FRANCESCO MESSINA
 
 
LA FORMA E L’ARMONIA
 
Siciliano della provincia di Catania, Francesco Messina era nato nel dicembre del 1900 in una famiglia poverissima che emigrò a Genova alla ricerca di miglior fortuna. Nel capoluogo ligure riesce a studiare con regolarità presso l’Accademia delle Belle Arti e a frequentare gli ambienti intellettuali della città, allora animati dalla personalità d’eccezione di Eugenio Montale. Dal 1932 l’artista visse a Milano insegnando scultura, dal ’34 al ’71, all’Accademia di Brera di cui fu anche per molti anni prestigioso Direttore. Un legame affettivo e di lavoro quello con Milano che durerà per tutto l’arco della sua lunga vita, interrompendosi solo con la morte avvenuta il 13 settembre 1995.
Fra i massimi scultori del ‘900, Francesco Messina resta uno degli artisti italiani più conosciuti ed apprezzati al mondo, soprattutto per la sua capacità di realizzare opere - dalle più piccole alle più grandi – con l’istinto e la straordinaria naturalezza di chi sa plasmare la forma a suo piacimento. Ed è proprio quest’incredibile naturalezza dei suoi lavori che permane nei settant’anni ininterrotti di attività artistica: un’apparente semplicità che ha saputo imprimere al bronzo delle sue fusioni, rivelando il fascino e l’antica magia della creazione figurativa. Sia quando – in un gesto di danza o nell’imbizzarrirsi di un cavallo - inventa la tensione dinamica del movimento; oppure nella fissità immobile di una figura, nel volto di un soggetto di cui coglie tuttavia la modulazione sentimentale del suo ‘mondo interiore’.
Sin dagli anni ‘20 Messina avrebbe sempre rivelato un talento ineguagliabile nel modellare la figura umana attraverso la purezza stilistica della sua ispirazione. Una purezza stilistica che scaturiva anche delle sue origini meridionali, da quella tradizione mediterranea in cui si ritrovano, con perfetta armonia, la grazia dell’arte greca e l’essenzialità della ritrattistica romana.
Conosciuto ed ammirato negli anni ’50 e ’60 per i suoi gruppi monumentali, fra cui quelli a Pio XI nel Duomo di Milano e Pio XII nella Basilica di San Pietro, diventano celebri anche i suoi ritratti in bronzo agli amici Salvatore Quasimodo, Lucio Fontana, Indro Montanelli, Carla Fracci e, soprattutto, il monumentale ‘Cavallo morente’ eseguito per il Palazzo della Rai a Roma.
Presente con le sue opere nei più importanti musei del mondo, dalla metà degli anni Sessanta l’artista resta affascinato dalle figure femminili e dalle ballerine impegnate nei diversi momenti della danza. Sono le giovani donne, le danzatrici classiche in particolare, a rappresentare per lui la sintesi esteriore della bellezza che si esprime nella simmetria del movimento o nella suggestiva vibrazione di un corpo nello spazio. Persino nel gesto statico di una ballerina che riposa lo scultore scopre la leggiadra eleganza della forma e dell’armonia, che riesce a trasfigurare artisticamente attraverso la dolcezza delle linee, dei volti e la fisicità eterea dei corpi che vanno a sublimarsi idealmente nell’immagine di una dimensione ‘senza tempo’.
Come tutti i grandi scultori Francesco Messina amava cimentarsi - seppur raramente - col disegno, riproponendo sulla carta di un pastello o nella stampa di una lastra litografica i temi figurativi a lui più cari: una ballerina a riposo, le morbide linee di un corpo femminile, la plastica torsione di un cavallo imbizzarrito. Spesso i suoi disegni sembrano riecheggiare gli splendidi pastelli di Degas nei quali una prova di danza, un gesto distratto, l’innocente nudità di una donna vengono rappresentati con intensa partecipazione… con l’impressione sentimentale dell’artista che sa emozionarsi e commuoversi per ogni istante – anche il più banale - della sua e della nostra esistenza.
Anche il gesto più comune diventa importante, un ‘momento qualsiasi’ è degno di essere ritratto perché appartiene al dono irripetibile della nostra vita quotidiana.

 
 

 © 2003 Giuseppe De Rosa All rights reserved

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