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D'origine
sarda, Aligi Sassu nasce a Milano nel 1912 e a nove anni
torna nell'isola con la famiglia per restarvi un breve periodo.
Tre anni di permanenza in Sardegna che influenzano la sua
precoce sensibilità artistica, sia per le suggestioni
ricevute osservando gli intensi colori del paesaggio mediterraneo,
sia dall'incontro frequente con i cavalli al pascolo che
diventeranno un soggetto ricorrente nella dimensione della
sua memoria creativa. Tornato a Milano nel 1924, l'anno
dopo è costretto per le difficoltà economiche
familiari a lasciare gli studi e trovare un lavoro prima
come apprendista in un'officina litografica e poi come aiutante
di un decoratore murale, sebbene riesca in seguito a concludere
gli studi frequentando le scuole serali. Appena quindicenne,
resta affascinato dalla trionfante pittura futurista
a cui s'ispirano i suoi primi disegni, mentre può
esporre due dipinti alla XVI Biennale di Venezia per intercessione
di Filippo Tommaso Marinetti. Persiste tuttavia in lui un
disagio economico ed esistenziale che lo porta ad una profonda
riflessione di carattere ideologico e lo allontana dall'esperienza
futurista, orientandolo verso una pittura 'classica' in
cui la figura umana è descritta nella sua essenza
primitivista ed arcaizzante affinché vi possa
metaforicamente rappresentare i temi della fatica, del duro
lavoro, della lotta quotidiana per la sopravvivenza. Ne
deriva un'interpretazione simbolista del segno grafico
e nell'uso del colore, adoperato integralmente, senza
sfumature, in cui prevale per scelta stilistica il
rosso più intenso che caratterizzerà -
pur nella diversità dei periodi - tutta la storia
creativa dell'artista. E' un 'realismo magico' finalizzato
a cogliere il senso della vita, il significato della condizione
umana, pervasa così spesso dalla violenza e dal dolore
come simboleggiato magistralmente nei dipinti della 'Crocifissione'.
Durante gli anni Trenta l'artista soggiorna a Parigi traendo
nuove suggestioni dalla grande pittura impressionista di
fine Ottocento che ne influenza fortemente i temi e le scelte
stilistiche. Nei suoi dipinti appaiono ora nuovi soggetti,
i colori si fanno più sfumati ed armoniosi, mentre
le tele si riempiono di caffè popolati da innumerevoli,
eleganti avventori oppure degli interni di un bordello,
una Maison Tellier dove donne deluse e disfatte
dalla solitudine aspettano i clienti con languida tristezza.
Rientrato in Italia, Sassu subisce nel frattempo l'onta
del carcere per il suo malcelato antifascismo, espresso
allusivamente in alcune opere d'opposizione al regime. Sono
gli anni in cui aderisce al gruppo di Corrente caratterizzato
dalla condivisione ideologica verso un'arte realista ma,
al tempo stesso, motivata dall'impegno sociale e politico.
Avviene poi l'incontro dell'artista con la pittura spagnola
dalla quale resta fortemente impressionato per la sfolgorante
luminosità dei colori, la varietà dei temi
ed il suggestivo impatto stilistico che ne hanno caratterizzato
il secolare svolgimento. Ne trae nuova ispirazione, per
cui le tecniche si diversificano e si fanno più numerose
- dalla scultura alla ceramica, dai murales al mosaico.
Per la prima volta fa uso degli acrilici i quali 'accendono'
ulteriormente le tonalità cromatiche dei suoi
quadri che si arricchiscono di soggetti nuovi, mentre di
altri - trattati in precedenza - esegue sorprendenti rivisitazioni.
Riprende nei disegni i miti dell'antichità e le leggende
medievali, propone incantevoli illustrazioni di tante pagine
letterarie, nei dipinti ci mostra spasmodiche corride
che si alternano a meravigliose, avvolgenti Battaglie
combattute su bellissimi e impossibili cavalli rossi
o verdi.
Quello con la Spagna resterà un legame duraturo ed
affettivamente intenso, soprattutto da quando vi comprerà
una casa e trascorrerà buona parte dell'anno nell'amata
isola di Majorca dove continuerà a lavorare incessantemente.
Un'attività creativa mai interrotta nel corso di
tutto il Novecento, che porterà Sassu ad esporre
in Italia e nel mondo dove si allestiranno innumerevoli
mostre, talvolta monumentali per la mole delle opere
presentate, l'ampiezza cronologica dei periodi e l'affluenza
del suo pubblico che sempre l'ha ammirato per la maestrìa
delle composizioni, l'impatto degli inimitabili colori,
la versatilità delle più diverse tecniche
adoperate.
Un'arte colta, ricca di citazioni classiche e reminiscenze
letterarie, ma sempre permeata dalla volontà di rappresentare
l'eterna vicenda della vita e dell'immaginazione, ora con
gli abiti dimessi della realtà più umile,
a volte con la trasfigurazione irreale dei miti e dei nostri
sogni migliori.
Il 17 luglio 2000, nel giorno del suo compleanno, Aligi
Sassu muore nell'isola di Majorca.
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