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Abruzzese
della provincia di Chieti, Michele Cascella nasce ad Ortona
nel settembre 1892 in una famiglia numerosa che si rivelerà
eccezionalmente dotata di creatività artistica in
ogni sua generazione: dai più giovani nipoti sino
al genitore Basilio, eccelso pittore, incisore e ceramista
che sarà l'unico e prezioso maestro dei suoi figli
maschi, ai quali insegnerà la dedizione al lavoro
e la padronanza tecnica nel disegnare, dipingere e scolpire.
Appena sedicenne Michele espone a Parigi nel 1909 assieme
al fratello Tommaso, ottenendo una lusinghiera recensione
critica e l'attenzione di molti collezionisti. Partecipa
alla Grande Guerra disegnando in trincea alcuni dei ricordi
militari e dopo la fine del conflitto si stabilisce a Milano,
città sempre prediletta che diventerà - con
Portofino - la sua residenza abituale pur soggiornando spesso
all'estero, soprattutto in America Latina e in California.
Eclettico nella tecnica pittorica, Cascella si è
spesso cimentato col pastello e l'acquerello da lui considerati
essenziali per meglio affinare la più complessa elaborazione
dei dipinti su tela nei quali ha sempre dimostrato eccelse
qualità descrittive, rappresentandovi suggestive
vedute urbane o delicati ritratti femminili che
seppero conquistare il pubblico degli anni Trenta e Quaranta.
Parteciperà annualmente, dal 1928 al 1942, alla Biennale
di Venezia dove gli verrà anche riservata una sala
personale. Sono gli anni delle sue esposizioni a Londra,
Parigi e Bruxelles, nonché della significativa collaborazione
al Corriere della Sera come ineguagliabile disegnatore
di scorci urbani o di provincia.
Nel secondo dopoguerra inizia ad essere ammirato in Sudamerica
dove si allestiscono importanti mostre personali in molte
città, soprattutto a Buenos Aires, San Paolo e Montevideo,
mentre i soggetti prevalenti dei suoi quadri diventano fiori,
nature morte, campi di grano o di papaveri, paesaggi abruzzesi
e di Portofino.
La storia dell'arte annovera Michele Cascella come uno dei
maggiori paesaggisti italiani d'ogni tempo per la capacità
di realizzare opere estremamente curate nella tecnica, nel
disegno e con quell'inconfondibile esplosione di colori
che ha spesso caratterizzato la sua gioiosa descrizione
della realtà circostante. Eppure il Maestro abruzzese
è stato tante volte snobbato dalla critica militante
perché giudicato troppo 'facile e scontato', 'un
pittore provinciale e scarsamente innovativo'. Giudizi
ingiusti e incompetenti, ritrattati nel tempo dalla stessa
critica e puntualmente sconfessati dalla passione collezionistica
che ha sempre circondato la vasta produzione di Cascella.
Collezionisti diffusi in ogni parte del mondo hanno comprato
i suoi quadri o i magnifici pastelli in ogni epoca del Novecento,
decretandogli un successo - si direbbe - a furor di popolo
e a dispetto di quegli pseudo-intellettuali che avevano
tentato d'ignorare la sua 'pittura di paesaggi e nature
morte'. Ma Cascella ha sempre sorriso dei suoi detrattori,
continuando ad elaborare meravigliosi, indimenticabili scorci
di vita quotidiana, ispirati dalla dedizione al mestiere
e dalla tenacia dell'artista-artigiano che ha sempre
lavorato instancabilmente per ottant'anni senza mai smarrire
l'antica ed autentica passione per la pittura. Sino alla
fine della sua vita quasi centenaria, conclusasi a Milano
il 31 agosto 1989.
A volte, guardando i suoi cesti di frutta, i vasi di
fiori o i più diversi paesaggi si ha la sensazione
di osservare quadri che rievocano la geniale stagione dell'impressionismo.
Si resta ammirati per la capacità di Cascella di
adoperare - come i grandi maestri francesi di fine Ottocento
- quella pennellata vibrante ed emotiva che sa trasfigurare
sulla tela il trasalimento improvviso delle sue 'impressioni'.
Intense suggestioni che ci emozionano, lasciandoci forse
intravedere la dimensione incantevole di un mondo migliore
un mondo nuovo nel quale la natura, il paesaggio
e il senso della vita sembrano fondersi in una promessa
di felicità.
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