AMEDEO MODIGLIANI
 
 
I segni dell'anima

Amedeo Modigliani nasce a Livorno nel luglio del 1884 in una famiglia di religione ebraica, che cercò di assecondare la sua precoce propensione per la pittura lasciandogli frequentare prima lo studio di un artista livornese e successivamente l'Accademia delle Belle Arti di Firenze, dove approfondisce la conoscenza dei macchiaioli sotto la guida di Giovanni Fattori.
Amedeo è un giovane pieno di curiosità, quasi ossessionato dal desiderio di un'esistenza libera e priva d'inibizioni: lo attrae irresistibilmente l'idea dell'artista maledetto, di una vita dissoluta e 'bohemienne'. Sono gli anni in cui si afferma, in Europa, la Cultura del Decadentismo dai contenuti anticonformisti e antiborghesi culminati con la creazione di straordinarie opere letterarie ed artistiche. Parigi era allora la città più vitale e ricca di fermenti creativi, i suoi quartieri di Monmartre e Montparnasse rappresentavano la dimensione ideale e più affascinante per tutti coloro che aspiravano a realizzare i loro sogni di autentica libertà. Vi erano confluiti da ogni parte scrittori, musicisti, pittori, spesso mediocri e senza futuro, ma anche artisti di grande talento - come Picasso - che avrebbero realizzato molti dei capolavori del Novecento.
Il giovanissimo Modigliani si trasferisce a Parigi nel febbraio del 1906. Non ha ancora compiuto ventidue anni e tuttavia avverte già i segni di quell'inquietudine esistenziale che lo accompagnerà per tutto il corso della sua breve vita. Ammira gli impressionisti francesi, affermatisi ormai definitivamente nel gusto del pubblico e nei consensi della critica. Apprezza Toulouse-Lautrec, ma soprattutto Cezanne da cui ricava significative ispirazioni sia nella tecnica compositiva che nell'uso dei colori volutamente poco brillanti. Nel 1909 lo scultore Constantin Brancusi lo introduce alla conoscenza dell'arte primitiva africana e nei cinque anni successivi realizza quasi esclusivamente sculture in pietra: teste di donna e figure femminili in posa di cariatidi. La scultura, però, rappresenta per lui solo una parentesi e dal 1914 si dedica esclusivamente alla pittura e al disegno.
Una pittura di sintesi in cui le forme si presentano allungate e schematiche, quasi che Modigliani cercasse l'essenzialità pura della figura umana, liberandola da ogni orpello o inutile dettaglio realistico. La maggior parte dei suoi dipinti è costituita da ritratti o nudi femminili e i personaggi, che vi sono raffigurati, appartengono alla cerchia ristretta degli amici: sono artisti come Picasso, Soutine, Gris; poeti e letterati quali Apollinaire e Cocteau; i suoi mercanti d'arte Paul Guillaume e Leopold Zborowski. E poi le donne, così importanti nella sua vita, donne amate o incontrate in una breve esperienza di passione e di sesso. Fra tutte, l'unico grande amore della sua travagliata esistenza fu la diciannovenne Jeanne Hébuterne, conosciuta nel 1917 e che l'anno dopo gli darà una figlia chiamata con lo stesso nome della madre. Ma le condizioni di salute dell'artista si vanno aggravando, la tubercolosi, che lo tormenta da anni, è molto peggiorata anche per i comportamenti disordinati e dissoluti del pittore livornese. Nel gennaio del 1920 viene ricoverato in un ospedale parigino dove muore, a 35 anni, appena due giorni dopo. La bellissima Jeanne Hébuterne, nuovamente incinta di otto mesi, non regge al dolore e l'indomani si uccide gettandosi da una finestra.
In questi ultimi tre anni della sua vita Modigliani dipinge solo figure femminili, modelle sedute o sdraiate, nude o vestite in cui ripropone quella particolare deformazione dei lineamenti somatici già riscontrata nei precedenti ritratti. I volti sono ovali, i contorni sinuosi, i colli si presentano sottili e allungati mentre gli occhi a mandorla appaiono spesso vuoti ed inespressivi. Le composizioni sono spogliate di ogni elemento descrittivo ed i colori si ripetono nella loro essenzialità: verdi, rosa, giallo ocra, rossi mattone, terre di Siena. Ogni soggetto viene sottoposto ad un processo di stilizzazione come se l'artista volesse trasformarlo in un'entità quasi astratta, fuori dallo spazio e dal tempo, trasfigurarlo in un'essenza di bellezza assoluta che non appartiene più alla dimensione fragile e precaria del nostro corpo, ma alla bellezza dell'anima, a quella scintilla d'eternità che c'è in ognuno di noi.
Amedeo Modigliani sa che la sua vita sarà breve e che la sua esistenza va spegnendosi, consumata dalla tubercolosi, dall'alcool, dalla povertà. Anche per questo egli è convinto che l'Arte non debba rappresentare i dettagli della fisicità, né descrivere la condizione dolorosa e miserabile del nostro vivere quotidiano.
Egli ha sempre cercato disperatamente di sublimare, in un ritratto o nell'elegante armonia di un corpo femminile, i segni dell'anima, per cogliervi ciò che di più bello c'è in noi, nel sentimento invisibile del nostro candore, nell'astrazione impossibile delle nostre speranze e dei sogni migliori.



 
 
 
 

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