MARIO TOZZI
 
 
IL DOLCE EQUILIBRIO DELLA FORMA
 
Nato in provincia di Pesaro nel 1895 Mario Tozzi è stato uno dei più originali ed innovativi artisti italiani del '900, un grande Maestro della pittura, talvolta forse troppo trascurato dai circuiti internazionali dell'arte. Dopo aver partecipato alla prima guerra mondiale, nel 1920 si trasferisce a Parigi dove sposa Marie Therese Lemaire ed entra in contatto con De Chirico, Campigli, Savinio, De Pisis con cui fonda il Gruppo dei Sette che si richiama concettualmente ed esteticamente alla pittura metafisica.
Ben presto Tozzi trova una sua dimensione pittorica, realizzando dipinti di grande originalità ed intensa suggestione che gli valgono i riconoscimenti della critica, numerosi premi e persino l'ammirazione di Picasso. Attraverso una serie di pubblicazioni ed articoli il pittore realizza il suo ideale d'artista capace di esercitare anche la funzione dell'intellettuale completo che sa rappresentare la propria visione del mondo sia nei quadri che nella pagina scritta. Siamo alla prima metà degli anni Trenta, periodo in cui la sua fama è al culmine e le sue opere entrano a far parte dei maggiori musei europei, mentre dal governo francese riceve la legion d'onore per straordinari meriti culturali.
E' il periodo della maturità creativa: la tecnica pittorica si fa sempre più raffinata, la prospettiva e la composizione dei suoi dipinti sembrano proiettarsi in una dimensione dove le figure appaiono immobili, statuarie quasi fossero collocate in luoghi irreali e misteriosi. Un'arte influenzata dalla suggestione metafisica che vuole superare i limiti del reale, mostrando il significato simbolico degli oggetti, il loro inconsueto accostamento in spazi architettonici in cui prevalgono immagini femminili, diventate protagoniste quasi esclusive dei suoi quadri.
Mario Tozzi è sempre stato un pittore geniale e dotatissimo che ha vissuto l'esperienza unica di dover interrompere, per più di vent'anni, un'attività artistica di prim'ordine. Sospensione creativa dolorosa, dovuta a gravi motivi di salute. Nel 1936 lascia Parigi e il lavoro stabilendosi a Suna, sul lago Maggiore, dove trascorrerà buona parte dell'anno senza mai dipingere o limitandosi a collaborare saltuariamente all'allestimento di alcune mostre che gli verranno dedicate, soprattutto a Venezia e Milano.
Nel 1958, migliorate sensibilmente le sue condizioni di salute riprende a lavorare sui dipinti, recuperando i temi di un tempo, in prevalenza volti e figure femminili. C'è però una nuova ispirazione nella sua pittura, una svolta estetica che gli fa abbandonare la figurazione classicistica per sostituirla con un'ulteriore rarefazione delle immagini.
Una rarefazione geometrica che mostrerebbe apparentemente un nuovo Tozzi. Tuttavia egli non diventa un pittore astratto, né rinnega il suo rapporto logico, ordinato con la realtà sconvolgendone proporzioni e volumi. L'ultimo ventennio della sua produzione si caratterizza per un singolare tratto creativo che gli fa dipingere un mondo quasi geometrico in cui la dimensione della bellezza continua ad essere rappresentata dalla grazia femminile, dai visi e dai corpi di una o più donne colte nell'eterno fascino della loro essenza. Però le loro fisionomie si sono geometrizzate, i volti ovoidali non ritraggono più l'immagine reale o individuale, ma il concetto stesso della bellezza universale, di una femminilità che fluisce per sempre in uno spazio senza tempo.
Mario Tozzi torna spesso a Parigi negli ultimi anni a rivedere la figlia, i nipoti e i luoghi delle sue esperienze artistiche più significative. Nella capitale francese morirà nel 1979.
A ben guardare scopriamo, nei dipinti geometrici dell'ultimo periodo, l'iperuranio cercato dai filosofi antichi, la dimensione invisibile e perfetta in cui il dolore di ciascuno di noi, la violenza del mondo, ogni angoscia della vita si annullano per sempre nel dolce equilibrio della forma.



 

 © 2003 Giuseppe De Rosa All rights reserved

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