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Pietro
Fausto Pirandello nasce a Roma nel giugno 1899, figlio terzogenito
del grande drammaturgo siciliano. La sua adolescenza non
fu delle più felici per i ricorrenti disturbi nervosi
della madre Antonietta Portulano e le frequenti assenze
del padre sempre più impegnato nelle sue attività
accademiche e di scrittore. Al formarsi di una personalità
tendenzialmente introversa contribuì certamente l'accentuata
sensibilità caratteriale dell'artista, ma non ultima
anche l'ingombrante presenza di un genitore autorevole e
famoso, non di rado sferzante nei giudizi formulati sul
lavoro creativo del figlio.
Fu tuttavia proprio il padre Luigi a scoprirne le attitudini
artistiche, consigliandolo di frequentare prima dei corsi
di disegno e successivamente l'Accademia del nudo. Il giovane
Fausto ammira le opere espressioniste di Van Gogh, Kokoschka
e viene molto attratto dai quadri cubisti di Braque e Picasso
che considera fra le invenzioni più geniali della
pittura moderna. Soggiorna per lunghi periodi dell'anno
nella valle dell'Aniene, ad Anticoli Corrado, dove conosce
e sposa la bella Pompilia d'Aprile di cui - si racconta
- fosse stato molto geloso senza averne motivo. Verso la
metà degli anni Venti inizia ad esporre i suoi primi
dipinti, partecipando alla terza Biennale Internazionale
di Roma e, l'anno dopo, alla Biennale di Venezia. Dal '27
al '31 soggiornerà con la moglie a Parigi, aggregandosi
al gruppo di pittori italiani allora residenti nella capitale
francese (Les italiens: De Chirico, Savinio, Tozzi,
Severini, De Pisis, Campigli). Pur tenendosi un po' appartato
nelle frequentazioni e nei rapporti interpersonali, gli
anni parigini costituiranno una magnifica esperienza formativa
nel delineare i peculiari aspetti della sua pittura che
va rivelandosi sempre più originale ed innovativa.
Incondizionato ammiratore di Cezanne, l'artista romano vuole
rappresentare nei suoi quadri la quotidianità dimessa
della nostra vita, avvalendosi di un realismo essenziale
e disadorno che stravolge la tradizionale 'bellezza delle
forme' per sostituirvi la disarmonia dei corpi, l'apparente
solitudine delle anime quasi a voler testimoniare
la condizione universale del dolore e di una mai sopita
angoscia esistenziale. Ne deriva la cruda rappresentazione
della realtà, una malinconica raffigurazione del
vivere, densa di asprezze tonali, che si realizza nelle
tecniche a lui più congeniali come i dipinti ad olio,
i pastelli, i disegni. Osservando il tema ricorrente delle
sue Bagnanti, le 'nudità' convulse delle figure
sembrano contrarsi disperate, quasi volessero - con gli
abiti - svestirsi anche del peso dei rimorsi e della vita
che gli è toccata in sorte.
Certamente un'arte non facile a capirsi e a vedersi
quella di Fausto Pirandello, il quale manterrà sempre
la sua visione pessimistica, fortemente emozionale del mondo.
Una visione in cui proietta la propria amarezza,
le tante delusioni e la tensione del suo animo tormentato,
che viene trasfigurato nei paesaggi, nei ritratti,
nelle figure, nei corpi di nudi e di bagnanti. Persino negli
interni delle sue 'nature morte' gli oggetti più
banali - bottiglie, vasi di ceramica, scatole di fiammiferi
- sono disposti alla rinfusa in uno spazio pittorico di
desolante abbandono, mentre la gamma cromatica si restringe
all'essenziale. Per i suoi quadri adopera sempre pochi colori
di terra, dai toni corruschi e mai vistosi, né brillanti,
quasi a testimoniare un difficile mestiere di
vivere e quell'assillante ricerca d'autenticità
connaturata alla sua personalità d'artista e di uomo.
Dopo la fine della guerra si moltiplicano gli impegni espositivi,
soprattutto a Roma dove in passato aveva frequentato i pittori
della Scuola romana, scegliendo tuttavia di non far
parte dello storico gruppo. Espone in molte città
italiane e all'estero, in Europa, in America, in Australia,
mentre si ripete ovunque una costante presenza di pubblico
incuriosita anche dal suo cognome famoso. Un'affermazione
definitiva si avrà negli anni Cinquanta quando ormai
verrà annoverato fra i maggiori pittori italiani
del Novecento, testimone lucido di un realismo espressionista
che troverà un corrispettivo europeo solo nella grande
pittura di Lucien Freud.
Fausto Pirandello ha lasciato numerosi scritti di carattere
autobiografico e di natura estetica, preziose testimonianze
sul ruolo dell'Arte e dell'artista moderno che deve saper
rappresentare nel modo più autentico le tante contraddizioni
del suo tempo e la sofferenza degli uomini, facendosene
interprete solidale anche nella comprensione pietosa delle
loro debolezze.
Muore a Roma nel 1975.
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