GIACOMO MANZU'
 
L'AMORE, IL DOLORE E LA PIETA'
 

Undicesimo figlio del calzolaio e sagrestano Angelo Manzoni (vero cognome dell'artista), Giacomo Manzù nacque a Bergamo cent'anni fa, il 22 dicembre 1908. Le condizioni di estrema miseria della famiglia non gli consentirono di seguire un regolare corso di studi, per cui si limitò a frequentare una scuola serale di decorazione e una bottega artigiana dove imparò a lavorare con le mani il legno, la pietra, l'argilla e a cimentarsi con la scultura verso cui sentiva una profonda attrazione. Nel 1930 si stabilì a Milano, conoscendovi un gruppo di giovani artisti fra cui Birolli, Sassu, Cantatore, ma soprattutto il grande scultore Medardo Rosso che lo indirizza verso la modellazione in cera e lo studio della luce che il giovane artista approfondirà anche nel suo breve soggiorno parigino attraverso la diretta osservazione dei capolavori di Auguste Rodin.
Sono gli anni in cui inizia a prevalere nei suoi interessi artistici e nell'ispirazione la figura femminile che egli considererà sempre fondamentale sia per l'esperienza esistenziale che nel suo universo creativo. Tutte le opere ispirate alla donna esprimono i valori più intensi del sentimento e della vita stessa: creazioni straordinarie che Manzù realizza nel bronzo o nel marmo, alla stregua dei grandi e indimenticabili capolavori della scultura. Ritratti, teste, nudi di donna, 'bambine sulla sedia' sembrano trascendere l'inerte fissità della materia, rivelando la profonda vitalità della loro anima e la suggestione intensa della passione e dell'amore.
E' l'eterno miracolo della creazione artistica che si rivela ai suoi più eccelsi livelli e si rinnova nelle opere di questo scultore infaticabile, unico e straordinario che tutto il mondo ha sempre ammirato con lo stupore riservato ai 'grandi' dell'arte d'ogni tempo.
Dotato d'istintiva religiosità, nel suo percorso spirituale che lo avvicinò a Roma e al pontefice Giovanni XXIII, suo conterraneo ed amico, lo scultore ha avvertito un profondo sentimento d'umana solidarietà verso la sofferenza degli uomini, la sua profonda pietà al cospetto del loro dolore e della morte. Si rivela nei suoi capolavori l'indignazione dell'artista per la crudeltà della violenza e la distruzione di ogni guerra, mentre vi si esprime l'intensa emozione di cui era pervasa la sua sensibilità spirituale. Il cristiano Manzù riscopriva i valori della religione che operavano nella storia a difesa degli umili, dei sofferenti e degli oppressi; autentici valori dell'esistenza e dello spirito di cui l'artista sa farsi depositario e testimone. I temi della pace, della guerra, del martirio e della morte diventano il sigillo delle straordinarie raffigurazioni nella grande Porta di San Pietro in Vaticano, nella cattedrale di Salisburgo o nel monumentale Inno alla Vita al Palazzo dell'ONU a New York. La riflessione storica e l'ispirazione religiosa si fondono e si esprimono nei bronzi raffiguranti la Pietà, le Crocefissioni, i Partigiani.
Come tutti i grandi scultori, Manzù si è sempre rivelato eccelso disegnatore col suo inconfondibile segno grafico dal tratto intenso ed incisivo. In buona parte furono bozzetti e lavori preparatori alla scultura; ma sempre più spesso i disegni assunsero una loro vita autonoma per diventare protagonisti e restare di diritto nella storia creativa dell'artista bergamasco. Rari dipinti, matite, tempere, morbide incisioni all'acquaforte si susseguono e moltiplicano nel tempo, ripercorrendo i soggetti a lui più cari quali volti, ritratti, amanti, cardinali, bambine oppure la visione ricorrente del 'pittore e la modella' che si ravviva nel sodalizio artistico e sentimentale con la moglie Inge. Un innamoramento per lei - intenso ed esclusivo - che resterà inalterato sino alla morte dello scultore nel gennaio 1991.
Un rapporto ispirato e profondo da cui nasceranno i figli Giulia e Mileto, che egli raffigurerà spesso trionfanti nella serena bellezza dell'infanzia e nella felice speranza del domani, mentre "l'opera d'arte - come sosteneva - scaturisce unicamente e solo da un moto d'amore…".
Il sentimento dell'uomo, l'amore di un padre e la sua fiducia nell'avvenire dell'umanità… nonostante il dolore, la violenza e la pietà.




 © 2003 Giuseppe De Rosa All rights reserved

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