PIETRO ANNIGONI
I SENTIMENTI, I SOGNI E LA VANITA'

 

Pietro Annigoni nasce a Milano nel 1910, ma si trasferisce adolescente con la famiglia a Firenze dove resterà tutta la vita, attratto dalla ricchezza delle opere d'arte, dalla bellezza dell'ambiente e per questo orgoglioso di dirsi fiorentino persino nel suo inconfondibile accento. Nel capoluogo toscano frequenta l'Accademia di Belle Arti, facendosi notare sin dalla prima collettiva del 1930 e due anni dopo con una personale molto apprezzata dal pubblico e da alcuni critici che si accorgono ben presto delle sue eccezionali doti di disegnatore. Il giovane artista infatti si dimostrerà capace di eseguire bellissimi ritratti a matita, sanguigna e carboncino; volti di amici oppure di persone incontrate casualmente in strada, in osteria ma nella cui fisionomia saprà sempre cogliere e scoprire le più intime pieghe del sentimento. Dotato d'innata curiosità e profondo desiderio di conoscenza, Annigoni sarà sempre attratto dalle più diverse esperienze culturali, in particolare dai frequenti viaggi che farà all'estero dove avrà modo di confrontarsi con l'arte ed i costumi prima del nord Europa e poi del mondo intero. Di carattere anticonformista e libertario, mal sopportava negli anni '30 il contesto totalitario imposto dal fascismo dominante, dal quale verrà ignorato come artista di valore per i suoi atteggiamenti appartati e poco ossequiosi verso il regime. Un silenzio della critica ufficiale che lo accompagnerà ingiustamente anche negli anni del dopoguerra, troppo spesso giudicato con superficialità 'il pittore delle belle signore', ma in realtà profondo conoscitore delle tecniche più complesse e antiche della pittura nelle quali saprà cimentarsi ai più alti livelli: nelle tecniche miste, nelle inimitabili tempere grasse, nella vernice molle sino agli straordinari cicli di affreschi monumentali, dall'abbazia di Montecassino alla Basilica del Santo a Padova.
La notorietà come ritrattista esplode nel 1955, quando termina il grande ritratto della regina Elisabetta d'Inghilterra, che diventerà per molti anni l'immagine ufficiale della sovrana e contribuirà alla fama di Annigoni nei paesi anglosassoni e nel resto del mondo. Seguiranno i singoli ritratti dell'intera famiglia reale, di JFK e di Giovanni XIII solo per citare i più famosi. Durante gli anni '60 e '70 diventeranno predominanti nella sua produzione i paesaggi, le figure di vecchi e mendicanti, i soggetti sacri e religiosi.
Pietro Annigoni è sempre stato un uomo colto, amante delle 'belle lettere' e lui stesso sensibile scrittore di pagine in cui esprime la sua visione dell'Arte che non dovrebbe mai essere fine a stessa, né il mestiere dell'artista limitarsi ad un puro esercizio accademico. La pittura, a suo avviso, deve saper cogliere i valori fondamentali dell'esistenza umana e i sentimenti migliori dell'animo: la bontà, la generosità, la spiritualità. Deve saperli diffondere attraverso la comprensione immediata della dimensione creativa, avvalendosi di un realismo incisivo e della suggestione incantevole che solo la migliore arte figurativa riesce a comunicare con la partecipazione emotiva di ognuno. Sin dal lontano 1947, firmando il "manifesto dei pittori realisti", Annigoni aveva rifiutato ogni pittura che fosse svincolata dalla rappresentazione autentica della realtà, non accettando l'arte astratta o informale da lui giudicata inutile e ingannevole. Il Maestro è stato sempre convinto del rapporto indissolubile fra etica ed estetica, affermando testualmente che "l'Arte dovrebbe distribuire una qualche felicità agli uomini, dare un momento di profonda gioia, rivelando significati cui non si pensava o visioni che non si riusciva a vedere con lo sguardo di tutti i giorni…Anche il volto di un vecchio, di un povero mendicante può esprimere un sogno, un desiderio… ci sono anche dei volti molto sfuggenti, delle espressioni che possono ingannare, ma dietro le quali si cela solo la vanità…" (dall'intervista del 1985 a G. De Rosa).
Pur restando sinceramente laico, Pietro Annigoni ha sempre osservato il mondo attraverso la sua sensibilità 'spirituale', descrivendo - nell'espressione di un volto - talvolta i sogni ma non di rado anche le angosce e le solitudini che accompagnano la vita dell'uomo contemporaneo. Dai pastelli alle tempere, dalle morbide incisioni ai disegni preparatori per gli affreschi - avvalendosi delle tecniche più varie - l'artista fiorentino ha saputo realizzare sempre un'attenta introspezione psicologica dei sentimenti e degli stati d'animo più intimi e segreti. Per cogliervi le emozioni che appartengono agli individui, alle storie piccole e grandi d'ogni giorno…per raccontarci la sua magnifica esperienza creativa e l'inestimabile eredità che ha lasciato alla storia dell'Arte.
Dopo una prolungata malattia, Annigoni muore a Firenze sul finire d'ottobre del 1988.



 

 © 2003 Giuseppe De Rosa All rights reserved

Pagina principale L'artista del mese Notizie e curiosita' Vetrina d'Autore Consulenza on-line Archivio arretrati