricercata da galleristi e mercanti, diventando la donna
pittrice che fra gli anni '30 e '60 vende di più,
mentre le sue quotazioni internazionali vanno crescendo
progressivamente. Molto contesa dai collezionisti per i
ritratti che eseguirà spesso nel corso degli anni,
sia su commissione che facendone dono agli amici celebri
e più cari come Alida Valli, Anna Magnani o Elsa
Morante che della pittrice scrisse una suggestiva biografia.
Eclettica nel temperamento e nell'ispirazione, si dedica
alle più diverse attività creative: dalla
grafica all'illustrazione letteraria, dal disegno di costumi
teatrali all'allestimento di memorabili scenografie. Più
volte volle farsi ritrarre da grandi maestri della fotografia
- come Man Ray ed Henry Cartier-Bresson - che ne hanno lasciato
un'immagine di straordinaria intensità in pose bizzarre
e inconsuete. Leonor ha sempre amato circondarsi di un'aura
misteriosa e seduttiva che seppe affascinare grandi
artisti, geniali scrittori, famosi poeti: Dalì, Max
Ernst, Magritte, Giacometti, Paul Eluard e Jean Cocteau,
il quale scrisse che "con lei il soprannaturale
diventa naturale".
Dagli anni Settanta alla metà degli anni Ottanta
Leonor Fini continua a dedicarsi al lavoro creativo ed alle
attività espositive in Francia, mentre si moltiplicano
i testi critici sulla sua opera pittorica e lei stessa predilige
la scrittura, pubblicando ben tre romanzi fra il 1976 e
il 1979. Al compimento degli ottant'anni decide d'isolarsi
volontariamente in compagnia dei suoi gatti, limitandosi
ad una fitta corrispondenza epistolare con gli amici più
cari ed all'attività d'illustratrice, ispirata in
particolare dall'opera letteraria di Baudelaire ed Allan
Poe.
Muore a Parigi quasi novantenne una mattina di gennaio del
1996.
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