FERNANDO BOTERO
 
 
L'OPULENZA DELL'IRONIA
 

Nella città colombiana di Medellin nasce Fernando Botero il 19 aprile 1932. Appena sedicenne espone per la prima volta nella sua città ed a venti si trasferisce nella capitale Bogotà dove conosce alcuni intellettuali dell'avanguardia artistica e letteraria. Poco dopo decide di recarsi in Europa: prima in Spagna - a Barcellona e Madrid - successivamente a Parigi dove trascorre gran parte del tempo nei musei ad ammirare i maestri antichi da cui trarrà lo spunto per dipingere spesso una moderna 'rivisitazione' dei loro capolavori. L'anno dopo raggiunge l'Italia e visita lungamente la Toscana, poi Venezia, Ravenna e tutte le città in cui il Rinascimento ha lasciato le sue testimonianze artistiche più importanti e significative.
Tornato in Colombia nel 1955 espone in diverse gallerie, mentre va configurandosi quel suo originalissimo stile caratterizzato dal dilatarsi irreale e smisurato delle forme umane che assumono una valenza solo apparentemente caricaturale. In realtà nell'abnorme opulenza dei soggetti l'artista vuole esprimere ironicamente alcune demenziali caratteristiche della società contemporanea, nonché la condanna contro ogni forma di egoismo e indifferenza diffuse agli angoli del mondo. Un mondo in sovrappeso e all'apparenza florido di cui Botero si fa distaccato interprete e testimone per cogliervi con sarcasmo le grottesche contraddizioni del nostro tempo.
Dopo le prime mostre di successo, allestite negli Stati Uniti, l'artista si trasferisce a New York e, nel 1973, a Parigi dove inizia a dedicarsi anche alla scultura nella quale traspone enfaticamente gli aspetti salienti della sua pittura monumentale. La dilatazione dei volumi e dei corpi si ripete amplificata nel bronzo delle sculture: nudi di donna maestosi che sembrano espandersi nello spazio come se fossero 'fuggiti' dalla dimensione angusta della tela per crescere a dismisura in modo sorprendente ed armonioso.
E' un'arte accattivante, ma di raffinata perizia tecnica e dal costante rigore compositivo. Una pittura godibilissima perché priva di astruserie concettuali che s'ispira tanto alla realtà odierna quanto ai capolavori del passato con la medesima, surreale ironia che ritroviamo in ogni quadro o scultura di Botero. Solo nel suo ciclo pittorico più recente - dedicato nel 2005 alle torture della prigione irachena di Abu Ghraib - si è fatta esplicita la condanna contro ogni sopruso e gratuita violenza, che vengono per la prima volta raffigurati con insolita e inquietante drammaticità.
Sul piano stilistico l'artista colombiano riesce a fondere mirabilmente la cultura europea con quella latino-americana attraverso la lezione dei grandi maestri spagnoli, italiani, francesi ed il gusto dell'iperbole così diffuso nella cultura sudamericana. Ne deriva una fantasia inesauribile che ci mostra uomini e donne dagli sguardi inespressivi, dove calma e quiete sembrano regnare incontrastati mentre si susseguono - fra i tanti soggetti dei suoi quadri - i ricordi familiari, le corride, le architetture di Medellin, preti con abiti colorati, coppie che danzano leggiadre o improponibili nudi femminili.
Osservando i suoi quadri ci rifiutiamo, però, di riconoscerci in quelle ridicole figure, negli smisurati personaggi dipinti con la tenue delicatezza dei colori e che ci fanno sorridere per la loro goffaggine. Eppure c'è qualcosa di noi nel candore di quei grassoni che sembrano immersi in una dimensione senza spazio, né tempo e nei quali - a ben guardare - riscopriamo talvolta lo stupore smarrito dell'infanzia e la speranza di una ritrovata serenità.
Negli angoli più belli delle grandi città si ammirano le monumentali sculture di Botero che continua a risiedere e lavorare tra Parigi, New York e Pietrasanta, in Toscana: per continuare a prendersi gioco, a sorridere lui delle nostre debolezze e di questo strano, buffo mondo in cui viviamo.




 © 2003 Giuseppe De Rosa All rights reserved

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