LA VECCHIAIA DI PICASSO
 
 
QUELL'ULTIMO PERIODO
 
Impressionante è la quantità di opere prodotte da Picasso negli ultimi anni, lavorando instancabilmente e con una concentrazione ininterrotta fino al giorno della sua morte.
Un dilemma insoluto per la storia dell'arte del '900 è che l'ultimo Picasso non appare una conseguenza logica dei periodi precedenti. Che cosa rappresentano quei quadri eseguiti 'fulmineamente', a volte in modo approssimativo e a grandezza naturale come se una smania irrefrenabile lo portasse a produrre, dipingendo senza sosta? E che dire dei disegni o delle moltissime acqueforti degli ultimi anni quasi esclusivamente di soggetto erotico e spesso con un esplicito compiacimento pornografico? Critici e storici dell'arte che da tempo erano convinti di avere esaurito la catalogazione delle opere, dei periodi e soprattutto dei capolavori dei primi anni, si ritrovarono - alla morte dell'artista - a valutare e catalogare una vera e propria ondata di dipinti che apparivano in continuazione, lasciandoli esterrefatti e imbarazzati dovendo riesaminare di nuovo 'il caso Picasso', argomento che ritenevano storicamente archiviato.
Ma il tardo Picasso non può essere ignorato, avendo avuto un'influenza enorme sui giovani artisti di tutto il mondo che si sono formati negli anni Settanta. La pennellata rapidissima dell'ultimo periodo è caratterizzata da immagini dense e libere nel colore; mentre nell'eros dei disegni e delle incisioni il vecchio genio non solo rimuove dai soggetti ogni pudore, inibizione o tabù sessuale, ma dimostra una fermezza di mano, una precisione minuta e impensabile per un uomo di 90 anni alle prese col bulino o il pennino a china, strumenti che non gli avrebbero consentito alcuna correzione in corso d'opera.
In questi momenti conclusivi della sua straordinaria carriera d'artista, Picasso rivisitava grandi pittori del passato, in primo luogo Rembrandt da lui ammirato intensamente e ritornava su certi temi già trattati come 'l'artista e la modella' o il repertorio degli amanti sempre più espliciti e sfacciati nella loro crudezza genitale.
L'ultimo Picasso occupa il decennio che va dal 1963 al 1973, ovvero dagli 82 ai 92 anni. Da molto tempo ormai la sua fama era diventata planetaria, essendo considerato il più ricco e famoso artista che fosse mai vissuto nel XX secolo. Lavorando sodo e sempre da solo aveva praticamente creato l'arte del Novecento: i periodi blu e rosa, la pittura cubista, l'inesauribile capacità di reinventarsi di continuo, classicista o surrealista, sino agli anni Sessanta, riservando ancora innumerevoli sorprese, non solo con i nuovi lavori, ma tirando fuori anche vecchie splendide opere che non aveva mai mostrato a nessuno. C'era di che essere esausti: critici, mercanti, storici dell'arte vacillavano all'idea di ricominciare a rivedere l'intera produzione; per gli artisti più giovani in vena d'imparare, l'Opera omnia picassiana diventava un labirinto inestricabile da cui uscivano sfiniti e demoralizzati.
Neppure per un momento egli pensò mai di abbandonare il suo prolifico lavoro d'artista più famoso e pagato al mondo. Tra marzo e ottobre del 1968 eseguì 347 acqueforti (Suite 347): ritratti e 'maternità' restano i soggetti prevalenti della raccolta. Ben 194 disegni furono realizzati tra dicembre 1969 e gennaio 1970 per tornare alle nuove incisioni della Suite 156.
Quando giunse il momento d'inventariare la sua inestimabile proprietà e scegliere ciò che doveva essere collocato al museo Picasso di Parigi e ciò che andava distribuito fra gli eredi, si scoprì che il numero delle opere conosciute e catalogate risultava assai inferiore alla gran mole di lavori che il vecchio Pablo aveva creato di continuo nell'ultimo periodo. Dipinti che spuntavano da ogni angolo della casa e fogli che uscivano da ogni cassetto.
Fu il suo ultimo autoritratto ad impegnarlo intensamente. Vi ritornava per aggiungervi rughe a pastello tra il malva e il rosso che rendevano il dipinto sempre più inquietante, facendolo somigliare alla testa di quella morte che lui credeva di potere esorcizzare in quel ritratto. Ma non vi riuscì. Non poté evitarla, la morte, quando lo raggiunse l'8 aprile 1973.




 

 © 2003 Giuseppe De Rosa All rights reserved

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