MARY CASSAT
 
 
UN’AMERICANA A PARIGI
 

Quinta figlia di un banchiere benestante Mary Cassat nasce non lontano da Filadelfia nel 1844. Appassionata di pittura sin dall'adolescenza, frequentò giovanissima l'Accademia di Belle Arti della Pensilvania col preciso intento di diventare un'artista di professione. Attratta dall'Europa e dalla sua cultura, appena ventiduenne si trasferì a Parigi per prendervi lezioni private di pittura e studiare i quadri dei grandi maestri. Spirito libero dalla spiccata personalità, dovette tuttavia superare i forti contrasti del padre, il quale giudicava scandaloso che la giovane figlia andasse a vivere all'estero come una 'bohemian'. Quattro anni dopo fu costretta dalla guerra franco-prussiana a rientrare negli Stati Uniti, dove non riuscirà mai a sentirsi a proprio agio, né ad imporsi artisticamente per i troppi pregiudizi maschilisti presenti nella società americana. Tornerà in Francia nel 1874 - all'età di trent'anni - e vi si stabilirà definitivamente in compagnia della sorella maggiore Lydia, detta Liddy, che diventerà la principale modella dei suoi dipinti nei quali viene rappresentato l'universo femminile attraverso la descrizione di suggestive immagini della vita quotidiana.
Erano gli anni in cui maturava la grande rivoluzione pittorica degli impressionisti e fu con alcuni di loro che Mary entrò in contatto, scoprendo la nuova esperienza di dipingere en plein air con una pennellata rapida, sgranata che esaltava il fascino della luce, l'emozione di un dettaglio o il trasalimento improvviso di un'impressione. Si legò in particolare – anche sentimentalmente - a Edgar Degas che influenzerà il suo lavoro per tutta la vita e con cui perfezionò la tecnica del pastello ottenendo risultati artistici eccezionali. Fu anche invitata ad esporre più volte al Salon parigino, 'tempio' ufficiale dell'arte francese di Stato che stava consacrando i maggiori pittori dell'epoca e segnando un capitolo fondamentale della storia artistica di tutti i tempi.
A differenza di molti impressionisti, suoi amici e colleghi, Mary Cassat non amava ritrarre il paesaggio, ma prediligeva le figure femminili inserite in ambienti domestici: interni borghesi in cui la donna diventa l'unica protagonista dell'esistenza quotidiana. Una figura femminile intenta a leggere o a ricamare, ma soprattutto una madre mentre si occupa del suo bambino con la dolcezza e la tenerezza che può intensamente trasparire solo dalla maternità. Almeno un terzo dei suoi quadri raffigura una donna accanto al figlio: un tema convenzionale che lei però seppe trattare con sorprendente spontaneità e naturalezza, cogliendo le suggestioni più intime o sfumate di un rapporto eterno e universale. Eppure l'artista americana non provò mai direttamente l'emozione del sentimento materno. Non sposata e senza figli seguì caparbiamente la sua passione per l'arte senza incertezze, né compromessi verso i pregiudizi del suo tempo. Una donna dell'Ottocento che non volle mai piegarsi ai modelli sociali della sua epoca, in cui un padre o un marito pretendeva di assumere il ruolo di eterno tutore nei riguardi di qualunque donna, figlia o moglie che fosse.
Una serie di avvenimenti spiacevoli l'allontanano per qualche tempo dalla pittura. Fra tutti il più doloroso fu la morte della sorella Liddy, scomparsa a 45 anni per una malattia ai reni; successivamente muore il fratello che, grazie alle sollecitazioni di Mary, era diventato il primo grande collezionista americano dell'arte europea di fine Ottocento. Stilisticamente il suo modo di dipingere si evolve negli anni e si stacca progressivamente dagli impressionisti con i quali espose un'ultima volta assieme nel 1886. I suoi quadri si fanno più lineari e diretti nella composizione del disegno, riducendo anche il numero dei colori non più numerosi e così brillanti come prima. Mary Cassat seppe dimostrare sempre una versatilità tecnica non comune e negli anni Novanta elaborò alcune stampe litografiche ispirate all'arte giapponese. A partire dal nuovo secolo la sua fama aveva ormai attraversato l'oceano diffondendosi nella sua patria americana che l'aveva snobbata perché artista-donna.
Dal 1915 il diabete di cui soffriva le provocò la quasi totale cecità, impedendole di dipingere negli ultimi undici anni della vita. Tuttavia Mary Cassat aveva ormai raggiunto gli scopi che si era prefissata sin dall'adolescenza: diventare una grande pittrice, realizzare un modo nuovo di essere donna infrangendo gli stereotipi ottocenteschi, rinnovare profondamente l'arte americana.
Come donna e come artista poteva quindi dirsi soddisfatta quando morì, il 14 giugno 1926.





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