JOAN MIRO'
 
 
Un cuore fra le stelle

Catalano di Barcellona, dov'era nato nel 1893, Joan Mirò appare a molti un pittore misterioso e lo si associa spesso all'immagine di un artista ingenuo, dai segni infantili e giocosi, quasi che un bambino avesse realizzato quei suoi dipinti così unici e singolari. Riconducibile per certi versi alla dimensione del Surrealismo novecentesco egli rappresenta tuttavia, per la storia dell'arte moderna, un caso irripetibile, non classificabile in un preciso movimento pittorico, avendo creato un suo personalissimo linguaggio nel rappresentare le pieghe più nascoste dell'inconscio e dei sogni di ciascuno di noi: linee multicolori, code d'aquilone, stelle filanti si susseguono in un universo immaginifico che ci affascina e stupisce quando guardiamo i suoi quadri.
Quadri che non mostrano la realtà…non ci fanno 'vedere' esplicitamente i contorni del mondo, ma ne sanno comunicare la percezione, le suggestioni del mare, del cielo, della luna o dell'infinito che si mostrano evocati attraverso l'armoniosa intensità dei colori. Profondissimi blu, contrasti di rossi e di neri, di verdi e di gialli si susseguono in schemi che sembrano insensati, come frammenti di un'arte all'apparenza incomprensibile e priva di significati, ma in realtà sempre rigorosa nei suoi equilibri cromatici, negli accostamenti concettuali che si celano dietro quella finta semplicità dei segni.
E' l'incontro di fantasia e ragione in cui si manifesta la personalità rivoluzionaria di Mirò attraverso un processo creativo che ha saputo affrancarsi precocemente dalla tradizionale figurazione ottocentesca. Si dissolve lo spazio tridimensionale o naturalistico, sostituito da un groviglio di figure e di segni prevalenti che accompagneranno la lunghissima stagione artistica del pittore catalano, conclusasi solo alla sua morte nel giorno di Natale del 1983.
Potrà sembrare strano, ma non mancano nelle sue astrazioni della realtà allusioni di carattere sessuale, una sensualità simbolica rappresentata come archetipo del mondo e con la quale tutti noi facciamo i conti, per dirla con Freud, sin dai primi anni della nostra vita. Nell'interpretazione particolarissima che Mirò dà del surrealismo affiorano certamente suggestioni freudiane in quel suo risalire alla dimensione dell'infanzia come prologo fondamentale e determinante per la nostra vita di adulti. Lirica ed inesauribile come quella di un bambino è sempre stata la fantasia dell'artista che ci accosta, coi suoi quadri, alla realtà del vivere quotidiano, recuperando in modo straordinario quel candore perduto dell'esistenza e della storia universale cui tutti aspiriamo segretamente nelle pieghe del nostro inconscio…nella ricerca delle nostre perdute speranze. Davanti ad un quadro di Mirò si resta senza parole perché nessuno potrà mai raccontarlo con precisione, farsi interprete dei suoi significati nel tentativo di spiegarli e razionalizzare ogni dettaglio. Ciascun quadro sembra avvolto in un mistero; ma è un mistero che si lascia superare e ci fa cogliere - d'istinto - i segni del cuore, quelle profonde, primordiali emozioni che sanno ricomporre la nostalgia dei sogni perduti e ritrovare il senso di stelle lontane, sospese nel silenzio di un irraggiungibile cielo. Tutti i pittori sanno quanto sia difficile realizzare un dipinto con colori piatti, privi di modulazioni chiaroscurali o senza una singola tonalità dominante che ne unifichi la superficie: Mirò è uno dei pochi artisti europei che vi siano riusciti mirabilmente. Un suo quadro, eseguito anche a distanza di molti anni, è un intreccio di linee, di forme, strane figure sempre in bilico tra figurazione e astrazione. Ma l'astrattismo di Mirò è sempre rimasto legato ad un preciso intento narrativo, volendoci egli raccontare le belle favole dimenticate, sopite nei nostri pensieri di adulti delusi. Come quando, ad un bambino che piange, narriamo un racconto di fate, una storia appena inventata per consolarlo di un'improvvisa paura, di un dolore crudele… facendogli ritrovare il sorriso perduto, riportando - com'è giusto - il suo cuore fra le stelle

 
 
 
 

 © 2003 Giuseppe De Rosa All rights reserved