SALVATORE FIUME
LA SEDUZIONE DEL COLORE

 

Salvatore Fiume nasce a Comiso nel 1915. Pur allontanatosi a 16 anni dalla Sicilia per motivi prima di studio e poi di lavoro, non perderà mai lo spiccato accento della provincia ragusana, caratterizzato da quel suo timbro rauco d'incallito fumatore. Amava raccontare nelle interviste del suo precoce desiderio d'evasione, dell'antico sogno siciliano 'di cieli lontani' che lo indussero, adolescente, ad uscire da una terra arida, dai pochi colori per il sole accecante e le secolari siccità; ma vi è sempre tornato volentieri nell'isola… attratto dal ricordo degli amici, dai luoghi familiari e da alcuni piatti tipici nei quali riscopriva i sapori della sua infanzia.
Dopo aver frequentato con una 'borsa di studio' il Regio Istituto d'Arte di Urbino, si trasferisce poco più che ventenne a Milano dove incontrerà numerosi artisti ed intellettuali, diventando in particolare molto amico del futuro premio Nobel Salvatore Quasimodo, anch'egli siciliano e della medesima provincia. Per alcuni anni lavora come art director di una rivista edita dalla Olivetti; ma volendosi dedicare solo alla pittura, si stabilisce a Canzo, nella provincia comasca, dove ristruttura una filanda ottocentesca prima come Studio e dal '52 come sua definitiva residenza. Inizia ad esporre a Milano mentre viene notato dal direttore del museo d'arte moderna di New York, che gli compra un quadro da presentare al pubblico americano. Il famoso architetto Giò Ponti gli commissiona un enorme dipinto di 48 metri da collocarsi nel salone dell'Andrea Doria, il transatlantico naufragato nel '56 al largo delle coste statunitensi. Si trattava di un'opera magnifica - perduta in fondo al mare - che mostrava un'immaginaria città italiana popolata dai quadri più belli del Rinascimento.
Sono gli anni del ciclo Isole di Statue e Città delle statue nei quali Fiume riesce a rappresentare simbolicamente i significati della condizione esistenziale dell'uomo e della sua storia, trasfigurata nella fissità monumentale di Statue antropomorfe, cavalli di pietra o suggestive architetture. Un tema costante e al quale tornerà spesso nei disegni, nei dipinti, nell'opera grafica quasi che l'artista volesse esprimervi la sintesi universale delle tre Arti a lui più care: la pittura, la scultura, l'architettura.
Contestualmente alle 'Isole di Statue' c'è il tema della Donna ad ispirarlo profondamente, al punto che l'universo e le figure femminili diventeranno un'inesauribile fonte creativa ed uno dei motivi principali del successo incontrato fra i collezionisti di tutto il mondo. Fascinose odalische dal ricco abbigliamento orientale e dalle tinte sgargianti, ritratti di donne sensuali ed ammiccanti si susseguono in tanti quadri i cui colori sembrano esaltarsi nell'intensità della luce mediterranea.
Negli anni '60 e '70 rivelò sempre più spesso la sua inclinazione eclettica verso ogni forma d'arte dedicandosi anche alla scenografia, alla scrittura, all'architettura, alla scultura, sebbene il disegno e la pittura restassero gli strumenti prediletti ad esprimere compiutamente la sua inesauribile creatività.
Viaggiatore assiduo e curioso, Salvatore Fiume si spostava spesso da un capo all'altro del mondo alla ricerca di stimoli sempre nuovi e seducenti: dall'Olanda all'Etiopia, dal Brasile alla Polinesia lo attraevano i luoghi lontani e - come lui stesso confessava - la bellezza di ogni donna diversa nei suoi tratti somatici e nel mistero del suo fascino sfuggente. S'interessò al mondo figurativo africano e spagnolo traendone spesso ispirazione; così come ammirò l'arte giapponese, direttamente conosciuta nei suoi viaggi, ed alla quale dedicò il ciclo dei dipinti intitolato Poemi giapponesi. Un'altra componente significativa della sua produzione furono i temi religiosi non di rado ispirati ai grandi maestri italiani dell'Arte Sacra come Giotto, Masaccio, Beato Angelico.
Dopo l'esposizione itinerante del '62 in alcuni musei tedeschi, le grandi mostre a lui dedicate ne sancirono il progressivo riconoscimento internazionale: l'antologica al Palazzo Reale di Milano e a Madrid, la monumentale mostra romana di Castel Sant'Angelo, l'esposizione monegasca voluta dal principe Ranieri sino al ritorno del 'figliol prodigo' nella sua Sicilia con una bellissima rassegna a Siracusa e poi a Mosca al Palazzo delle Esposizioni.
Conservò sempre un debito di riconoscenza verso i grandi pittori del passato cui dedicò Il ciclo delle ipotesi, ovvero figure e personaggi di famosi dipinti d'ogni epoca che si ritrovano - ipoteticamente - in armonia all'interno di un quadro di Salvatore Fiume, nella convinzione che la pittura appartenesse ad una dimensione senza tempo.
Infaticabile artigiano - come amava definirsi - per la totale dedizione al suo lavoro e nella convinzione che l'Arte dovesse rendere gli altri più felici, esaltandone la gioia della vita anche attraverso la visione di un quadro nella bellezza delle sue immagini e l'incantevole seduzione del colore.
Fiume muore a Milano nel giugno 1997.




 





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